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18 gennaio 2022

Cronaca

Abbattuto giovane esemplare di aquila reale sul Monte Grappa

Il rapace è stato trovato con un profonda ferita sul petto. Duro l'attacco del consigliere PD Zanoni: «Il bracconaggio è una piaga in Veneto e ci sono anche responsabilità politiche».

| Leonardo Sernagiotto |

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| Leonardo Sernagiotto |

Aquila reale sul Monte Grappa

MONTE GRAPPA - Uno squarcio nero sul torace, una profonda ferita, causata molto probabilmente da un colpo d’arma da fuoco, che non ha lasciato scampo ad un giovane esemplare di aquila reale, trovato dai volontari della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) lungo le pendici del Monte Grappa.

I resti dell’animale sono stati consegnati ai Carabinieri forestali di Valdobbiadene, che a loro volta li hanno inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro (PD) per le opportune analisi. Si trattava dell’unico esemplare di questa specie attestato nel massiccio del Grappa e la sua uccisione ha provocato una grave perdita per la biodiversità della montagna sacra alla Patria.

Da sempre simbolo di forza e regalità, tanto da essere utilizzata in monete e vessilli di molti stati, l’aquila reale è attualmente una specie considerata “vulnerabile” in Italia e perciò fin dal 1976 posta sotto protezione dalla legislazione nazionale. In seguito all’emanazione della legge 157/1992, per chi caccia questo animale è previsto anche l’arresto da due a otto mesi.

A diffondere la notizia del ritrovamento è stato il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, in prima linea contro la caccia, che ora punta il dito contro la piaga del bracconaggio in Veneto: «L’abbattimento dell’esemplare dell’aquila è un atto criminale, un episodio di una gravità inaudita. Il bracconaggio si conferma una piaga in Veneto e ci sono anche responsabilità politiche».

Secondo il consigliere dem è fondamentale trovare il o i colpevoli: «Faccio un appello agli inquirenti per rintracciare chi ha sparato: spero vengano incrociati i dati dei soggetti che erano in zona, tramite le celle telefoniche e il controllo dei tesserini di caccia, visto che c’è l’obbligo di segnalare l’uscita. In uno Stato civile dovrebbero essere applicate pene accessorie come la moratoria di 5 anni della caccia nei comuni dove accadono gravissimi atti di bracconaggio come questo».

Il “j’accuse” di Zanoni è perentorio: «Purtroppo in Veneto abbiamo ancora troppe persone che circolano armate con regolare licenza di caccia e tra queste ci sono anche dei delinquenti. Il bracconaggio è un crimine che andrebbe contrastato con maggior convinzione, invece c’è sempre meno vigilanza, la Regione ha praticamente smantellato i volontari delle associazioni ambientaliste, preferendo assegnare soldi alle associazioni venatorie per cene mascherate da convegni».

 


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