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27 novembre 2022

Vittorio Veneto

“Perché a pagare le modifiche tecnologiche devono essere sempre le comunità più deboli dei territori più fragili?"

La questione del segnale radiotelevisivo nelle aree montane torna sotto i riflettori

| Roberto Silvestrin |

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VITTORIO VENETO/FREGONA - La questione del segnale radiotelevisivo nelle aree montane torna sotto i riflettori. Nei giorni scorsi Marco Bussone, presidente dell’Unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem), ha infatti inviato una lettera al Ministero dello sviluppo economico. “Per effetto del conflitto tra frequenze e il cambio di banda a seguito dell'arrivo del 5G, molte aree sono oggi senza segnale – si legge nella missiva -. In particolare quelle montane alpine e appenniniche nelle quali i ripetitori radio-TV sono stati garantiti, negli ultimi 50 anni, dagli Enti montani, Comunità montane e Unioni montane. È solo grazie a loro che il segnale è arrivato nelle frazioni e nelle case dei paesi. A loro spese e a loro carico. Senza alcun tipo di contributo. Tutta la manutenzione, per decine di migliaia di euro, è stata a loro carico. Ora, come sapete, sono stati costretti a spegnere tutto. Quindici anni fa, in occasione del primo switch-off, tutto il processo è stato accompagnato da MISE e Regioni, anche con risorse economiche per aggiornare i ripetitori di proprietà degli Enti locali. Così non è stato negli ultimi mesi. I Sindaci si sono ritrovati senza soluzioni, con le comunità senza servizio. E i ripetitori spenti, da buttare. Il digital divide è dunque aumentato. Ho sempre detto a Voi e ai Governi, al Parlamento, che il divario digitale è quello dei 1500 Comuni in Italia senza adeguato segnale per la telefonia mobile, unito all'assenza di internet veloce a costi accessibili, insieme con la TV che non si vede”.

 

“Perché a pagare le modifiche tecnologiche devono essere sempre le comunità più deboli dei territori più fragili? Lo diciamo da tre anni – aggiunge Bussone -. Perché, se la parabola satellitare è l'unica buona soluzione, non è stato previsto già un anno fa o due un fondo nazionale da 5 milioni di euro per consentire voucher per i cittadini residenti e "villeggianti"? Perché non individuare oggi una soluzione tecnologica che consenta ai Comuni di risolvere un problema ad esempio con un ripetitore "collettivo", di frazione, di borgata? Ma ancor prima: perché deve sempre essere chi vive in montagna a pagare l'evoluzione tecnologica?”

 

“Ci sono zone critiche anche nel vittoriese – commenta il consigliere comunale fregonese Daniele Dal Mas -. A Fregona ci sono le Fratte, Osigo, Piai, Sonego e Mezzavilla. Uncem ha fatto una mappatura delle criticità a livello nazionale e l’ha trasmessa al Ministero. Speriamo che arrivino i soldi per la risoluzione di questo problema”.

 



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