26 ottobre 2021

Treviso

“Suore” o “puttane”?

EDITORIALE - Ecco perché dobbiamo ancora celebrare la Giornata internazionale delle donne!

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

DONNE

EDITORIALE – Nel 2021 c’è ancora chi divide le donne in categorie come si fa per le specie faunistiche, ma con meno opzioni, di solito si limitano a “classificarle” in base a remoti canoni di presunta etica. Da qui il mio sfrontato ma inequivocabile titolo di quest’editoriale. Beh, cari voi che pensate alle donne come ad un “accessorio” oppure ad un entità soggetta a regole severissime dalle quali solitamente esentate i maschi, sappiate che nel quotidiano OggiTreviso TUTTE le donne avranno sempre voce, indistintamente e con un solo distinguo, evitare di ledere la dignità altrui.

Un preambolo doveroso visto che oggi qualche bacchettona/e si è scandalizzata/o per una delle tante interviste che stiamo facendo per il focus dedicato alla Giornata internazionale delle donne. Già perché c’è ancora chi non tollera che una donna parli liberamente del suo corpo o decida in autonomia di farne consapevolmente uno strumento di lavoro, per la propria indipendenza, andando contro un ancora troppo diffuso perbenismo.

Come donna posso non contemplare una scelta di questo tipo ma certo non posso sentirmene offesa! Reputo giusto che ciascuno abbia la facoltà di fare ciò che più gli aggrada nella vita. Personalmente ho intrapreso una strada diversa a livello lavorativo anche se forse altrettanto contro corrente della nostra giovane ed avvenente intervistata, dato che oltre ad essere una giornalista sono tra i pochi direttori donna di un quotidiano, in Italia.

Francamente mi ripugna pensare che oggigiorno una donna debba ancora rendere conto di ciò che fa, in una società che viceversa è assolutamente indulgente con i maschi. Se ad oggi c’è ancora la forte esigenza di celebrare la Giornata internazionale delle donne e proprio a causa di chi grida allo scandalo perché una ragazza sceglie d’intraprendere una professione non convenzionale.

Quando, anni fa, vivevo all’estero ho visto cose di cui non è facile parlare ma che ora sento di dover citare. Ho visto donne… donne vendute come fossero animali ed altre vendersi per poter mangiare ma soprattutto ho visto donne senza voce, senza diritto di opinione e senza libertà di scelta. Perciò, per quanto mi riguarda, chi si permette di pontificare su “come deve essere una donna” deve solo sciacquarsi la bocca, in special modo se lo fa al mio cospetto.

In questi giorni, i giornalisti di OggiTreviso stanno scrivendo di donne, sotto molteplici punti di vista, anche se è un po’ come parlare delle stelle: sono troppe per raccontarle tutte! Una scelta, quella di dedicare spazio all’universo femminile, dettata dal fatto che le discriminazioni ci sono ancora e sono pesanti, anche se talvolta l’apparenza porta a illudersi che le cose stiano diversamente. Le donne sono ancora penalizzate in molti ambiti: pagate di meno, relegate a ruoli professionali secondari, vittime di una dilagante propaganda che le relega a complemento e non dà loro ruoli da protagoniste.

Sarò onesta, non amo molto fare distinguo tra donne e uomini, culturalmente sono portata a pensare a tutti come persone. Ma la mia emancipazione m’impone di guardare a chi viceversa ha ancora battaglie da combattere, per ottenere diritti fondamentali e mi carica della responsabilità morale di fare la mia parte, per lasciare alle mie figlie un mondo migliore. Un mondo in cui una donna sia libera di scegliere se essere madre oppure no, senza essere giudicata. Un mondo in cui una donna non debba sentire il bisogno di sposarsi per “completarsi”. Un mondo dove nel lavoro le donne siano finalmente esentate dal sottostare a compromessi o dimostrare di valere il doppio di un uomo, per ottenere il medesimo ruolo.

Trattando di diritti e di discriminazioni di genere è facile cadere in luoghi comuni e considerazioni retoriche ma per dirla con semplicità, senza scomodare filosofie o citazioni colte, auspico che tutte le donne, in un futuro non lontano, possano essere libere di diventare le donne che intimamente desiderano, scevre da condizionamenti. Auguro quindi a tutte di avere il coraggio di far sentire la propria presenza, di avere la forza di ribellarsi alle prevaricazioni, di rivendicare i diritti che spettano loro e di trovare nelle altre donne delle alleate.

Ad OggiTreviso continuerà comunque ad essere l’8 marzo tutto l’anno. Daremo ancora voce, come abbiamo fatto in molte occasioni: alla lavoratrici, alle suore di clausura, alle artiste, alle professioniste, alle immigrate, alle madri, alle musiciste, alle nonne o alle scrittrici ma anche alle vittime (un po’ meno alle carnefici, lo ammetto), alle sportive, alle studentesse e alle loro insegnanti, a chi crede e a chi si professa atea, alle figlie e alle sorelle, alle bambine e alle centenarie.

Un umanità che mi piace pensare variegata e portatrice di cose positive. Per non essere troppo sessista ho deciso di citare una frase del “maschietto” Barack Obama: “Le donne sono leader superiori e con loro al potere il mondo sarebbe un posto migliore”. Non so se Obama abbia ragione, ma non sarebbe male fare un tentativo. Battute a parte, la questione mi sta a cuore perché così com’è capita a tutte nel corso della propria vita, ho visto da vicino le discriminazioni di genere e ho finito col maturare un sentimento molto forte di rivendicazione egualitaria.

Mi sono fatta persuasa che perbenismo e discriminazione di genere siano figlie della mancanza di rispetto e dell’arroganza di chi si reputa superiore e quindi in diritto di giudicare le vite altrui senza alcun riguardo non solo per le persone ma anche per i più elementari diritti individuali volti a garantire, la dignità di ciascuna di noi.

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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