13 aprile 2021

Castelfranco

Annata d'oro per i frantoi Tapa Olearia di Cavaso del Tomba e Vittorio Veneto

Spremuti oltre 9.300 quintali di olive e si pensa già a una "Strada dell'Olio" che vada da Bassano del Grappa a Vittorio Veneto

| Maria Elena Tonin |

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Spremuti oltre 9.300 quintali di olive

CAVASO DEL TOMBA - Un'annata strepitosa: già lo si sapeva, ma a frantoi chiusi, si possono tirare le somme. I frantoi che quest'anno hanno lavorato anche 22 ore al giorno a ciclo continuo, sono quelli di Tapa Olearia di Cavaso del Tomba e Vittorio Veneto, che servono un bacino di oltre 550 soci, localizzati in un territorio compreso tra Pove del Grappa ed Aviano (Pn). Se l'annata 2018, con 8300 quintali di olive lavorate, era stata considerata eccezionale, quest'anno i quintali sono stati oltre 9300.

 

Forte di un'alta qualità "perchè è un olio prodotto per casa" il prodotto nella pedemontana è un olio pregiato, che si vende ad almeno 15 euro al litro, se venduto in tanica, mentre per bottiglia va aggiunto almeno un euro e venti centesimi. "Lo scorso anno avremo anche potuto tener chiusi i frantoi" racconta il presidente Lino Talamini "abbiamo aperto per dare un sostegno ai nostri soci: lavoravamo 30 quintali al giorno a fronte dei 160 q.li di quest'anno ed è un olio eccellente, con ottime rese, soprattutto a fine stagione."

Nulla da invidiare, insomma all'olio di altre zone d'Italia e un prodotto Dop, grazie a Tapa Olearia che controlla ogni ingranaggio della filiera. Un olio molto fruttato, ma con una nota di amaro/piccante caratteristico dell'olio del sud Italia, ma un olio più leggero, con un'acidità bassissima e soprattutto molto ricco di polifenoli ce combattono i radicali liberi. L'olivicoltura nella pedemontana del Grappa nulla invidia per sviluppo al più famoso prosecco ed ha dalla sua il riscatto di un'agricoltura a conduzione famigliare, che ha contribuito a salvaguardare l'ambiente, recuperando i terreni impervi o collinari, spesso lasciati al bosco.

 

Un lavoro di 25 anni, realizzato grazie alla Cooperativa sociale A.T.O. che proprio lo scorso anno è cessata, in cui sono stati recuperati anche gli olivi storici, studiati con l'Università di Padova. "Ci definivano l'olivicoltura eroica, per le condizioni in cui abbiamo lavorato" ricorda Talamini "e abbiamo con orgoglio dato il nome alle specie autoctone: Tonda di Villa, Belvedere, Padanina e Segalina." Con Tapa Olearia gli olivicoltori sono più strutturati, appoggiati dai comuni che, partendo da Asolo stanno diventando "Città dell'Olio". L'ultimo in ordine di tempo, è stato proprio Cavaso del Tomba che ospita la sede. "Con Cavaso, stiamo progettando una "Strada dell'Olio" che vada da Bassano del Grappa a Vittorio Veneto" anticipa Talamini.

 


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Maria Elena Tonin

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