09 agosto 2020

Vittorio Veneto

“Nuovi modelli per un diverso modo di fare agricoltura”: la soluzione ai conflitti di convivenza con i vigneti

È l’auspicio del tavolo di dialogo promosso dalla pastorale sociale della diocesi di Vittorio Veneto

| Claudia Borsoi |

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Tavolo diocesi

VITTORIO VENETO - «Occorre un “cambio di paradigma”, personale e sociale, economico e produttivo, accademico e popolare, per un nuovo modo di fare agricoltura, con un impegno su più fronti». È questo uno degli input lanciati dal “gruppo scientifico operativo” del “tavolo di dialogo” promosso dalla pastorale sociale della diocesi di Vittorio Veneto e a cui partecipano associazioni e movimenti ambientalisti, associazioni di categoria degli agricoltori, consorzi di tutela vitivinicoli e ora anche delle figure tecnico-scientifiche individuate da ciascuna componente. Al centro del tavolo il tema dei vigneti e l’impiego di pesticidi che da tempo divide la comunità, tanto che la diocesi ha voluto farsi promotrice di un dialogo fra le parti.

Il dialogo, avviato un anno fa, ha subito con la pandemia un inevitabile rallentamento e lunedì 29 giugno il “gruppo scientifico operativo” si è potuto riunire per la prima volta. Vi partecipano professori universitari, esperti, medici, docenti e professionisti del settore.

Obiettivo del primo incontro è stato quello di individuare, con metodo di indagine scientifica, alcuni punti di non ritorno a cui debba rifarsi la filiera vitivinicola e, più in generale, la pratica agricola, mettendo a confronto agricoltura convenzionale, integrata, biologica e biodinamica, cogliendo di ciascuna luci e ombre. Non si è mancato di evidenziare le tensioni sociali innescate dall’uso di fitofarmaci, spingendo verso un “cambio di paradigma” con impegno su più fronti, dall’investire sulla ricerca e sulla formazione, ad una maggiore elasticità del sistema di certificazione del biologico, all’aumento della biodiversità, al praticare maggiormente forme di economia circolare che consentano minore spreco di risorse, all’integrare in modo naturale le fertilità dei terreni. Tutto questo senza dimenticare le ricadute che l’uso di fitofarmaci può avere sulla salute umana.

«Tale cambiamento culturale e, di conseguenza, tecnico nel fare agricoltura non può prescindere da una visione politica ampia, capace di pensare al futuro, e capace di ripensarsi a livello almeno europeo per poter essere minimamente incisiva» afferma la pastorale sociale. Il prossimo incontro si terrà il 13 luglio.

 



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Claudia Borsoi

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