07 giugno 2020

Montebelluna

“Quello che dice l’assessore Bottacin è un fiume di bugie”

È il lapidario commento del Comitato per la tutela delle grave di Ciano che si batte per fermare il muro nel Piave

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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“Quello che dice l’assessore Bottacin è un fiume di bugie”

CROCETTA DEL MONTELLO – Di recente, in vari frangenti, l’assessore regionale Bottacin ha fatto delle dichiarazioni per giustificare il maxi-intervento sul Piave finalizzato a realizzare delle casse d’espansione e un muro che potrebbe essere uno dei più grandi d’Europa, lungo ben 13 chilometri, all’interno della golena del Piave a Ciano del Montello. Ora il Comitato per la tutela delle grave di Ciano che questa sera organizza una conferenza alle 20.30 nell’ex cinema di Ciano a Crocetta del Montello risponde, punto su punto all’assessore ed esordisce definendo la sue dichiarazioni “un fiume di bugie”.

“In merito alle dichiarazioni dell’assessore Bottacin, facciamo presente che dalle rilevazioni dall’Autorità di Bacino dell’Alto Adriatico nel 2002 risultavano risiedere 2.572 persone nell’alveo del Piave. Dire che 100.000 persone sono in pericolo di vita è semplicemente terrorismo psicologico, anche riconoscendo il rischio che corrono le popolazioni a valle del fiume durante le piene eccezionali. Sappiamo tutti che a causa di una gestione scellerata del territorio si è consentito di costruire abitazioni nell’alveo del fiume, pur trattandosi di un’area che per sua natura è destinata a contenere le piene del fiume”.

Una dura reprimenda che prosegue: “Non solo, nel frattempo le coltivazioni annuali consentite in ambito golenale si sono trasformate in distese di vigneti. L’assessore Bottacin cita il Piano Stralcio per giustificare la scelta di Ciano, per le casse di espansione. Invece negli studi del Piano Stralcio si concludeva che: “La soluzione di Ponte di Piave appare fra tutte quella più idonea” (considerando l’insieme dei parametri costo, efficacia, impatto e cantierabilità). Viene da dire che all’assessore Bottacin più che a salvare le vite interessa salvare le viti”.

Ci sarebbe quindi l’ombra del Prosecco, dietro al progetto, secondo il Comitato: “Improvvisamente ora, senza un nuovo studio approfondito e attendibile che giustifichi tale scelta rispetto a quella prefissata, si è deciso di intervenire sulle Grave di Ciano, andando a distruggere così un’intera area di importantissima rilevanza ambientale, storica, paesaggistica. È inaccettabile che un assessore regionale all’ambiente non riesca a capire la differenza fra un ecosistema unico che si è generato naturalmente in molti anni e per questo divenuto sito protetto a livello europeo (SIC e ZPS) e l’intervento di cosmesi ambientale con erbetta ed alberelli che si andrebbe a realizzare dopo aver distrutto tutto. Con che coraggio si parla di “scarso impatto ambientale”? L’impatto sarà altissimo e totale”.

Ma cosa propongono in alternativa i cittadini di Crocetta riuniti in un comitato a cui va ricordato hanno aderito anche gli amministratori comunali? “Il Comitato per la Tutela della Grave di Ciano nasce come espressione di una pluralità di voci contrarie non solo al devastante progetto delle Casse di espansione a Ciano, ma a un modo di gestione del fiume fallimentare, con progetti di ingegneria idraulica altamente impattanti, troppo spesso viziati da valutazioni e speculazioni di interesse economico e politico (Vajont e Mose docent) a discapito di azioni che mirino in primis alla sicurezza delle persone e ad una convivenza col fiume armoniosa e rispettosa. Il fiume è un grande ecosistema complesso che vive e genera vita ed ha bisogno del suo spazio, non un grande mostro da sconfiggere a suon di sbarramenti, arginature, cementificazioni, rettifiche, prelievi di ghiaia, ecc.”.

Ed ecco una richiesta formale alle istituzioni: “Il Comitato chiede alla Regione Veneto di fare proprio un approccio che miri alla riqualificazione fluviale attraverso una pianificazione corretta dell’intero bacino idrografico del Piave, puntando al ripristino per quanto possibile dello stato naturale del fiume e coniugando la gestione del rischio idraulico ai molteplici vantaggi ambientali, sociali ed economici che l’applicazione di tale approccio ha già dimostrato di avere. Per questo invitiamo tutte le popolazioni rivierasche a fare propria la nostra richiesta, consapevoli del fatto che non dobbiamo aggrapparci a campanilismi che favoriscono il “dividi et impera” ma fare fronte comune perché l’incolumità delle persone e la qualità dell’ambiente siano finalmente considerati delle priorità assolute”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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