28 gennaio 2021

Montebelluna

“Sarebbe stato meglio se l’ispezione ministeriale fosse stata “a sorpresa”, senza preavviso”

Ospedale di Montebelluna: gli ispettori ministeriali non hanno ancora consegnato il loro report ma tutti sembrano già conoscerne l’esito

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

ospedale di Montebelluna

MONTEBELLUNA – All’indomani dell’ispezione ministeriale all’ospedale San Valentino di Montebelluna, tutti sembrano già conoscere l’esito dei controlli chiesti dal Ministro della salute Roberto Speranza. Sono più d’una le voci istituzionali che hanno dato per certo che al nosocomio montebellunese non siano emerse criticità, ad eccezione del direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, che ha scelto di non rilasciare nessuna dichiarazione sull’ispezione ministeriale.

Fermo restando che anche l’ultimo dei montebellunesi desidera che il personale dell’ospedale cittadino sia messo nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio compito, la circostanza è quantomeno singolare, visto che ad oggi non ci sono notizie certe e formali che i 10 ispettori abbiano già consegnato il loro report al Ministro della salute Roberto Speranza. Nessun esito ufficiale è stato reso noto sul lavoro svolto dagli ispettori ministeriali che per due ore hanno passato al setaccio i reparti Covid e la documentazione sulle attività delle ultime settimane.

D'innanzi a tanta sicurezza viene da chiedersi se non avessero ragione i nostri interlocutori che alla vigilia dell’ispezione avevano considerato: “Speriamo che questa ispezione serva a qualcosa, anche se siamo convinti che sarebbe stato meglio se fosse stata fatta “a sorpresa”, senza preavviso, perchè potessero vedere le barelle con i malati nei corridoi, per la mancanza di posto. Crediamo che così ci sarà il tempo di sistemare, trasferire, salvare le apparenze”.

Intanto ad avvallare ulteriormente le dichiarazioni fatteci da un gruppo di sanitari sulla serietà della situazione venutasi a creare a Montebelluna emergono nuove testimonianze, come le lettere inviate ai primi di novembre dai medici dei reparti di Pneumologia e Medicina Generale che un quotidiano locale ha pubblicato. Dalle due missive, inviate alle Direzione dell’Ulss 2, vengono a galla timori e disagi del personale, preoccupato di non poter assistere adeguatamente i pazienti. Sotto le lettere dei medici.



Dalla PNEUMOLOGIA di Montebelluna

In qualità di dirigenti medici della UOC Pneumologia vogliamo segnalare alla direzione di questo ospedale alcune problematiche, ampiamente prevedibili, che sono emerse con l’improvviso e rapido afflusso di pazienti Covid presso la nostra unità operativa, che rendono inaccettabile il rischio clinico che si è venuto a creare. La nostra UO presenta delle peculiarità rispetto alla UO Medicina dentro la quale si trova locata. I pazienti presentano delle criticità cliniche notevolmente maggiori rispetto ai pazienti internistici e possono essere considerati, per gravità, dei pazienti a metà strada tra l’area di degenza ordinaria e la terapia intensiva. La degenza in Pneumologia permette in molti casi di evitare il ricovero in terapia intensiva con conseguente risparmio di risorse e riduzione dei costi e dei tempi di degenza.

Allo stato attuale, invece, l’organico di Medicina Generale conta rispettivamente 8 dirigenti medici di cui 1 non può gestire pazienti COVID-19 positivi. 1 dirigente è stato sospeso dal servizio in quanto risultato positivo ed 1 dirigente è a tempo parziale. Mentre i pazienti COVID-19 ricoverati oggi nella nostra UOC sono 61 e 19 affidati alla U O di Pneumologia richiedenti cure sub-intensive e ventilazioni non invasive. Si ricorda inoltre che durante il turno notturno il singolo medico di guardia interdivisionale ha la responsabilità di gestire 147 pazienti, di essere disponibile per consulenze e urgenze presso i reparti dell’area chirurgica.

L’esperienza che abbiamo delle guardie diurne e notturne ci permette di affermare senza tema di smentita che in tale circostanza non è possibile garantire un adeguato livello di assistenza a tutti i pazienti ricoverati. Per affrontare la critica contingenza in cui versiamo, chiediamo dunque alla Direzione di provvedere tempestivamente a integrare e definire il personale che si ritiene necessario destinare alla gestione dei pazienti COVID-19, per poter garantire un adeguato rapporto medico/paziente che permetta di garantire in maniera ottimale l’assistenza sanitaria con una concomitante programmazione e articolazione dei turni di guardia orientate al rispetto dei periodi di riposo necessari per il recupero psico-fisico dei dirigenti sanitari. Nell’assicurare un atteggiamento pienamente collaborativo e costruttivo, siamo a chiedere di prendere atto e di sanare opportunamente questa situazione.



Dalla MEDICINA GENERALE di Montebelluna

In qualità di dirigenti medici di questa azienda, vogliamo portare alla Vostra attenzione le attuali difficoltà lavorative presso l'U.O.C. di Medicina Generale dell’Ospedale San Valentino di Montebelluna. Dal 23 ottobre, giorno in cui la nostra U.O.C e quella di Pneumologia sono state destinate all’accoglimento dei pazienti COVID-19, il carico di lavoro è divenuto non più sostenibile in regime di sicurezza, con un continuo ed inaccettabile aumento del rischio clinico per i pazienti assistiti. Si segnala infatti che la tipologia di paziente COVID-19 accolta presso i nostri reparti prevede anche degenti che necessitano di cure sub-intensive e di ventilazione assistita non invasiva, per i quali non abbiamo expertise di gestione: al fine quindi di poter affrontare la situazione di emergenza, riteniamo doveroso che venga garantita la presenza di dirigenti sanitari in numero congruo rispetto alla misura crescente dei malati e che essi siano provvisti di adeguata competenza per lo svolgimento appropriato delle diverse attività richieste...

Ci vediamo affidato il ruolo di gestire una terapia semi intensiva, un’area di degenza che dovrebbe avere sempre in servizio un numero adeguato di personale addestrato sia dal punto di vista medico che infermieristico... Sono in servizio solo 4 medici pneumologi in tutto il distretto di Asolo, che oltre alla delicata gestione del servizio diurno 7 giorni su 7, stanno garantendo la copertura di 12 notti su 30 all’interno del dipartimento medico... Nonostante la pandemia in atto, i suddetti medici continuano a garantire il servizio di endoscopia respiratoria in elezione ed in urgenza su due ospedali, l’attività di consulenza intraospedaliera sia per i reparti che per il pronto soccorso e i percorsi diagnostici dei pazienti oncologici in regime di day hospital. Appare evidente che con questi numeri la qualità del servizio erogato non può essere ottimale.

Oltre alla presenza di personale medico in numero adeguato, la terapia semi intensiva prevede un rapporto paziente/infermiere di 4:1 con personale infermieristico esperto e formato. Attualmente l’area semi intensiva è posizionata all’interno della Medicina est dove di notte sono in servizio solo due infermieri per tutto il settore di oltre 40 pazienti, nella maggior parte dei casi con limitata esperienza lavorativa in ambito pneumologico... In 8 anni non sono mai state formate delle figure dedicate all’assistenza di malati pneumologìci, che necessitano di monitoraggio continuo e di protesi ventilatorie di non semplice configurazione, montaggio e utilizzo.

Per affrontare la situazione di emergenza in cui tutti ci troviamo, chiediamo alla Direzione di integrare il personale destinato alta gestione dei pazienti Covìd sia in ambito medico sia in ambito infermieristico... Riteniamo che il sistematico e ulteriore ricorso all’orario straordinario, che peraltro i medici di Pneumologia hanno sempre garantito anche al di fuori dell’emergenza pandemica, non possa essere la soluzione del problema... Nell’assicurare un approccio collaborativo, siamo a chiedere di prendere atto delle problematiche e a sanare la situazione che si è creata.

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
Direttore responsabile

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