11 luglio 2020

Vittorio Veneto

“Le bombe le abbiamo lanciate noi”

Sedicente gruppo “I love Venethia” rivendica a OggiTreviso l’attentato al municipio di Vittorio Veneto

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

“Le bombe le abbiamo lanciate noi”

VITTORIO VENETO - Un volantino anonimo, siglato I love Venethia, con la rivendicazione dell’attentato esplosivo ai danni del municipio di Vittorio Veneto è stato recapitato al vicedirettore di OggiTreviso, Pietro Panzarino.

In mattinata, nella cassetta postale dell’abitazione collumbertese di Panzarino, il giornalista, in una busta chiusa, ha trovato un documento in cui un inedito gruppo “indipendentista” si rivendica l’atto doloso che inquieta la città e le istituzioni.

Questo il testo del volantino:

“attentato Vittorio Veneto h.01.30 notte tra il 22/23 novembre 2016

  • non sono stati volutamente fatti danni materiali a cose o persone
  • inizia il percorso determinato che non cesserà fino al completo sgombero dei terreni veneti appartenenti alla Repubblica Serenissima
  • italia stato oppressore della Venethia da 150 anni
  • la firma rivendicata è stata fatta sul lato destro del municipio di Vittorio Veneto e prontamente cancellata dai servizi dello stato italiano”


Dopo aver rinvenuto il documento, il vicedirettore di OggiTreviso, Pietro Panzarino, e la moglie Nicoletta hanno contattato le forze dell’ordine, che ora stanno vagliando l’autenticità della rivendicazione.

Per svolgere le indagini nel modo più completo, evitando “contaminazioni”, gli inquirenti nel pomeriggio hanno preso le impronte digitali dei coniugi Panzarino per confrontarle con altre che dovessero essere rinvenute sullo stesso volantino.

La sigla I love Venethia - a quanto si sa - non è mai apparsa fino ad ora in alcun manifesto o slogan. Difficile dire dunque se si tratti di un gruppo di “indipendentisti” che - come promette il messaggio - vuole iniziare un’azione sovversiva in loco o una “firma” tesa a depistare altre indagini.


“La questione - commenta Pietro Panzarino - è delicata. Ora sta agli inquirenti trovare un eventuale collegamento tra gli atti intimidatori e il messaggio recapitatomi, o capire se si tratta del gesto assurdo, per quanto inquietante, di qualche mitomane”.

 


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