15 gennaio 2021

Mogliano

“C'era una volta una scuola, era una bella scuola, era l'Anna Frank”

Dopo aver sentito tante voci sulla chiusura del plesso scolastico Frank, tocca alle insegnanti dire la loro

| Manuel Trevisan |

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| Manuel Trevisan |

Scuola Anna Frank a Mogliano

MOGLIANO – Sono stati diversi i punti di vista emersi in questi mesi sulla questione relativa alla chiusura del plesso Anna Frank di Mogliano. Le insegnanti, che più di ogni altre vivono dall’interno questo contesto, prendono la parola in esclusiva per OggiTreviso. A farsi da portavoce è Maria Liguori, referente del plesso Frank.

Cosa rappresenta la Frank per voi insegnanti?
“Nella scuola primaria Frank gli alunni sono conosciuti dalle insegnanti di tutto il plesso e si conoscono tra di loro. Quando i numeri diventano altri tale dimensione “familiare” viene meno. La scuola Frank ha i suoi ampi atri e alcune aule che vengono utilizzate con scopi diversi: per gli interventi su progetto, per le didattiche individualizzate, per i laboratori e per gli alunni con bisogni speciali. Spostarci dalla Frank per saturare altri spazi non è dare alla scuola gli spazi per essere scuola, non è investire sulla scuola perché si costituiscono così edifici con aule e corridoi in cui tutti transitano e gli spazi per la didattica vengono meno.”

Chi vive da dentro la scuola vede il calo demografico di cui si parla?
“Ma… forse è il momento di ripensare ai numeri. Per anni abbiamo sforato il tetto dei 20 alunni per classe, là dove c’erano alunni con bisogni speciali certificati; anzi negli ultimi anni abbiamo sforato le deroghe costituendo classi da 25 con pluri-disabilità. La razionalizzazione del sistema scolastico si deve confrontare, con l’insegnamento di ciò che ci viene dall’emergenza sanitaria. Non si possono più sforare i limiti, nemmeno con deroghe su deroghe. Servono classi non più sovraffollate. Se dovessimo in questo momento portare i numeri classe a 20, là dove sono presenti bisogni speciali certificati, dovremmo costituire nuove classi a Mogliano; quindi non parlerei di calo demografico ma di stop alle deroghe su deroghe e consapevole riflessione a partire dall'emergenza sanitaria e da ciò che questa ci insegna.”

Che idea vi siete fatte di questa situazione?
“Nessuno ci ha chiesto quali sono i bisogni del far scuola, quali sono le esigenze del lavorare a scuola. Evidentemente non interessano. Ogni lavoratore è professionista nel proprio ambito lavorativo, ne conosce le risorse, le criticità, le esigenze. Se si vuole costruire una scuola forse si deve chiedere a chi ci lavora di delineare le esigenze. Questo non è mai avvenuto.”

Negli anni ha visto un miglioramento nell'offerta formativa di questo plesso da poterlo considerare vitale per la comunità?
“Certo, lo hanno visto tutti, in primis le famiglie. Ogni aula era dotata in termini telematici, e le risorse sono sempre state il frutto di progettualità. Il tasso di dispersione scolastica o emigrazione è stato pari a zero, anche gli alunni con disabilità più grave vi hanno trovato accoglienza e progettualità. Non siamo migliori delle nostre colleghe, siamo docenti che avevano il giusto spazio per poter costruire e portare avanti percorsi in autentici ambienti di apprendimento.”

Cosa rappresenta l’Anna Frank per il quartiere?
“La sua storia. Cancellare la Frank è cancellare un pezzo di storia. Non è la costituzione di una caserma intercomunale che garantisce al quartiere la sicurezza, bensì l’investimento in una scuola che ha 108 alunni (oggi) che sono il terreno sociale e civile del nostro presente e domani.” È saggio chiudere le scuole in questo periodo emergenziale in cui si cercano più spazi? “Già… è saggio? In nessuna parte d’Italia si fa e qui si intende fare questo.”

“Il futuro è nelle mani dei bambini”, cosa rappresenta questa frase scritta sulle mura della scuola in un periodo come questo?
“Chi cancella quella frase lo sa. Il futuro é veramente nelle mani dei bambini che imparano giorno per giorno cosa significa appartenere ad un gruppo, costruire con i compagni un percorso che difficilmente potranno dimenticare e che li accompagnerà nella loro crescita per diventare persone consapevoli. Tutto questo grazie anche ad un luogo, l’Anna Frank.”

 


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Manuel Trevisan

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