20 ottobre 2020

Oderzo Motta

A 80 ANNI DALLA MORTE RICOSTRUITE LE CAUSE DEL DECESSO

Italo Svevo? Per alcuni medici di Motta e Oderzo oggi lo scrittore triestino sarebbe stato salvato

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A 80 ANNI DALLA MORTE RICOSTRUITE LE CAUSE DEL DECESSO

MOTTA DI LIVENZA - Il 12 settembre 1928 Italo Svevo, di ritorno a Trieste da un soggiorno termale a Bormio con la moglie e il nipote, restò vittima di un incidente stradale a Motta di Livenza, sulla via Postumia, a una quarantina di chilometri da Treviso.

Trasportato nel locale ospedale, sembrò apparentemente il meno grave dei suoi compagni di viaggio, tant’è vero che la diagnosi iniziale fu di frattura del femore guaribile in quaranta giorni.

La figlia Letizia Fonda Savio si precipitò da Trieste con un’ambulanza, insieme a un cugino medico, intenzionata a trasportare i feriti in un nosocomio della città giuliana.

Ma, giunta all’ospedale di Motta di Livenza, raccontò poi di aver trovato il padre «con gravi difficoltà di respirazione, immerso nei cuscini: aveva riportato la frattura del femore, lesione non mortale in sé, ma il suo cuore indebolito non resisteva al tremendo choc. Per tutta la vita aveva avuto il presentimento che il fumo (60 sigarette al giorno) lo avrebbe portato alla morte.

Avrebbe resistito solo 24 ore: la morte sopraggiunse per asma cardiaco da enfisema polmonare. Mi disse: “Non piangere, Letizia, non è niente morire”.

Chiese invano una sigaretta a mio cugino e, rivolto a noi, con voce già indistinta: “Questa sarebbe davvero l’ultima sigaretta”. Mia madre, che era cattolica, gli chiese a bassa voce: “Vuoi pregare?”. Egli gemette: “Quando non si è pregato tutta la vita, non serve all’ultimo momento”. Non era credente, né in una religione, né nell’altra. Non parlammo più: due ore dopo era spirato. Erano le due e mezzo di giovedì 13 settembre 1928. Aveva 67 anni».

Il referto di morte dell’epoca attribuisce genericamente le cause della morte dello scrittore a “uremia e insufficienza cardiaca”. Successivamente, il primario Giovanni Cardazzo aggiunse i seguenti dettagli: «Alla fronte due escoriazioni ed una contusione alla regione parietale sinistra, una escoriazione alla faccia esterna della gamba destra al terzo superiore, frattura del femore sinistro al terzo medio.

Premesso che il paziente fu ricoverato in questo ospedale alle ore 15 del 12 settembre e presentava dispnea intensa, sudore profuso, polso piccolo e frequente con raffreddamento alle estremità, apiretico, piena coscienza e lucidità mentale.

La sofferenza cranica che tormentava il paziente era da forte ambascia di respiro, dalla quale diceva di essere stato colpito subito dopo il trauma. Stette senza orinare fino alle ore 22.30, nella quale ora spontaneamente emise circa 200 cm3 di orina con intensa albuminuria. Si lagnava anche di pesantezza allo stomaco, e verso le cinque antimeridiane del giorno 13 ebbe vomito con emissione di resti alimentari.

Malgrado le cure, le condizioni generali del paziente andarono aggravandosi. La dispnea si fece sempre più accentuata, il polso man mano si faceva meno percettibile e verso le ore 14.30 del giorno 13 spirò. Faccio rilevare che orinò una sola volta come sopra detto».

Nel corso di un convegno, organizzato dal Comune di Motta di Livenza, alcuni specialisti dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione della città liventina e il primario dell’unità operativa di ortopedia e Traumatologia del vicino Ospedale di Oderzo hanno presentato i referti sulle possibili cause di morte di Svevo alla luce delle odierne conoscenze medico-scientifiche.

Secondo il cardiologo Giuseppe Favretto sono due le possibili cause della morte di Svevo: «shock cardiogeno con arresto cardiaco da asistolia” dovuti alla cardiopatia di cui lo scrittore soffriva da tempo, oppure un’embolia polmonare sia in forma di “embolia grassosa (o adiposa), cioè grumi di cellule di grasso che dal femore si sono portate nei rami arteriosi polmonari, sia di una più classica tromboembolia polmonare a partenza da una trombosi formatasi a livello delle vene profonde della coscia in seguito alla frattura del femore e all’allettamento».

Di embolia polmonare conseguente alla frattura del femore sinistro parla anche Fernando Giusto, ortopedico e medico legale, che sottolinea come «la richiesta di fumare obnubilata ma continua faccia deporre per un quadro neurologico tipico in corso di embolia polmonare non massiva ma certamente importante in quanto mortale in 24 ore».

Per Quirino Messina, primario di Medicina Generale a Motta di Livenza, è verosimile che «lo shock possa esser stato causato dall’embolia polmonare secondaria alla frattura del femore sinistro in un soggetto ad alto rischio in quanto affetto da cardiopatia severa (cuore polmonare cronico? Miocardiopatia dilatativa? Entrambe potenzialmente complicate da una aritmia cardiaca, quale la fibrillazione striale cronica), che in conseguenza alla frattura si è scompensata, evoluta pertanto rapidamente verso lo shock cardiogeno irreversibile».

Secondo il medico legale Marco Cadamuro Morgante «si ritiene verosimile che la morte del sig. Ettore Schmitz sopravvenuta il 13 settembre 1928 a distanza di circa 24 ore dall’incidente stradale avvenuto lungo la Strada Adriatica superiore, poiché risultano soddisfatti il criterio del nesso di causalità lesiva, il criterio cronologico, di efficienza lesiva e di esclusione di altre cause, sia riconducibile ad embolia polmonare conseguita alla frattura del femore sinistro».

Tutti gli specialisti concordano sul fatto che oggi lo scrittore triestino, che al momento della morte era misconosciuto al grande pubblico, sebbene avesse ottenuto importanti riconoscimenti critici, tra gli altri, da James Joyce e da Eugenio Montale, sarebbe sopravvissuto grazie alle indagini diagnostiche di laboratorio che si effettuano abitualmente al momento del ricovero e alle moderne tecniche rianimatorie.

Va tuttavia sottolineato che l’età dello scrittore (67 anni), grande fumatore di sigarette che all’epoca erano prive di filtro, corrisponde a quella di un ultraottantacinquenne di oggi.

 


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