02 marzo 2021

Treviso

"100.000 positivi in Veneto: siamo in guerra"

Il dott. Claudio Beltramello del CUAMM, esperto di epidemie: "Siamo vicini ad un punto di rottura del sistema"

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Covid a Treviso

TREVISO - “Un’autentica sciagura: basti il dato che in questo momento abbiamo circa 100.000 veneti positivi a fronte di un totale di 200.000 contagiati da inizio epidemia a febbraio. Praticamente siamo in guerra!” Il dottor Claudio Beltramello, di Castelfranco Veneto, ha lavorato per sette anni con il CUAMM-Medici con l’Africa e con l’Organizzazione mondiale della sanità, in Tanzania, Sud-Sudan, Kenya e Mozambico. Specializzato in Igiene e nella gestione di epidemie come colera, meningite, malaria.

Che cosa pensa della gestione in giallo di Zaia?

Da quando sono partiti i “colori” le Regioni in rosso hanno avuto un calo dei contagi vicini al 30%, quelle in arancione di circa il 15% e noi in giallo non abbiamo ancora invertito la curva. Zaia ha voluto giocare a fare il primo della classe privilegiando ancora una volta la vetrina rispetto alla sostanza. Del “giallo” se ne è fatto un vanto personale per settimane salvo pochi giorni fa dire “è colpa di Roma se siamo rimasti gialli” quando ha capito che questo è stato un disastro (annunciato).

Il Governatore però non ha mai pensato a cambiare colore…

Continuava a rassicurare che andava tutto bene, che era tutto sotto controllo, che gli ospedali non erano in sofferenza. Le persone sono state semplicemente coerenti con i messaggi complessivi che lui lanciava ed era totalmente prevedibile che abbassassero la guardia.

E’ stato tutto un bluff?

Sicuramente in Veneto non abbiamo 1000 posti in terapia intensiva attivati come risulta dai dati ufficiali comunicati al Ministero e all’Agenas. E questo è un parametro importante per mantenerci in zona gialla. Nutro dubbi, ma su questo bisognerebbe fare dei controlli seri ed ufficiali, sul dato del tracciamento che viene riportato e che anch’esso è importante per restare gialli.

Dubbi di che tipo?

Risultiamo in assoluto i primi in Italia ma se il tracciamento avesse funzionato non saremmo in questa situazione. Inoltre, sebbene non possa avere un valore di certezza, i segnali che continuano ad arrivare dalle persone positive a domicilio (riportate nei giornali e nei social) è che nella maggior parte dei casi nessuno li ha chiamati per sapere con chi vivono, chi hanno incontrato nei giorni precedenti. L’impressione è che il tracciamento sia completamente saltato e quindi non si capisce quel dato superiore al 70% che si legge ufficialmente.

Non si parla, o almeno non vengono nominati tanto, i pazienti Covid nei letti di osservazione breve e intensiva dei Pronto soccorsi: perché?

Non è chiaro se rientrano nei numeri dei ricoverati o meno. Dal punto di vista amministrativo, e in tempi normali, non viene considerato ricovero se un paziente resta in Obi ma se adesso i pazienti Covid sono gestiti lì perché non c’è posto nei reparti e quindi a tutti gli effetti è come se fossero ricoverati. Bisognerebbe fare delle verifiche.

Qual è la verità delle terapie intensive?

In questo momento ci sono attivati circa 650 posti letto. “Esistono” a tutti gli effetti ovvero con spazi, tecnologie e personale adeguati. Personale adeguato significa presenza di medici con specialità in anestesia e rianimazione ed infermieri con almeno 6 mesi di esperienza di lavoro continuativo in una terapia intensiva. Inoltre ci sono dei parametri di riferimento da rispettare tra personale e pazienti.

Può fare un esempio?

Non posso far gestire 10 pazienti in terapia intensiva ad un unico medico per turno di lavoro. Sul fatto di reperire spazi e tecnologie possiamo concludere che è possibile arrivare a 1000 posti letto, ma sul personale è assolutamente impossibile perché gli anestesisti sono appena appena sufficienti per i posti letto attualmente attivati e così anche per gli infermieri con esperienza di questo setting molto complesso.

Quindi non sono terapie intensive al cento per cento.

Se si vuole chiamare terapia intensiva un posto dove ci sono tecnologie adeguate ma personale non specifico (o totalmente sottodimensionato) allora “vale tutto”. Su questo i Sindacati medici e infermieristici sono stati oltremodo chiari. Poi ricordiamolo che gli anestesisti devono seguire anche gli interventi chirurgici e se vengono tutti utilizzati in terapia intensiva si paralizza completamente l’attività di chirurgia.

E’ vero che le sale operatorie vengono convertite allo scopo?

Le sale operatorie sono i luoghi più facili da riconvertire in terapie intensive e quindi questo viene fatto. Il problema è che se uso le sale operatorie come terapie intensive non faccio più interventi chirurgici. Inoltre si ritorna al punto precedente: manca il personale, la coperta è corta…

Com' è la situazione nella nostra Provincia?

Un dramma nel dramma. Infezione fuori controllo (siamo i peggiori del Veneto), ospedali saturi, personale allo stremo, servizi territoriali e medici di famiglia che non ce la fanno più, numero di Usca insufficienti e risposta insufficiente per le patologie non-Covid. E poi il disastro che sta avvenendo nelle residenze per anziani e per disabili con focolai molto diffusi e mortalità purtroppo elevatissima. Inoltre, a differenza di altre Province venete, in quella di Treviso non vengono diffusi i dati di contagio Comune per Comune; ovviamente dati aggregati, non nominali. Sarebbe invece molto utile.

Come giudica la gestione di Benazzi?

Non entro negli aspetti strettamente tecnici perché non posso saperli, anche se i risultati del contagio parlano un po’ da soli. Su una cosa mi sento però di dire che il dott. Benazzi ha assolutamente sbagliato: negli ultimi mesi è sembrato avere come priorità nei messaggi all’esterno nei giornali e nei social quello di proclamare che va tutto bene, che è tutto sotto controllo. E invece i servizi sanitari della nostra Ulss sono sovraccarichi, il personale è stanchissimo e non ce la fa più. Così come il Dipartimento di prevenzione ed i servizi territoriali sono in enorme difficoltà. Siamo vicini ad un punto di rottura del sistema e negarlo non serve a nulla. Ma altro ancora mi lascia allibito...

Che cosa?

Le dichiarazioni del Direttore Generale di poche settimane, ad esempio: ha dichiarato che il numero vero di morti per Covid è solo del 15 % del totale dei morti classificati come tale. Ha addirittura affermato che molte diagnosi vengono fatte post mortem quando il paziente era invece morto di altro. Se un paziente aveva altre patologie che lo rendevano più fragile ed è deceduto dopo aver preso il COVID, non significa che quella persona, perché malata in precedenza, non abbia visto abbreviare la sua vita da questa malattia infettiva. Quindi è un decesso per Covid e non con il Covid.

Quindi le informazioni fornite non sono corrette?

Due sono le cose: o il Direttore Benazzi ha fatto queste affermazioni sapendo di dire una cosa sbagliata con il fine di “sminuire” il problema alla popolazione, divulgando informazioni controproducenti per i comportamenti corretti; oppure nella Ulss da lui diretta non viene applicato quanto previsto dal protocollo ministeriale e allora sarebbe una sua grave responsabilità.

Effettivamente il numero di vittime non è comparabile a quello degli anni passati...

E’ un numero di morti in eccesso rispetto alla mortalità degli stessi periodi degli anni precedenti. E’ chiaro che la popolazione sta morendo per qualcosa “in più” di diverso dal solito. Credo che su quelle affermazioni sarebbe fondamentale andare a fondo ma non spetta certo a me farlo.

Che cosa è necessario invece fare adesso?

Intanto passare urgentemente in zona rossa in tutto il Veneto. Dobbiamo dire a tutti dentro e fuori il Sistema sanitario che siamo in guerra e che ciascuno, con responsabilità, è chiamato a fare la sua parte. E’ necessario guardare in faccia il problema e fornire il massimo di supporto a chi è in prima linea negli ospedali, nel territorio e nelle Rsa senza perdere tempo a dire che invece va tutto bene. Il Presidente della Provincia ed i Sindaci devono agire tutti e velocemente per contenere le infezioni nei Comuni. Non bastano le ordinanze restrittive nazionali se poi non si fa di tutto per evitare assembramenti nel concreto di ogni singolo contesto locale.

Insomma: rimboccarsi le maniche, tutti quanti.

Vorrei vedere istituita una task force a 360 gradi che coinvolga tutte le forze sanitarie, sociali e politiche con l’unica finalità di vincere la battaglia dei contagi.

E lei scende in trincea?

Rinnovo la mia disponibilità personale a lavorare dentro la nostra Ulss per dare il mio contributo visto che il mio curriculum parla chiaro e a quanto pare è solo il Veneto a non essere interessato alle mie competenze visto che mi chiamano da molte altre Regioni italiane. Spero di essere smentito, ma come per la prima ondata credo che verrò lasciato fuori perché le mie conoscenze tecniche e la mia passata esperienza internazionale nella gestione di epidemie passano in secondo piano rispetto al fatto che non sono allineato al Lega-pensiero.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

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