11 agosto 2020

Treviso

“La pista ciclopedonale di Viale Vittorio Veneto non va smantellata”

La presa di posizione dei Verdi Treviso rispetto a quanto ipotizzato dalla giunta Conte

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Pista ciclabile

TREVISO – La federazione trevigiana dei Verdi ha espresso dubbi e timori rispetto ad alcune scelte politiche della giunta Conte a Treviso, in particolare sul fronte piste ciclabili, parcheggi e scuole elementari. Daniele Tiozzi ed Elisa Casonato portavoce della Federazione Trevigiana dei Verdi insieme a Stefano Dall’Agata dei Verdi Treviso ci tengono dapprima a precisare di essere soddisfatti che si sia aperto il dibattito circa la mobilità nella Città di Treviso, e ritengono doveroso il ringraziamento alla FIAB per le proposte puntuali avanzate e per i problemi segnalati. Inoltre, ritengono l’accesso ad un contributo di 750.000 euro per il Comune di Treviso un’ottima opportunità, ma hanno più di una riserva sulle modalità di investimento.

“Noi Verdi siamo favorevoli all’opportunità di creare parcheggi protetti e nuove piste ciclabili, ma avanziamo forti critiche all’idea della Giunta Comunale di smantellare la pista di Viale Vittorio Veneto – spiegano Tiozzi, Casonato e Dall’Agata -. Un pista con delle criticità emerse all’inizio: un doppio senso pericoloso, che portava i ciclisti a preferire l’uso dei Passeggi, generando un conflitto coi pedoni, la cui incolumità era a rischio nell’utilizzare lo stesso spazio. La precedente Amministrazione, dopo le immediate proteste, aveva trovato un giusto compromesso nel senso unico della pista e nel senso unico inverso con spazio separato dai pedoni nei Passeggi. La motivazione addotta, di ampliare la sede stradale di Viale Vittorio Veneto, in favore del traffico veicolare, facendo sfrecciare più veloci le auto, contraddice però le affermazioni del Sindaco Conte di voler andare verso una mobilità sostenibile per la Città”.

Ecco le richieste dei Verdi: “Chiediamo all’Amministrazione un chiaro ripensamento, anche alla luce del possibile malcontento dei cittadini del quartiere. Tutte le alternative paiono poco praticabili, a partire ovviamente, dalla già sperimentata compresenza di pedoni e ciclisti in doppio senso di marcia lungo i Passeggi. Mappa alla mano e conoscenza del quartiere, rendono poco praticabile l’ipotesi di mandare i ciclisti in via della Liberazione, in un perenne slalom tra le auto in parcheggio. Un altro dei problemi, sia per i residenti che per gli utenti del San Camillo, sarebbe la riduzione del 50% dei parcheggi, per collocare in quella via la nuova pista ciclabile. Infine, da via della Liberazione la pista finirebbe tronca in Via Vecellio, la cui uscita su via Marconi metterebbe i ciclisti a rischio investimento”.

Quindi concludono: “Un’ulteriore alternativa, altrettanto impraticabile, è quella di realizzare la nuova pista ciclabile in Via Marconi. Ciò implicherebbe trasformare la via in un senso unico, deviando l’altro senso in Via Rota, con il risultato di intensificare il traffico davanti alle Scuole Elementari Masaccio: non esattamente una scelta rivolta alla sicurezza stradale e alla tutela delle utenze più deboli, senza considerare i problemi indotti a cascata su Viale Brigata Marche. Si dovrebbero ascoltare prima i cittadini, i residenti in particolare, il cui diritto/dovere di partecipazione alla vita della propria comunità non inizia e finisce il giorno delle Elezioni; e nel caso di una disponibilità di fondi a favore della mobilità lenta, pensiamo dovrebbero essere utilizzati là dove le piste ciclabili mancano, non dove la situazione, pur generata dal compromesso, risulta accettabile”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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