29 novembre 2020

Castelfranco

All'Art Voice Academy un corso per capire come nasce una canzone

All'inaugurazione dell'anno accademico, il maestro Basso dialoga con gli ospiti Falagiani e Labozzetta riguardo la figura dell'autore e compositore.

| Leonardo Sernagiotto |

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All'Art Voice Academy un corso per capire come nasce una canzone

CASTELFRANCO - Come nasce una canzone? Chissà quante volte, ascoltando un brano, soprattutto se di successo, ci siamo chiesti da dove sia stata tratta l’ispirazione per comporla. Ora, presso l’Art Voice Academy di Castelfranco, diretta dal maestro Diego Basso, nasce un corso apposito volto ad affrontare il percorso di una canzone, dalla sua nascita al suo sviluppo in un progetto discografico. E lo farà con un ospite d’eccezione, Marco Falagiani, autore di numerosissimi brani, alcuni dei quali vincitori del Festival di Sanremo, collaborando con autori quali Mia Martini, Laura Pausini, Jennifer Lopez, etc. Ieri, presso il teatro dell’Art Voice Academy, c’è stata l’inaugurazione del nuovo anno accademico, dove, a fianco di Diego Basso e Marco Falagiani, ha preso la parola anche Umberto Labozzetta, promoter discografico e docente all'Università Cattolica di Milano, da oltre trent’anni anni nel mondo della radio.

Dalle testimonianze dei due ospiti è emerso come il percorso di una canzone sia la fusione di almeno tre fattori principali: intuizione, studio e tecnica, fortuna. «La scintilla per la nascita di un brano scatta spesso quando si sta facendo tutt’altro. All’idea deve poi seguire una tecnica: ci sono delle regole generali che vanno rispettate» ha spiegato Falagiani, che ha poi sottolineato l’importanza di lavorare in piccoli team da due-tre persone: «Bisogna sforzarsi di trasformare la soggettività in oggettività. Ciascun autore deve farsi questa domanda: “Se questa canzone non l’avessi scritta io, come la valuterei?”».

Foto sopra: Marco Falagiani

Labozzetta ha invece puntato sul fatto che spesso bravura e tecnica personali non bastano per arrivare al successo: «Le nuove tecnologie hanno aumentato a dismisura il pubblico a cui rivolgersi, creando una miriade di canali molto settoriali (ci sono emittenti dedicate solo al funky, alla musica italiana, etc.). Di contro si fa più fatica a trovare interlocutori per chi si affaccia a questo mondo. I social sono diventati perciò uno strumento imprescindibile per l’autopromozione. Ai giovani dico solo che ci vuole costanza: se proprio i social e i talent danno la percezione di successi immediati, è importantissima la gavetta e non farsi abbattere dalle sconfitte».

Foto sopra:  Umberto Labozzetta

 



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