22 ottobre 2020

Vittorio Veneto

Arrestato l’ex deputato Franco Rocchetta

Il fondatore della Liga Veneta e il due volte deputato della Lega Nord tra i “terroristi” indicati dalla Procura di Brescia

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

COLLE UMBERTO - A Liga Còndita. Dalla fondazione della Liga Veneta e poi dalla creazione della Lega Nord (a cui 15 anni fa, con l’ex moglie Marilena Marin, aveva dato il suo fondamentale contributo), Franco Rocchetta (in foto) (residente a Colle Umberto) ha avuto un chiodo fisso: il federalismo, anzi: l’indipendenza del Veneto. Da quando, giovanissimo, aveva iniziato a percorrere l’Europa per conoscere le istituzioni dei diversi paesi, Rocchetta ha inseguito (pure a piedi) un sogno: separare la (sua) regione dal resto della penisola e (ri)darle una denominazione che ricordasse la Serenissima Repubblica, il doge e compagnia bella.

 

Nemico giurato di Rocchetta, oltre che lo Stato italiano (di cui peraltro è stato due volte parlamentare e sottosegretario nel Ministero agli Affari esteri di uno dei governi Berlusconi), è da considerarsi soprattutto Napoleone. Sì: pare storia vecchia (o “vecia”, direbbe Rocchetta), ma per questo ex parlamentare fissatissimo con l’indipendenza del territorio che scodinzola sotto la coda del leone di San Marco, è proprio da Napoleone, dal suo trattato di Campoformido, dalla sua cessione della Repubblica Veneta all’Austria che la fine ha avuto inizio. Il Veneto – per Rocchetta – nel “vendemmiaio” del 1797 aveva perso la sua gloriosa indipendenza e, da allora, tutto era stato decadimento, tradimento, e via dicendo. Fin da studente, il piccolo Franco aveva quindi deciso che doveva fare qualcosa: per esempio tirare indietro l’orologio degli eventi. Cancellare Napoleone e tutto ciò che gli Statisti avevano deciso sul crinale del Congresso di Vienna e ripristinare quella che, secondo i suoi innumerevoli studi, saggi, prolusioni nelle università di mezzo mondo, doveva essere stata la “repubblica ideale”, la Repubblica Veneta.

 

Prime mosse. Qualcuno si sarebbe fermato al sogno. Franco Rocchetta passa all’azione. Nel ’68 e dintorni, nelle manifestazioni di piazza, lui non issa la bandiera con la falce e martello: tira fuori dall’armadio il vessillo di San Marco. Negli anni ’70 fonda la Liga Veneta (definita dal giornalista Giorgio Lago “la madre di tutte le leghe”), di cui Rocchetta nel corso degli anni sarà Addetto Generale di Segreteria, Segretario Nazionale e Presidente Nazionale. Sarà un crescendo di consensi (pure accademici e mediatici): Rocchetta parla della “lingua veneta” all’università di Padova, tiene delle megarubriche fisse sul Gazzettino dedicate al “Veneto Stato”, siede al “Senado Veneto”, ossia al consiglio regionale della Regione. E non si ferma.

 

Dalla Liga alla Lega Nord. Attenzione: nel 1989 contribuisce a fondare la Lega Nord a Bergamo: sua moglie Marilena Marin ne diventa presidente nazionale e Umberto Bossi (sì, proprio quel Bossi) ne diviene segretario. Nel 1990 è riconfermato consigliere a palazzo Ferrofini: come dire che Rocchetta crede al Veneto e i Veneti (parecchi) credono in lui.

 

La marcia (elettorale) su Roma. Dopo aver cercato di stemperare i segnali di guerra nei Balcani (nel 1991, Rocchetta va a Belgrado a esporre delle lenzuola che portano scritto in albanese, croato, turco, veneto, ungherese, macedone, serbo e sloveno un appello al dialogo), nel 1992 Rocchetta è eletto contemporaneamente al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati. Sceglie quest’ultima sia in quell’occasione che due anni dopo, nel 1994, quando dopo essere diventato amico e alleato di Berlusconi, si ricandida alle politiche risultando il candidato più votato dai veneti (prende il doppio di preferenze rispetto a De Michelis e a Bernini).

 

Il divorzio (?) da Bossi (e dalla moglie). A Roma, Franco Rocchetta comincia a sbaruffare con Bossi e a storcere il naso sulla politica leghista, eppure (misteri di stato) è nominato sottosegretario agli Affari Esteri con delega alla Cooperazione ed alla Cultura nel governo Bossi-Berlusconi. Alla fine degli anni Novanta, Rocchetta è impegnato all’est (soprattutto in Kosovo) in quelle che definisce “missioni di pace”, ma è anche impegnato in un oneroso divorzio dalla moglie Marilena Marin (il divorzio/secessione tra i due finisce sui giornali locali insieme al “rustico” dal valore milionario, situato a Colle Umberto, per il quale sia lui che l’ex consorte si battono in tribunale).

 

Ultimo atto. Dopo il 2000 di Franco Rocchetta si sente parlare poco. La Lega Nord, in compenso, fa il botto e poi si sgonfia, perde consensi, rischia di estinguersi (un po’ come forse Roccehtta aveva profetizzato a Bossi). Il “serenissimo” Franco però non si dà per vinto: studia, legge, scrive, processa Napoleone, tiene a Sprixian / Spresiano un corso in otto lezioni di storia, economia e civiltà veneta e sei mesi fa pubblica in “plebiscito2013.ue” la Storia della Repubblica Veneta del XXI secolo. Sarà proprio da quel portale che Rocchetta, con altri organizzatori, idea il discusso Referendum sull’indipendenza del Veneto.

 

L’arresto. Ieri per Franco Rocchetta è arrivato lo stop. All’ex parlamentare leghista/lighista è stato contestato il reato di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico e la fabbricazione e detenzione di armi da guerra.

 


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