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28 gennaio 2022

Treviso

Aids, in Provincia di Treviso 30 nuove diagnosi: con la pandemia crollo dei test di screening

40% in meno di test effettuati rispetto al periodo pre-Covid: "L’80% dei nuovi pazienti diagnosticati a Treviso negli ultimi anni arrivi tardi alla diagnosi"

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

Aids

TREVISO - E’ un anniversario particolare quello di domani 1 dicembre, giornata mondaile contro l'Aids, che conta 40 anni esatti da quel "famoso" 5 giugno del 1981 quando il Center for Disease Control di Atlanta descrisse per la prima volta la presenza, in cinque giovani uomini sani di una rara patologia infettiva che causava immunodepressione: l’Aids.

Nel 2020 in Italia sono state effettuate circa 1.300 nuove diagnosi contro le 2.473 dell’anno precedente. Nel 42% la trasmissione è attribuibile ai rapporti eterosessuali, il 46% a rapporti omossessuali e il 3% all’uso di sostanze stupefacenti.

In Provincia di Treviso negli ultimi due anni sono state registrate 30 nuove infezioni. Il numero può essere sottostimato a causa delle ripercussioni della pandemia di Covid. La diminuzione dei casi potrebbe dipendere dal ridotto numero di test effettuati per minore accesso spontaneo, minore offerta da parte dei servizi sanitari e minor numero di iniziative di screening.

Nella sola Provincia di Treviso il numero di test di screening effettuati si è ridotto infatti del 40% negli ultimi anni rispetto al periodo pre-Covid. La conseguenza di questo è che l’80% dei nuovi pazienti diagnosticati a Treviso negli ultimi anni arrivi tardi alla diagnosi e un terzo sia già malato: in altre parole le nuove diagnosi effettuate riguardano persone che si sono contagiate almeno cinque/sei anni prima e non hanno mai effettuato il test in precedenza.

Il “sommerso”, ossia le persone che ancora non sanno di aver contratto il virus e che quindi possono contagiare, rappresenta tuttora un numero ancora troppo alto: circa 16 mila in Italia. Effettuare il test è l’unico modo per portare a galla tale ‘sommerso” e combattere l’infezione con la quale oggi si può convivere.

Nonostante non esistano ancora ad oggi farmaci in grado di eradicare l’Hiv dall’organismo, la disponibilità di terapie che controllino la replicazione virale in maniera ottimale ha trasformato l’infezione da Hiv in una patologia cronica che lascia spazio a progetti di vita personali, lavorativi e familiari, compreso quello di diventare genitori.

“In questi decenni” - spiega Maria Cristina Rossi (nella foto sopra) infettivologa al Cà Foncello di Treviso e presidente della sezione di Treviso di Anlaids -  “un instancabile lavoro di ricerca scientifica a livello mondiale ha consentito di inanellare una serie di successi senza precedenti: la scoperta del virus Hiv nel 1983, il test per identificarne gli anticorpi nel 1985, il primo farmaco, l'AZT (zidovudina) nel 1987 e il successo, nel 1996, della triplice terapia che determinò l’immediato crollo delle diagnosi e della sua mortalità. Le terapie attualmente utilizzate permettono, inoltre, di ridurre la capacità infettiva dell'Hiv, abbattendo drasticamente il rischio di trasmettere il virus ad altri individui, contribuendo quindi, in modo rilevante, al contenimento della pandemia".

 


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