26 ottobre 2021

Treviso

“Il distanziamento non diventi isolamento. Continuiamo a credere nelle ragioni della vita”

Il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, sui tragici fatti di Castello di Godego e Vidor

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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Michele Tomasi, vescovo di Treviso

TREVISO Michele Tomasi, vescovo di Treviso alla luce dei drammatici fatti di cronaca degli ultimi giorni che hanno visto dilaniate due famiglie ha diffuso una nota, con le sue riflessioni. Ricordiamo che sabato a Castello di Godego un papà ha tolto la vita al figlioletto per poi uccidersi e di li a poche ore una mamma si è gettata dal ponte di Vidor, con il suo bimbo tra le braccia: in questo caso, quasi miracolosamente il piccolo è sopravvissuto.

Una riflessione intensa quella del vescovo ma anche un messaggio di speranza e di fiducia nella vita, un invito a non lasciarsi sopraffare dallo sconforto e uno sporne a dedicarsi agli altri. Ecco la nota integrale di monsignor Michele Tomasi.

"Di fronte a tali notizie, di fronte all’abisso profondo del cuore dell’uomo, resta solamente il silenzio dei commenti e delle considerazioni. Siamo al cospetto di situazioni dolorose anche solo a pensarle, che vorremmo impossibili e che pure si danno, addirittura in due casi in poche ore, nelle nostre comunità. Ma in questo silenzio sento di dover dire invece le parole della vicinanza a chi soffre, alle famiglie direttamente coinvolte e alle loro comunità, affinché possano percepire di non essere da sole a portare pesi indicibili. Possiamo fare poco, è vero, ma possiamo esserci e tentare, per quanto possibile, di «portare i pesi gli uni degli altri», come da sempre la parola di Dio esorta a fare la comunità dei discepoli di Cristo.

E in questo silenzio sgorgano le parole apparentemente fragili ma necessarie della preghiera, dell’affidamento al Signore della fatica e del dramma. La nostra supplica, la nostra invocazione. Chi non è più tra noi possa essere accolto in un abbraccio eterno di misericordia, chi rimane possa sentire consolazione e conforto, pur in questa prova estrema.

Ma il silenzio delle parole non diventi mutismo o rassegnazione delle nostre comunità. Continuiamo a prenderci cura gli uni degli altri, affinché ci possa essere sempre qualcuno - non importa dove, non importa come - cui rivolgersi nella prova e insieme a cui affrontare le questioni della vita che talvolta rischiano di essere troppo grandi rispetto alle energie di un singolo. Insieme possiamo accoglierle e superarle. Soprattutto in questo tempo di distanziamento fisico e di grande fatica collettiva non perdiamoci d’animo, non chiudiamoci in noi stessi, cerchiamo ed offriamo legami comunitari, reti di solidarietà e di amicizia che possano raccogliere soprattutto chi tra noi fa più fatica a tenere il passo di un tempo esigente e complicato.

Il distanziamento non diventi isolamento, la prudenza non prenda i contorni del sospetto e della paura. Continuiamo a credere nelle ragioni della vita, rendiamoci sempre più attivi nel prestare ascolto e a tendere la mano nell’aiuto, portiamo segni di speranza, anche piccoli ma luminosi, che forse riusciranno ad alleviare una fatica e a offrire prospettive di futuro.

Continuiamo a credere che il domani ci riserva ancora cose buone, e rendiamoci disponibili a cambiare il passo della nostra società, affinché sia sempre più accogliente nei confronti dei più piccoli e dei più fragili. Impegniamoci tutti perché i bambini e le famiglie siano accolti, accompagnati, resi protagonisti della vita e dell’impegno delle nostre comunità".

 


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