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04 ottobre 2022

Lavoro

ALLARME IMPRESE

i dati di recenti studi fanno emergere una situazione preoccupante

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

aziende in crisi

LAVORO - Basta leggere alcuni articoli pubblicati domenica 5 e lunedì 6 dicembre su “il sole 24ore”, “Italia Oggi” e “affari e finanza” per far scattare un allarme sul sistema imprese del nostro paese. Procediamo con ordine.

Domenica 5 dicembre su “il sole 24ore” in un articolo di G. Pogliotti vengono riportati dati del centro studi di Confindustria e viene sottolineato come l’aumento del costo delle materie prime e l’aumento dei contagi per effetto della quarta ondata covid, malgrado la prosecuzione della dinamica espansiva, fanno rimanere le incertezze già rilevate nelle precedenti indagini congiunturali poiché occorre fare i conti con la scarsità di manodopera, l'insufficienza di materiali, l'aumento dei costi di esportazione e l'allungamento dei tempi di consegna, tutti fattori di ostacolo alla produzione. Lunedì 6 dicembre su “Italia Oggi” in un articolo di T. Cerne vengono riportati i dati del centro ricerche I-AER, specializzato nello studio delle PMI italiane, dal quale emerge che l'orizzonte della ripresa, in Italia, si sposta al 2024 con Piccole e Medie Imprese in un vicolo cieco. Nel solo mese di novembre, ha detto Fabio Papa direttore centro ricerche di I-AER, il campione di oltre 500 PMI italiane che monitoriamo ha registrato un calo della redditività di oltre il 12% rispetto allo stesso periodo del 2020. E questo, a causa del forte incremento del prezzo delle materie prime che ha colpito soprattutto le imprese produttive e commerciali. Ma anche dell'impennata dei prezzi dell'energia, elemento-chiave per l'economia italiana che dispone della seconda base manifatturiera a livello europeo, dopo la Germania.

Sempre lunedì 6 dicembre su Affari e Finanza, viene riportato uno scenario Milano Euler Hermes (gruppo Allianz) nel quale si teme per il 2022 una vigorosa ripresa anche in Italia dei default dopo il calo dovuto agli aiuti di Stato. Dopo due anni di calo, i default aziendali rischiano di far registrare una vera e propria impennata a livello globale. L' anno prossimo i sostegni da parte dei governi verranno meno ed è proprio questo il fattore che potrebbe innescare un rimbalzo del 15%. Secondo gli esperti della società specializzata nell'assicurazione del credito, attualmente in Italia ci sono ben 12.000 imprese a rischio fallimento.

Ancora lunedì 6 dicembre, in un articolo di A. Longo, su Italia Oggi7 sul tema crisi di impresa, viene riportata l'analisi dello Studio Temporary Manager dal quale emerge che il 36% delle imprese italiane, con fatturato che varia dai 5 ai 50 milioni di euro, presenta un rating con profilo di rischio elevato. Ma la situazione rischia di peggiorare. Il dato, infatti, si mantiene in linea con quello registrato nell' anno precedente, ma va confermato alla fine dell'efficacia delle misure emergenziali adottate dal governo, ossia il definitivo sblocco dei licenziamenti e la conclusione delle moratorie garantite dallo stato.

Come si può intuire da questi dati la situazione non è per nulla così rosea come si potrebbe pensare sentendo i politici, e non solo, nei talk show televisivi. Sembra, sentendoli parlare, che il PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), di cui avevo parlato in questo mio articolo, sia, per il nostro paese, la panacea di tutti i mali. Ma il sistema produttivo è molto complesso e la cultura imprenditoriale è ancora a livelli piuttosto bassi soprattutto nelle micro e piccole imprese. Basta pensare alla bassa percezione del rischio presente nelle PMI in Italia. Da un recentissimo studio di Crif-Iia-Nomisma emerge che più di 1,5 milioni di PMI, circa il 38% non è assicurato. Questo fa emergere la scarsa cultura del guardare avanti perché, come sappiamo, il rischio è l'effetto dell'incertezza su un risultato atteso. Un effetto è una deviazione dall'atteso (scostamento positivo o negativo). Un rischio è circa ciò che potrebbe accadere e ciò che sarebbe l'effetto probabile di quell’evento e considera quanto esso è probabile (ossia la probabilità che accada quell’evento). In sintesi, senza l’atteso (la previsione) non possiamo valutare il rischio. Questo spiega anche perché, ancora oggi, molte micro, piccole e medie imprese non fanno budget economici e finanziari. Per farli bisogna guardare avanti e fare delle previsioni coerenti e realizzabili. Speriamo che, anche per effetto della nuova procedura di composizione negoziata della crisi e con la spinta di consulenti e associazioni si acceleri questo processo di crescita della cultura imprenditoriale.

di Claudio Bottos (Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 

 

 

 


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Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale

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