31 maggio 2020

Vittorio Veneto

Agevolazioni per l’apertura di nuovi centri commerciali, Ascom boccia la nuova legge regionale sul commercio

Ma plaude all’iniziativa di rilancio dei centri storici

| Claudia Borsoi | commenti | (1) |

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Agevolazioni per l’apertura di nuovi centri commerciali, Ascom boccia la nuova legge regionale sul commercio

VITTORIO VENETO – L’Ascom Vittorio Veneto approva solo in parte la nuova legge sul commercio che la giunta Zaia ha licenziato in questi giorni, legge che ora dovrà passare al vaglio del consiglio regionale veneto.

 

Le preoccupazioni dei commercianti vittoriesi sorgono in merito alla facilità con cui, grazie alla nuova legge, potranno sorgere strutture di grande distribuzione. «Non serviranno varianti, sarà sufficiente l’autorizzazione dello Sportello Unico Attività Produttive e potranno essere stipulate apposite convenzioni per i parcheggi, l’accessibilità pubblica e privata, i percorsi veicolari e pedonali, oltre a ulteriori concessioni in caso di recupero di strutture o aree dismesse e degradate. Ve l’immaginate - si interroga Michele Paludetti, presidente di Ascom Vittorio Veneto - se nei nostri centri sbarcano altri supermercati?»

Ve l’immaginate se nei nostri centri sbarcano altri supermercati?

Per Paludetti c’è il rischio che centri commerciali «di qualsiasi dimensione possano aprire ovunque, purché in presenza di un accordo di programma promosso dalla regione. Di fatto – aggiunge -, se la precedente legge del 2004 aveva contingentato le metrature dei grandi complessi commerciali, ora con questa norma tutto potrebbe tornare possibile. E purtroppo sappiamo che la forza contrattuale dei grandi investitori riesce a raggiungere i risultati che vuole, magari facendo leva sulle difficoltà economiche delle istituzioni pubbliche in questi tempi».

 

I commercianti, dall’altro, plaudono al fatto che la legge punta a rilanciare le piccole e medie attività nei centri storici, avendo ridotto significativamente l’iter burocratico in un’ottica di liberalizzazione. La legge mira infatti a un “ripopolamento” di attività economiche. In particolare si intendono promuovere le attività con valore storico o artistico, come testimonianze dell’identità commerciale delle aree urbane più antiche.

 

Ora non resta che attendere il vaglio del consiglio regionale. «Vorrei capire cosa intende fare la politica – conclude caustico Paludetti -: da un lato ci dà il contentino sui centri storici, speculando sul fatto che le nostre attività commerciali fungono da guardiani sul territorio, oltre che da illuminazione, visto l’annunciato taglio di quella pubblica, ma dall’altro si apprestano ad uccidere il piccolo e medio commercio permettendo la nascita di nuovi centri commerciali».

 



Claudia Borsoi

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