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18 gennaio 2022

Valdobbiadene Pieve di Soligo

"Amava il lavoro, amava la vita": lo straziante addio al giovane papà Michael

Stroncato dalla leucemia a soli 29 anni, aveva una figlia di 4

| Silvia Ceschin |

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| Silvia Ceschin |

VALDOBBIADENE - Tantissime le persone ieri, dentro e fuori la parrocchiale di San Pietro di Barbozza, per l’ultimo saluto a Michael Vidori, il giovane papà stroncato dalla leucemia. L’intera comunità di Valdobbiadene si è raccolta al dolore della famiglia di Michael, la piccola figlioletta di quattro anni, la compagna Mary, la mamma Elena, il papà Valter e i fratelli Simone e Rossana e ha ricordato il papà 29enne, guerriero e grande lavoratore, attraverso le commoventi parole di un amico e collega.

 

“Parlare di te e delle tue qualità è troppo facile, ne avevi tante. – ha esordito - Voi tutti lo conoscevate. Per usare una sua espressione “non perdiamo tempo su cose ovvie, raccontiamo invece ciò che non sappiamo cercando la soluzione e raggiungiamo lo scopo. Chi ci ha fatto conoscere è stato il lavoro, il nostro lavoro. Ci ha concesso di percorre un pezzo di strada insieme , purtroppo troppo breve. Michael affrontava il lavoro, semplice o complesso non gli interessava, sempre con l’entusiasmo dei suoi anni.

 

Ma con la consapevolezza di un uomo maturo considerava tutte le variabili, non lasciava niente al caso. State sicuri che le idee e le proposte che potevano migliorare il progetto venivano da lui. Amava il lavoro, amava la vita. Questo gli ha concesso di affrontare la brutta malattia con la tenacia di un guerriero senza far pesare mai nulla a nessuno, senza mai perdere la dignità, si è caricato di questo peso ed è andato avanti. Io non so e non sono in grado di capire il sacrificio che lui ha fatto, ma vi assicuro che lui voleva uscirne, voleva andare oltre.

 

Qualche mese fa, aveva perso la vista a un occhio a causa delle pesanti cure. Sapete quale è stato il suo commento? “Se questo è il prezzo che devo pagare per continuare, non importa, io sono pronto, ma lasciatemi fare e andare avanti. Aveva tanti progetti e alcuni sono ancora in corso. Nonostante la malattia, li ha sempre seguiti.

 

Non basterebbe un libro per descrivere il suo essere apparentemente semplice ma in realtà complesso. Io voglio pensarti ancora sulla tua perforatrice mentre estrai il terreno. E come sottofondo so che vorresti il rumore della sonda che gratta. E mi il silenzio. Ciao amico”. La sua famiglia era la vita, il suo lavoro era la sua missione.

 

Lo ha ricordato don Romeo Penon, parroco di San Pietro, accompagnato nella celebrazione da don Remo Zambon di Bigolino, don Francesco Santino di Valdobbiadene, don Fabrizio Tessaro della diocesi di Belluno, amico della famiglia Vidori. “Mentre gli siamo vicini per l’ultima volta in questa chiesa, – ha raccontato nell’omelia - molte cose ritornano alla memoria. In particolare il suo essere un giovane uomo che ha saputo testimoniare la sua fortezza d’animo.

 

Era un giovane sereno e con una grande carica di vita, capace di relazioni vere, vissute in famiglia e negli ambenti pubblici. La vostra presenza numerosa oggi, è testimonianza di tutto ciò. Sempre sorridente, sempre con il saluto pronto. Per lui le persone venivano prima di ogni altra cosa. Poi, il suo impegno nel lavoro. Era una passione. Ci metteva impegno, intelligenza, competenza e cuore. Nel suo lavoro era un artista. Ricordiamo come una delle testimonianze nella nostra comunità, la realizzazione della strada di Sant’Andrea”.

 

Silvia Ceschin

 


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Silvia Ceschin

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