21 ottobre 2020

Treviso

“Fateci riaprire, non si può distruggere in tre mesi quello che è stato creato con anni di sacrifici"

L'appello di Moira Bardini titolare del salone“Arte & Moda” chiuso da oltre 5 settimane e la lettera al premier Conte

| Isabella Loschi |

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Monia Bardini

Moira Bardini, titolare del salone “Arte & Moda”

TREVISO – “Le chiedo di ascoltare con attenzione i diretti interessati, le associazioni e le parti sociali, le chiedo di restituire dignità ad un mestiere e a chi le chiede solo di poterlo svolgere, al più presto, nel pieno dispetto delle sue disposizioni perché non si può distruggere in un trimestre ciò che è stato creato, spesso, con anni e anni di impegno, di passione, di dedizione. Serve coraggio. Serve che lei ci faccia aprire prima di giugno”.

Sono queste le parole che ha scritto Moira Bardini, titolare del salone di parrucchieri “Arte & Moda” di via Luzzati a Treviso, chiuso da ormai da più di 5 settimane, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte per chiedere la riapertura prima di giugno. Moira, 43 anni, ha aperto il suo salone nel 2006 e oggi dà lavoro ad altre 4 persone oltre a lei, dopo l’annuncio di domenica sera della prolungata chiusura dei saloni di bellezza fino al 1 giugno, ha deciso di alzare la voce per non vedere andare in fumo tutti i suoi sacrifici.

“Nelle ultime cinque settimane, con il negozio chiuso che non produce reddito, ho avuto uscite per 14 mila euro - racconta -. A fine mese devo pagare 3 mila 500 euro di prodotti. Cosa faccio, non pago i rappresentanti delle ditte? Si innescherebbe una catena pericolosa - dice - Ma per far fronte a questi costi, ho dovuto attingere al mio conto privato. I 600 euro del governo non bastano di certo a sostenere le spese, sono riuscita a malapena a pagarmi l’affitto del negozio. Il prestito in banca? Lo sto valutando”, spiega l’hair stylist trevigiana. “Pettini, spazzole e mollettoni nel mio salone vengono disinfettati ogni giorno attraverso l’immersone in un disinfettante medicale e poi inseriti in uno sterilizzatore - racconta Moira Bardini-. Abbiamo inoltre la sanificazione tramite l’ozono. Questi sono investimenti che ho fatto negli anni per garantire alle mie clienti la massima sicurezza. Non è giusto quindi che, con queste garanzie, il governo non ci faccia riaprire”.

Nella lettera al premier Conte Moira denuncia anche un altro fenomeno che sta prendendo sempre più piede, ovvero l’abusivismo, di cui lei stessa si sente vittima: “Vedo persone girare con i capelli in ordine, taglio e colore fatti di fresco e mi chiedo da chi e in che modo sono riuscite a farsi sistemare, dal momento che siamo tutti chiusi dall’11 marzo”.

Un fenomeno che interessa anche il settore dell’estetica e sta rovinando chi lavora in regola. Per questo la titolare di “Arte & Moda” ha creato con altre colleghe un gruppo Whatsapp per raccogliere segnalazioni e girarle, attraverso Cna, alle autorità competenti. Acconciatrici ed estetiste chiedono di poter lavorare in sicurezza. Perché molte di loro la sicurezza anti-contagio nel loro negozio la possono già garantire.

“Ci devono far riaprire subito perché siamo in grado di lavorare rispettando le norme di sicurezza” – dichiara Rita Segat, portavoce di Cna Acconciatori che domani prenderà parte ad una video conferenza con i referenti del settore dei servizi alla persona per informare sulle ultime disposizioni normative relative alla ripartenza e alla sicurezza, organizzare la categoria e valutare eventuali ulteriori iniziative di protesta.

Se infatti il settore non verrà fatto ripartire subito, delle circa 2.700 attività di servizi alla persona in provincia di Treviso, tra estetiste, acconciatrici, massaggiatori, tatuatori ma anche tolettatori di animali (che, analogamente alla categoria “servizi alla persona”, sarebbero ancora più inspiegabilmente destinati anch’essi a riaprire solo il 1º giugno), una su tre rischia la chiusura definitiva.

 


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