20 giugno 2021

Cronaca

I 40mila vaccini veneti “del mistero”: a chi sono stati fatti?

Infiamma la polemica sul caso sanitario e la Regione “scarica” sugli operatori ma annuncia anche verifiche

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Vaccino + Zaia

VENETO – Mentre il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, propone nuove strategie di approvvigionamento dei vaccini ipotizzando di rifornirsi nel libero mercato, balza agli onori della cronaca un fatto singolare: 40mila vaccinati in Veneto non rientrano in nessuna categoria specifica, né per età, né per condizione di salute. Così ora molti s’interrogano su chi siano questi 40.000 cittadini vaccinati senza una ragione apparente.

Sulla questione inevitabilmente l’opposizione in consiglio regionale si è fata sentire: “Vorremmo avere la certezza del presidente Zaia nel dire che in Veneto non ci sono ‘furbetti del vaccino’. Ma, prendendo per buone le sue dichiarazioni, resta comunque un dato di fatto: di 322mila persone inserite nella categoria ‘Altro’, numeri di ieri, ce ne sono circa 40mila non identificate, che hanno ricevuto almeno una dose e non sappiamo in quale sottocategoria rientrino. Su questo ‘esercito’ attendiamo a breve quei chiarimenti che la Regione non ha fornito”. Dichiarano i consiglieri Dem (Giacomo Possamai, Anna Maria Bigon, Vanessa Camani, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni e Francesca Zottis).

A sindacare per primo sulla gestione dei vaccini da parte delle regioni, è stato il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa, puntando il dito sulla possibile pratica dei “furbetti”. Ma i consiglieri regionali veneti ci tangono a precisare che la loro non è un’accusa, ma: “La richiesta di massima trasparenza nel mezzo di una battaglia difficile e per di più con scarsità di vaccini. Sono oltre 2,3 milioni gli italiani sotto la voce ‘Altro’ che hanno ricevuto almeno una somministrazione, ed è un caso su cui sta indagando la magistratura a livello nazionale con decine di inchieste, Veneto incluso. È interesse dello stesso Zaia fare piena luce, senza aspettare che sia l’opposizione a sollevare il caso e senza prendere la questione come fosse un’accusa nei suoi confronti. Se davvero dalle verifiche dovesse emergere che non c’è neanche un ‘furbetto’ saremmo i primi ad essere contenti, nel frattempo attendiamo la risposta della Regione e rispettiamo il lavoro della magistratura”.

La risposta da parte della Regione è quindi arrivata con una nota ufficiale nella quale da subito si precisa che è responsabilità degli operatori specificare la categoria: “Premesso che l'attribuzione di una specifica categoria di rischio è effettuata dall'operatore della seduta vaccinale e che pertanto può essere soggetta ad un margine di errore – si legge -, soprattutto nei momenti di massimo afflusso ai Centri di Vaccinazione di Popolazione, nel sottogruppo pari a circa 40.000 somministrazioni (3,5% del totale delle somministrazioni effettuate, ad oggi circa 1.150.000) rientrano soggetti che attualmente non sono stati classificati in una delle altre condizioni di rischio previste dal Ministero della Salute (risultano classificati come "Nessuna condizione di rischio", "Altro" o "Mancante")”.

La nota riporta anche una possibile spiegazione tecnica oltre a “scaricare” sugli operatori oberati dall’afflusso di utenti: “Oltre a questi – prosegue la Regione - rientrano in misura minore altre voci, come, ad esempio, viaggiatori internazionali, rischio Epatite B, residenti area a maggio rischio, profilassi post-esposizione, comportamento a rischio, donna in età fertile, che sicuramente derivano da precedenti classificazioni del medesimo soggetto. A tal proposito, si precisa che il sistema regionale è lo stesso utilizzato per le vaccinazioni ordinarie, non necessariamente anti-COVID19. Pertanto, un soggetto già vaccinato per altri motivi può risultare già classificato in una categoria di rischio associata a precedenti vaccinazioni e che risulta non coerente con la campagna anti-Covid”.

Ma per fugare qualsiasi dubbio la Regione tiene anche a precisare che proprio ieri: “Nel consueto incontro giornaliero in videoconferenza con i direttori generali, in relazione alle 40.000 somministrazioni che non risultano classificate, il Presidente Luca Zaia e l’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin hanno dato mandato di verificare e incrociare i propri dati e catalogare i soggetti che compongono quel macro gruppo”. Bene, ai veneti non resta quindi che attendere fiduciosi il responso delle verifiche da parte della Regione, per essere rassicurati sulla corretta gestione delle fiale.

 

 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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