03 dicembre 2020

Castelfranco

A 50 anni di distanza Borso ricorda don Italo Girardi morto nell’eroico tentativo di salvare un giovane che stava annegando

Gli anni non hanno cancellato in paese la memoria e ora è stata posta una lapide come atto di gratitudine per chi ha dato la vita pur di mettere in salvo un ragazzo

| Maria Elena Tonin |

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| Maria Elena Tonin |

don Italo Girardi

BORSO DEL GRAPPA - L'immagine della tonaca che galleggia sull'acqua non li ha più abbandonati ed è entrata a far parte dell'immaginario collettivo di una generazione. La strada che, all'epoca, portava al Boal dei Aseni (Lago degli asini), a 1900 mt. vicino a Castel Tesino, un luogo impervio anche oggi, arrivava dall'alto e non da sotto come oggi, offriva una panoramica completa del lago e del corpo che vi galleggiava.

Sono passati 50 anni esatti dal giorno in cui il giovane cappellano Italo Girardi, originario di Conco ma da 4 anni parroco di Borso del Grappa, allora 27 anni, si gettò senza indugio nel laghetto alpino di Boal dei Aseni e morì per salvare uno dei 22 ragazzi di Borso del Grappa, che avrebbero dovuto passare qualche giorno in campeggio che si era impudentemente tuffato nel lago. Il cappellano non sapeva nuotare, ma non esitò: un gesto dovuto, forse, per la sua professione di chierico, ma non così scontato per le condizioni del laghetto, profondo, dove anche in estate la temperatura è di 3 gradi, tanto è vero che solo i sommozzatori riuscirono a recuperare il corpo a sera inoltrata.

La "classe" di allora, 1958, oggi sono diventati uomini e hanno fatto le loro vite, ma continuano a sminuzzare l'episodio che si è impresso nelle loro giovani menti. Il fatto suscitò, all'epoca molto cordoglio: venne definito "impressionate" dai giornali dell'epoca e oltre 70 sacerdoti parteciparono al funerale.

I "suoi ragazzi" non hanno mai mancato di andarlo a trovare, anno dopo anno, ma da 40 anni è diventato luogo di pellegrinaggio per l'intera comunità di Borso, che non ha mai mancato un anno. Domenica scorsa, un centinaio di cittadini di Borso hanno assistito alla posa di una lapide commemorativa. "I suoi giovani e gli amici di Borso, ricordano la medaglia al Valor civile", questa l'iscrizione. La medaglia gli fu conferita nel 1973.

Il comune ha dedicato a Don Girardi una via del paese e le scuole elementari del Capoluogo. Oggi alle 20.00 la celebrazione della messa commemorativa. "Non era scontato" ricorda Natalino Ziliotto, uno dei ragazzi di allora, "ciò che fece e questo fatto è rimasto impresso nella memoria di tutti noi, anche se la vita è continuata."

Pietas collettiva per il ragazzo che fece la bravata, con cui la vita non è stata clemente. Negli anni, "le urla e i pianti" anno lasciato il posto a ricordi più dolci, che parlano anche di una società che oggi non c'è più, quando i ragazzi andavano a messa alle 6 prima della scuola e "l'ufficio" era obbligatorio, prima di mungere le vacche. I ragazzi di allora, ricordano la paghetta di 50 lire a messa che solo Don Italo dava, che faceva si che la messa avesse almeno 6 o 7 chierichetti, ricordano la 600 con cui Don Italo passava per le case per la comunione, con i fili mettere in contatto, quando si fermava in strada. "Erano davvero altri tempi quelli" concludono Marino Dal Lin e Giulio Andreatta "Quella sera, al campeggio di Mussolente dove dormimmo, spaventati e choccati, ci fecero guardate Belfagor, un film sui fantasmi che allora era in voga."

 


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Maria Elena Tonin

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