15 maggio 2021

Lavoro

8 marzo: Uici, donne disabili pluridiscriminate e ancora più fragili al tempo del Covid.

| AdnKronos |

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Roma, 8 mar. (Labitalia) - L'Unione italiana ciechi e ipovedenti, l’organizzazione nazionale che rappresenta le istanze di circa 2 milioni di cittadini ciechi assoluti e ipovedenti e con pluridisabilità, celebra l’8 marzo con un momento di riflessione, proposta e denuncia per sottolineare come le donne con disabilità siano vittime di discriminazione, ancora più invisibile e profonda, e ancora molto lontane dal poter realizzare un’esistenza di libertà e uguaglianza.

Donna e disabilità come duplice marchio negativo e fattore già di per sé causa di discriminazione e pregiudizio, con la disabilità che moltiplica i suoi effetti negativi sulla persona nel caso si tratti di una donna a esserne portatrice. Spesso infatti, per una donna con disabilità, alla discriminazione di sesso e di genere, si somma quella dovuta alla menomazione fisica, psichica o sensoriale. Ne consegue che le donne disabili fanno una fatica raddoppiata per affermare la propria personalità, manifestarsi nel corpo, conciliare i diversi ruoli sociali e quindi farsi riconoscere e guadagnare il loro diritto all’esistenza, in una lotta quotidiana per dare voce e dignità al proprio progetto di vita, in famiglia, nel lavoro, nella società.

Per riflettere su questi temi e dare nuovo impulso al dibattito attorno alla disabilità visiva declinata al femminile, l’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) ha promosso un grande evento alla presenza di scrittrici, operatori del settore, esponenti del mondo della ricerca, della cultura e dello sport. Tra queste, Barbara Leporini, ricercatrice, la scrittrice Elasti-Claudia Di Lillo, la campionessa olimpica di paratriathlon Anna Barbaro e rappresentanti delle istituzioni tra cui la deputata Maria Elena Boschi e la vice presidente del comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (Cedaw) Ana Peláez Narváez.

"L’8 marzo - ha commentato il presidente dell’Uici, Mario Barbuto - al di là di festeggiamenti e celebrazioni, ci consegna ancora una volta un panorama di squilibrio e di mancata uguaglianza tra uomini e donne in ogni aspetto della vita personale, familiare, sociale Uno squilibrio che abbiamo il dovere di colmare con atti concreti e misure efficaci e una disuguaglianza che le donne hanno il diritto di denunciare, richiedendone il superamento".

"Al centro di questo impegno - ha aggiunto - oggi più che mai, sta il tema del lavoro, strumento principe di autonomia, realizzazione e parità per le donne, che registrano situazioni di fragilità economica e sociale sempre più evidenti, che il periodo della pandemia ha reso ancora più stridenti".

Per questo "come Uici chiediamo con forza l’istituzione di un Osservatorio disabilità-lavoro che, in seno al ministero del lavoro, sia in grado di monitorare l’andamento del collocamento lavorativo, per trarne indicazioni utili ad accrescere le opportunità professionali e innovare i percorsi formativi con un particolare focus proprio sulle donne".

"Le donne con disabilità - ha dichiarato la deputata Maria Elena Boschi -ancora oggi devono combattere con i pregiudizi di chi le vuole troppo fragili, bisognose di cura, vittime. Devono combattere due volte di più in un mondo che sembra non ammettere varianti, ma chiede omologazione di corpi e pensieri. Superare gli stereotipi di genere è una battaglia difficile. Abbattere quelli che riguardano le donne con disabilità ancor di più. Sono convinta, però, che il primo passo per rompere il soffitto di cristallo sia stato fatto: finalmente si parla della vita e dei diritti delle donne con disabilità senza tabù. Presto potremo rompere non solo il soffitto ma anche le pareti che impediscono a tutte le donne di partire dallo stesso punto degli uomini".

"Nel denunciare - ha ricordato Linda Legname, neo eletta alla vice presidenza dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti - la condizione delle donne con disabilità, l’Uici rinnova il suo impegno sui temi di genere e intende dare più spazio al valore e ai valori delle donne a partire da sé e dalla propria organizzazione".

"Nell’ultimo congresso - ha aggiunto - del novembre scorso, per esempio, le candidature femminili erano state giusto sufficienti a rispettare la quota rosa di un terzo, eppure ben dieci delle undici candidate sono risultate elette e di conseguenza in consiglio nazionale oggi, purtroppo, è presente una percentuale femminile del 25 per cento circa che si rispecchia anche nella direzione nazionale. Personalmente come tutte le donne dell’Unione dobbiamo assumere l’impegno perché si arrivi finalmente a un equilibrio del 50 per cento di uomini e 50 per cento di donne in tutte le posizioni dirigenti nazionali, regionali, territoriali".

 



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