19 ottobre 2021

Treviso

“Viva Franco BATTIATO”: quando la fantasia trasforma l’orrido in qualcosa di edificante

EDITORIALE – Un antidoto alle nostalgie anacronistiche che ha anche una versione “Made in Treviso”

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Viva Franco BATTIATO

EDITORIALE – Ieri il nostro giornale vi ha dato la notizia della comparsa di una scritta inneggiante al duce, nel bel centro storico di Asolo. Un fatto di per sé quasi banale se non fosse che la sola idea che qualcuno esalti un passato storico orribile, è quanto meno inquietante. Diverse personalità delle Città dai cento orizzonti hanno biasimato il gesto mentre il Comune ha provveduto subito a cancellare il graffito nostalgico.

Quel anacronistico e oltraggioso “W il duce” è comparso sul muro dei bagni pubblici adiacenti all'autorimessa comunale della Cipressina e leggendo i vari commenti al fatto ho trovato quello del vicesindaco di Asolo, Franco Dalla Rosa, quanto mai appropriato: "Il posto dove l'autore ha deciso di collocare la sua scritta dice tutto".

L’episodio asolano mi ha fatto ripensare ad una notizia letta solo pochi giorni prima su un nuovo fenomeno che pare stia dilagando in Spagna. Nella penisola iberica, dove al pari dell’Italia ci sono ancora insulsi nostalgici, capita d’imbattersi in scritta estemporanea che riportano “Viva Franco”, chiaro riferimento al dittatore fascista. Così qualche mente illuminata ha pensato di neutralizzare il significato del graffito, con una piccola aggiunta.


Oramai non si contano più le scritte che dopo la frase inneggiante al dittatore riportano il cognome del cantautore, recentemente scomparso, Battiato. Un'esaltazione dell’orrido si sta quindi trasformando in un inno alla creatività e al talento del compositore siciliano. Sui muri della Spagna i graffiti “Viva Franco Battiato” si fanno notare perché hanno tutti due diversi caratteri di scrittura che lasciano intuire l’edificante supplemento.

Un po’ come dire che la cultura vince sull’ottusa negazione di ciò che è stato e non si deve ripetere. Così mi sono chiesta se anche da noi ci fosse modo di “correggere” le scritte inneggianti all’estrema destra e pur scervellandomi ammetto di non aver trovato nulla di così efficace, rispetto a quanto prodotto dagli spagnoli. Ma poi, leggendo i commenti sotto all’articolo di OggiTreviso, mi sono imbattuta nella frase di un lettore che, per la candida ironia, merita quanto meno una menzione: “Mio padre diceva: W il duce, che ci conduce, su par al pal de la luce”.

Leggi anche:

Ad Asolo compare una scritta che inneggia al duce: subito cancellata dal Comune


 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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