14 luglio 2020

Oderzo Motta

“Sul Piave troppe fake news”

Fausto Pozzobon, contro chi ipotizza scenari catastrofici

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Fausto Pozzobon

CIMADOLMO – Da sempre quando si parla di Piave c’è chi s’improvvisa esperto di regimazione idraulica o di pianificazione dei bacini ma si sa un conto sono le chiacchiere un conto è la realtà. Di recente sono comparse su alcuni media delle dichiarazioni particolarmente allarmistiche sul fiume sacro alla Patria e la cosa non è andata proprio giù a Fausto Pozzobon, presidente del Circolo Legambiente Piavenire di Maserada nonché componente del Direttivo Legambiente Veneto ma anche socio del Comitato per la tutela della Grave di Ciano: di fatto un’autentica istituzione quando si parla del Piave nonché memoria storica delle vicende del fiume.

Perché ha deciso di intervenire su quanto detto da alcuni, dopotutto viviamo nel paese dove ogni singolo cittadino ha la sua personale formazione della nazionale di calcio?

Fa impressione leggere le elucubrazioni di alcuni, su utilizzo dei letti fluviali, trasporto solido da parte delle correnti del fiume, erosioni delle rive, accumulo di ghiaie nel tratto mediano della Piave, deviazione del fiume in un unico letto per la sicurezza dei centri urbani, più altre perle di intelligenza idraulica ed idrogeologica in libertà…. ed ha fatto bene chi ne ha scritto a mettere tutte queste dichiarazioni rigorosamente fra virgolette: proponiamo agli autori di queste dichiarazioni di scrivere un libro insieme su come va governato dal punto di vista idraulico ed idrogeologico il nostro fiume almeno nel tratto mediano mettendo in evidenza soprattutto quella parte in cui si ipotizza la grande alluvione della città di Treviso soltanto perché questo centro urbano provinciale si trova a 12 metri sotto il livello del letto della Piave.

Beh, l’ipotesi di alluvione a Treviso in effetti sembra piuttosto ardita: quindi come definirebbe queste dichiarazioni e soprattutto quali conseguenze teme possano avere?

Decisamente ci vuole coraggio, direi spudoratezza, per dichiarare simili fake news: ma è possibile dire, senza vergognarsene, che in Medio Piave ci sono 90 – 100 milioni di mc di ghiaia accumulati in attesa di essere rimossi, quando è sotto gli occhi di tutti un alveo del fiume sempre più profondo, incassato su rive a strapiombo con la conseguenza di una situazione di grande pericolo che Ponte di Piave e Fagarè hanno già vissuto nell’ottobre 2018 quando, poco più di 2.000 mc/sec, sono arrivati al collo di bottiglia di Ponte spinti da un’aggressività accumulata proprio da un letto troppo ristretto – un canale appunto – e dalla mancanza delle divagazioni che il fiume si era costruito nei secoli passati.

Può farci altri esempi della situazione nel fiume?

Quando qualcuno argomenta in questa maniera, consigliamo una passeggiata breve fino al ponte della ferrovia a Ponte della Priula dove è possibile toccare con mano e vedere con i propri occhi il grave problema delle modifiche strutturali del letto fluviale, operate con le decine di concessioni sempre assegnate al CRIF dal Genio civile di Treviso-Regione Veneto in un fiume già violentato per anni nel periodo 1970-1975: tra il livello del greto dove affondano le fondamenta del manufatto di collegamento ferroviario ed il letto attivo a un centinaio di metri più a valle, c’è un dislivello di almeno 4 metri tale da porre dei problemi per la stabilità del ponte. Sembra naturale e conseguente ipotizzare che la ghiaia del fondo fluviale si sia spostata per colmare i vari buchi provocati dalle decine di prelievi autorizzati dal Genio civile di Treviso in questi ultimi anni.

Quali altre incongruenze ha notato nelle recenti esternazioni sul Piave?

Impressionante poi l’ignoranza del primo cittadino di Cimadolmo rispetto a conoscenze elementari delle dinamiche del Fiume: intanto come fa a dire che il ramo di Cimadolmo è parzialmente chiuso a monte per ragioni di sicurezza, ma dove prende tali informazioni? E poi continua ricordando che tecnici di un non precisato Genio Nazionale (non esiste una struttura nazionale dal 1972) ed un Ministero imprecisato si sono interessati al caso Cimadolmo. Si lamenta il Ministeri sindaco – ma l’aveva fatto anche in un articolo di novembre 2019 – per il fatto che si trova, nel suo territorio comunale, con la Negrisia, torrente di risorgiva per un buon tratto zona S.I.C. e Z.P.S., che in genere ha il suo corso attivo secco per 1,5 chilometri, che ritorna ad avere acqua corrente ed a creare problemi alle residenze troppo vicine alle sue rive: insomma sembra contrariato della presenza di due fiumi – Negrisia e Piave – che inspiegabilmente hanno acqua… mah, che dire?!"

A suo parere perché verrebbero fatte, da taluni, asserzioni contestabili?

Ma ad una lettura attenta viene fuori qual è la sostanza che ha determinato queste preoccupanti prese di posizione: ad un certo punto si parla di pericolo di erosione per superfici coltivabili ed in coda si prospetta la difesa della sponda dell’Isola di Papadopoli con massi di roccia – ricordiamo che già a fine anno 2014 si sono spesi oltre 200.000 euro per la difesa del terrapieno dell’Isola di Papadopoli presso il ponte di Cimadolmo. Ancora una volta si spendono soldi pubblici per la difesa dei vigneti privati, si irrigidiscono le rive provocando un aumento della velocità e dell’aggressività delle correnti, si toglie in definitiva spazio vitale al fiume: anche questa volta 300.000 euro pubblici, per un intervento in regime di somma urgenza, si spendono per la difesa di un bene privato.

Lei è una figura autorevole quando si parla di Piave ma vi sono altri esperti qualificati che la pensano come lei?

Su questi argomenti abbiamo sentito Alvise Luchetta, ingegnere capo dell’Ufficio del Genio Civile di Treviso e di Venezia, il quale, messo al corrente delle cose dette da personaggi citati, prendeva le distanze, anzi si riprometteva di sentire il sindaco di Cimadolmo quanto prima: servirebbe una autorevole smentita da parte del Genio Civile di TV alle considerazioni perlomeno avventate di ambedue questi “esperti della Piave”. All’ing. D’Alpaos, che più volte ha affermato, anche per iscritto, che, nel medio Piave, bisognerebbe riportare la ghiaia per garantire un adeguato assetto idrogeologico in questa importantissima sezione di fiume, chiediamo di intervenire per bloccare progetti di canalizzazione, tra l’altro in regime di somma urgenza, che aumentano la pericolosità delle morbide e delle piene del nostro Fiume, appena a valle di questo territorio fluviale. Il suo autorevole intervento servirebbe per sgombrare il campo da speculazioni di questo tipo, ponendo finalmente il problema della sistemazione morfologica ed idraulica di un territorio fluviale che è stato compromesso ormai da decenni con interventi sconsiderati che prevedono di tenere invano un fiume come la Piave al centro dell’alveo – questo sembra un mantra imprescindibile negli uffici del Genio Civile TV! –: e questo vorrebbe dire riconsiderare anche l’affrettata scelta dell’assessore regionale Bottacin, della distruttiva ed enorme cassa d’espansione a Ciano che mal si sposa con la ricerca di una sistemazione morfologica ed idraulica efficace di tutta l’asta fluviale”.

 



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