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29 maggio 2022

Esteri

"Aperto negoziato, ma a Putin per ora non basta"

Il presidente non ha intenzione di muovere guerra a Kiev, ma allo stesso tempo non sa bene quale debba essere il punto di caduta di questa crisi

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MONDO - "Non credo che a Vladimir Putin possa bastare" quello che Stati Uniti e Nato hanno offerto nelle risposte scritte alle richieste di garanzie russe consegnate due giorni fa a Mosca, ma comunque "è un bene che si sia aperto il negoziato, perché quello è la via d'uscita per tutti". E' quanto sostiene in un'intervista all'Adnkronos l'ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, già vice segretario generale della Nato e ora presidente della Nato defense college foundation, convinto che Putin non abbia intenzione di muovere guerra all'Ucraina, ma che allo stesso tempo non sappia bene quale debba essere il punto di caduta di questa crisi. "Le posizioni di Mosca, Washington e Bruxelles sono rimaste dov'erano - osserva Minuto Rizzo - C'è un piccolo vantaggio della Russia, perché ha obbligato Stati Uniti e Nato a rispondere, quindi c'è un elemento di soddisfazione formale".

 

Detto questo, "nella prima lettera non si poteva fare altro che ribadire le proprie posizioni di partenza, americani e Nato dicono, 'parliamoci, vediamoci, ma comunque non possiamo assicurare che l'Ucraina non potrà mai entrare nell'Alleanza'", spiega l'ambasciatore. Che tra l'altro sottolinea come al momento sia un tema di là da venire, dal momento che "non c'è alcuna richiesta formale di adesione e, ove e quando vi fosse, avrebbe bisogno del consenso di tutti e 30 gli Stati membri". L'ex numero due dell'Alleanza tra l'altro ritiene che Putin "non attuerà la minaccia di fare guerra all'Ucraina: quello che lui vuole è tenere molto alta la tensione per capitalizzare il più possibile, anche se credo che non sappia neanche lui quale sia il prezzo più alto che vuole incassare".

 

"Una nuova architettura di sicurezza in Europa? E' da dieci anni che se ne parla - ricorda Minuto Rizzo - Un'Ucraina che sia neutrale come la Finlandia o nessun dispiegamento di armi ai confini russi?". Secondo l'ambasciatore, per capire la crisi attuale non si può non tenere conto dell'"ossessione nazionale russa, che è quella della sindrome dell'accerchiamento e che non ha necessariamente a che fare con la Nato", e con l'ossessione di Putin sul crollo dell'Urss, che ha definito in più occasioni "una tragedia". Il presidente russo "accusa l'Occidente di essersi spinto troppo in là, che nessuno lo ascolta, che la Russia non viene presa in considerazione e allora ha deciso di alzare l'asticella", dice Minuto Rizzo. Che poi osserva come "l'atteggiamento aggressivo di Mosca nei confronti di Kiev, questo atteggiamento da bullo stia finendo per alimentare i sentimenti russi della popolazione, con un'inevitabile affermazione identitaria".

 

L'ambasciatore, infine, sottolinea come anche "la presidenza Biden non abbia ben chiaro cosa vuole fare, in generale, e in particolare con la Russia, con cui si alternano messaggi fermi a qualche gaffe, anche se questa potrebbe essere un bene, perché alzare troppo la voce non credo sia positivo". "Io non penso che Biden voglio una vera crisi con la Russia", chiosa Minuto Rizzo che, parlando dell'atteggiamento dell'Europa, ricorda come "dal punto di vista militare noi conti niente, ma, se ci fosse un'escalation della crisi, potrà far valere l'arma delle sanzioni, su cui tutti e 27 potrebbero alla fine ricompattarsi, facendo venire meno le inevitabili divisioni".

 



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