01 giugno 2020

Treviso

“Ragazzi della movida rispettate la regola delle 3 M”

Benazzi chiede ai giovani di non dimenticare mai: la mascherina, la distanza di 1 metro e d’igienizzare le mani

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Ulss 2

TREVISO – Si è presentato in camice bianco quest’oggi in conferenza stampa il dottor Francesco Benazzi, Direttore generale dell’Aulss 2 Marca Trevigiana, per parlare ai giovani della movida, non da burocrate ma da medico, per metterli in guardia dai rischi di comportamenti incauti. “La regione Veneto è quella che ha aperto di più dando fiducia alla gente e quindi abbiamo bisogno di essere più prudenti – ha esordito Benazzi -. Un’ordinanza più estensiva quella veneta per la fase 2, rispetto DPCM e dobbiamo evitare di riaccendere focolai”.

Il direttore ha quindi fatto alcune considerazioni sulla necessità di ripartire con le attività produttive: “Questo fermo macchina di oltre 2 mesi ha ridotto le performance delle nostra economia con una brusca contrazione del PIL pari al -7,1 %. Il nostro tessuto socioeconomico ha gravemente sofferto e non possiamo permetterci di bloccare ulteriormente le nostre imprese, pena la recessione economica. Dobbiamo impedire al Covid di impadronisca delle nostre vite”.

Detto ciò ha fatto il punto della situazione sanitaria ponendo l’accento sui rischi: “Abbiamo ridotto e quasi annullato il diffondersi del contagio. Purtroppo, una parte di cittadini, in particolare i giovani, pare non comprendere fino in fondo la situazione, non rendendosi contro che una semplice trasgressione può mettere a rischio loro, gli operatori che devono curarli e chi tra i malati è più fragili. La felicità di poter tornare ad uscire può portarci a sottovalutare gli eventi passati ma di Covid si muore: i dati sono inequivocabili, e si ammalano pesantemente anche i giovani, spesso gli esiti si protraggono nel tempo e si sta male anche dopo la guarigione”.

A Treviso i ricoveri sono stati 460 e nel bilancio totale della provincia che ha visto 1.052 ricoverati ci sono anche 61 persone a Oderzo, 169 a Conegliano, 207 a Vittorio Veneto, 80 a Montebelluna e 76 a Castelfranco. Quanto ai pazienti che sono stati assistiti in terapia intensiva sono stati complessivamente 147 di cui 63 a Treviso mentre gli altri: 10 a Oderzo, 35 a Conegliano, 20 a Vittorio Veneto e 19 a Montebelluna. Attualmente ci sono ancora 16 persone in pneumologia mentre tra gli operatori sanitari vi sono ancora 26 malati.

“Dobbiamo stare attenti perché è un’infezione subdola e letale ma ancora più letale è l’egoismo e il cinismo di chi non rispetta le regole – ha incalzato Benazzi -. Dobbiamo guarire dal virus dell’individualismo. Il seno di poi non aiuta nessuno dobbiamo rispettare oggi le regole. Guardate con che accuratezza la Regione ci ha dato le regole per l’accesso agli ospedali, regole messe per il bene della gente”.

Quindi ha concluso con un esortazione: “Ho tanta paura per i ragazzi della movida, che usano la mascherina come un collare e ho paura per cosa potrebbe succedere nel weekend. Non è facile parlare di regole ai giovani e fa specie che un anziano come me dia consiglia ma ascoltatemi. Vi chiediamo di essere nostri alleati e vi chiedo di parlare d’amore e rispetto per gli altri quanto andate sul web. Rispettate la regola delle 3 M: metro (la distanza), mascherina e mani (igiene delle mani) per non morire, fate un atto d’amore verso voi stessi e verso gli altri”.

A questo punto è stata proposta la testimonianza video di Valentina Rubert ricoverata per Covid in rianimazione e ora guarita, una giovane sportiva di 37 anni, allenatrice di minivolley e under12 di pallavolo a Motta di Livenza. “Sono stata ricoverata 20 giorni all’ospedale di Treviso per polmonite da Covid, di questi 20 giorni 7 li ho trascorsi in terapia intensiva dove per 3 giorni sono stata intubata – ha raccontato Valentina -. Questo non è un virus che colpisce solo gli anziani e deboli, io ne sono la riprova, sono una sportiva e da 25 anni gioco a pallavolo. Non è una banale influenza che si risolve in pochi giorni: io sono a casa da un mese e mezzo e ancora convivo con le conseguenze del virus che pian piano si risolveranno ma ci vuole tanta pazienza. Vi chiedo un po’ di sacrificio e di seguire le indicazioni che vi sono state date. Indossate mascherina e guanti e usate igienizzante ma soprattutto evitate assembramenti come in questi giorni si sono visti. So che adesso è un momento difficile perché avreste voluto vedere tante persone ma fate questo piccolo sacrificio in primis per voi ma anche per famigliari e amici perché è un esperienza dura. Fatelo per tutti coloro che vi circondano: io sono stata fortunata ma non tutti potrebbero essere fortunati come lo sono stata io”.

A questo punto è intervenuto il dottor Antonio Farnia direttore della terapia intensiva di Treviso: “Mi rivolgo ai ragazzi della movida quelli che vanno a prendere lo spritz con la le patatine e lo fanno perché pensano “a me non succederà mai”, ma non è così abbiamo visto adesso l’esempio di un giovane a cui è successo. Vorrei raccontarvi cosa succede alle persone colpite da Covid, perché è un po’ come una roulette russa e non sappiamo perché capita. Non sappiamo molte cose di questo virus ma capita che a una persona arriva il proiettile e non sappiamo se sia perché le difese della persone sono alterate o il virus è più aggressivo. Così colpisce le vie respiratorie e poi il polmoni e si finisce in ospedale con la sensazione che manchi l’aria, una brutta sensazione! La mancata ossigenazione degli organi renderà stanchi, si viene ricoverati in reparto di malattie infettive dove vi verrà somministrato dell’ossigeno con una maschera ma se siete particolarmente sfortunati la malattia continua ad andare avanti e quello che fa il virus quando arriva al tessuto polmonare è distruggerlo lentamente e inesorabilmente. Con l’ossigeno vi sembrerà di stare un po’ meglio ma faticando a respirare non dormirete, non riuscirete a bere e ad alimentarvi e quindi sarete ricoverati in pneumologia dove hanno delle strumentazioni migliori della maschera per la somministrazione di ossigeno. Se la malattia va avanti dovrete essere trasferiti in terapia intensiva dove malgrado ulteriori terapie può succedere che si vada alla totale distruzione dei tessuti polmonari e si muore”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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