Al via la stagione del Radicchio Rosso IGP

La varietà tardiva trevigiana è la più antica tra quelle oggi coltivate nell'area

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Giampiero Rorato | commenti |

TREVISO - La cicoria, come erba selvatica, è diffusa in tutta Europa e non solo, ma è nel Veneto che ha conosciuto la sua esaltazione, tanto da aver assunto nell’ultimo secolo uno straordinario pregio gastronomico e un notevole valore commerciale.

La varietà tardiva trevigiana è la più antica tra quelle oggi coltivate (fra l’altro ricordo il Variegato di Castelfranco, il Chioggia, il Rosso di Verona, il Bianco di Lusia, la Rosa di Gorizia) e la prima notizia documentata risale al 1862, in un articolo apparso ne L'Agricolo, Almanacco pel 1862 con indicazioni sull'andamento dei bachi e solforazione delle viti (Anno I, Treviso), in cui si illustrò l'imbianchimento del radicchio.

Già nel 1870 la varietà trevigiana era nota in tutta Italia ed era diffusamente commercializzata; le prime esportazioni verso i mercati esteri si ebbero nel 1884 e la prima mostra-mercato a Treviso, in Piazza dei Signori sotto la Loggia, fu inaugurata nel 1900.

Secondo una tradizione ormai consolidata e storicamente documentata, la patria di origine del radicchio rosso e delle relative tecniche di imbianchimento con l'uso di acqua sorgiva fu Dosson in comune di Casier (TV).

L’agronomo Giuseppe Benzi

Il tecnico che più si è adoperato per trasformare il radicchio del passato nello splendido “fiore che si mangia” è stato l’agronomo lombardo Giuseppe Benzi, arrivato nel Trevigiano nel 1876 come insegnante di agraria, poi nominato direttore dell’Associazione Agraria Trevigiana. Grazie a questo incarico il Benzi diede avvio a numerosi sperimenti in campo per migliorare questa cicoria di cui si era innamorato. E fu lui a organizzare il 20 dicembre del 1900. a Treviso, sotto la Loggia in Piazza dei Signori, la Prima Mostra del Radicchio rosso di Treviso.

Un giornale dell’epoca così descrisse il radicchio rosso trevigiano: “… modesto dapprima, quasi pauroso di cattiva accoglienza, non usciva dalla provincia se non per ricordare a qualche lontano amico i dì felici e il patrio nido… e il giovin core: esce oggi a quintali, a carri, a vagoni interi, penetra in tutte le regioni italiane, supera il mare arrivando in America; valica l’Alpe giungendo nel cuore dell’Europa.”

Il successo di questa straordinaria cicoria continua, anzi cresce di anno in anno e la sua produzione è in costante aumento per soddisfare le richieste degli affezionati consumatori, ormai presenti in tutta Europa ed anche oltreoceano E, in omaggio alla terra dove si dice sia stata sperimentata per prima la “forzatura” del radicchio di Treviso, ecco una interessante ricetta, semplice e originale, realizzata tempo fa da un personaggio che ha fatto conoscere il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP in tutta Europa e anche più in là: Giancarlo Pasin, chef-patron del ristorante “Alla Pasina” di Dosson di Casier.

Calamari ripieni di Radicchio rosso di Treviso tardivo Igp

Per 2 persone: 4 calamari puliti e lavati incisi sulla punta finale, sale, pepe, olio extra vergine di oliva, 2 cespi di radicchio di Treviso, tagliati per la lunghezza e lavati, privati delle punte.

Procedimento:
Condisci bene il radicchio con sale pepe e olio e fallo scottare bene in una piastra o padella antiaderente, lasciarli croccanti e inseriscili nei calamari. Fa cuocere i calamari su piastra o antiaderente per pochi minuti e mandali in tavola con un filo di olio extravergine d’oliva.
 

 



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Giampiero Rorato

 

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