26 febbraio 2021

Treviso

“Sarebbe stata una carneficina se non fossero stati bianchi”

EDITORIALE - Lo afferma pure “Capitan America”

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Banksy opera dedicata a George Floyd

FOTO - opera di Banksy dedicata a George Floyd


EDITORIALE – Le immagini dell’assalto a Capitol Hill hanno fatto il giro del mondo ma tra tanti commenti letti uno in particolare mi ha colpita: “Sarebbe stata una carneficina se non fossero stati bianchi”. A commentare così i fatti di Washington è l’attore Chris Evans, celebre per aver interpretato con successo Capitan America nell’Marvel Cinematic Universe (Universo cinematografico Marvel).

Evans esprimendo il suo sdegno su Twitter per l’assalto al palazzo del Congresso, da parte di alcuni sostenitori di Trump, ha messo in luce una triste realtà che lo scrittore Soumaila Diawara, originario del Mali e in Italia dal 2014 come rifugiato politico, ha ben sintetizzato.

“Nella potente democrazia americana se sei nero e ti accusano di aver comprato delle sigarette con venti dollari falsi ti strangolano per strada, però se sei bianco e sostenitore di Trump puoi irrompere in massa nel Campidoglio nel tentativo di mettere in atto uno dei più clamorosi colpi di stato, e hai anche tutto il tempo di farti i selfie… Questa è la semplice, imbarazzante realtà, questa è la semplice, abissale differenza. E non pensiamo che non ci riguardi poiché anche da questa parte dell'oceano la deriva nazionalista è reale e attuale”.

Già, mercoledì 6 gennaio l’America ha mostrato al mondo un’immagine di sé lontanissima da quella che i più conoscono (o idealizzano). L’immagine di una nazione che spesso si è autoproclamata paladina della democrazia, salvo poi tollerare e alimentare disuguaglianze e vere e proprie iniquità sul proprio suolo patrio, che non sono avulse dalle violenze di Washington.

Certo non esiste un paese perfetto, un paese che prima o poi non debba fare il conti con qualche contraddizione ma era impensabile immaginare che gli Stati Uniti potessero essere teatro di accadimenti simili. L’irruzione di uomini armati nel tempo della democrazia: fatti troppo spesso visti in paesi dove il loro verificarsi era, da alcuni, attribuito proprio alle ingerenze americane.

Quanto accaduto ha tracciato un solco nella storia di una nazione dove i bambini quando vanno a scuola tutte le mattine fanno l’alza bandiera e cantano l’inno nazione. Ma l’assalto dei forsennati sostenitori di Trump, con il passare dei giorni sembra fare emergere realtà tenute, per troppo tempo, sotto il tappeto. Una imbarazzante tolleranza verso l’estremismo di destra, verso i neonazisti e i suprematisti bianchi che ha radici antiche e che spesso è stata denunciata dai detrattori dell’America, tacciati poi di argomentazioni pretestuose.

Beh, a quanto pare queste realtà negli USA sono ben più radicate e presenti di quanto si pensasse e vederle venire allo scoperto in maniera così plateale sconcerta non poco. Certo a tutti è noto che sia una terra dove convivono (limitatamente in armonia) tante differenze, dove si sono consumate iniquità come l’oppressione dei nativi o lo schiavismo.

Ma stiamo parlando di quella che da sempre si definisce la “più grande potenza mondiale”, che ad onore del vero dopo i recenti accadimenti “qualche posizione in classifica” l’ha persa. Quale sarà il futuro è un’incognita soprattutto a livello internazionale dato che gli USA sono (nonostante la guerra fredda sia cessata da tempo) comunque un riferimento anche per altre nazioni.

Viaggiare mi ha insegnato che non esistono paesi giusti o sbagliati, popoli degni o etnie da biasimare. Quando ho visitato gli Stati Uniti sono tornata a casa portando nel cuore scenari naturali meravigliosi, la simpatia di nuovi amici e la convinzione che sia un paese complesso come pochi altri. Beh, dopo questa notte buia ti auguro… good morning America!



Suprematisti per Trump in una manifestazione del 2019 a Portland

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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