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29 giugno 2022

Vittorio Veneto

“Il dentifricio? Me lo faccio da sola”

Francesca, la 30enne di Vittorio Veneto che aiuta l’ambiente con i suoi modi gentili

| Roberto Silvestrin |

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| Roberto Silvestrin |

francesca rancan vittorio veneto

VITTORIO VENETO - Il volto “green” di Vittorio Veneto ha gli occhi e il sorriso di Francesca Rancan, la 30enne che aiuta l’ambiente con i suoi modi gentili. Circa due anni fa la giovane fa ha fondato “Impatto”, un’associazione di promozione sociale che lancia sfide legate alla sostenibilità. In passato la sua intraprendenza e le sue idee l’hanno portata in Francia e in Belgio. A Lione e ad Annecy ha iniziato a lavorare nel mondo delle associazioni e delle cooperative sociali come libera professionista, creando consorzi di imprese legate all’ambiente. A Bruxelles ha lavorato per un incubatore aziendale. Nel 2020, però, arrivata la pandemia.

 

Com’è nata l’idea di “Impatto”?

Ho lanciato le prime sfide legate alla sostenibilità durante il lockdown. La gente si iscriveva e ogni settimana mandavo una mail con nuove sfide. Questa cosa però non poteva morire così, per questo nel settembre del 2020 ho coinvolto altre persone e abbiamo fondato la nostra associazione. È nata qui a Vittorio Veneto, ma abbiamo soci da tutta Italia. Ora vorrei farla diventare un lavoro vero e proprio.

 

Tu cerchi di sensibilizzare le persone in maniera molto semplice, senza grandi proclami…

Il cambiamento climatico è un argomento tosto, è difficile parlarne. La gente lo evita perché è complesso. Ho cercato di semplificarlo al massimo e di “calarlo” nel quotidiano, consigliando dei piccoli gesti.

 

Per esempio?

Ridurre al massimo il consumo e l’acquisto di plastica, fare scelte legate al km zero e possibilmente al biologico, leggere le etichette dei vestiti, riscoprire l’usato. E poi c’è l’autoproduzione, giusto? Esatto. Il dentifricio e il sapone, per esempio, me li faccio da sola.

 

Ci dai la ricetta del dentifricio fatto in casa?

Certo. È un dentifricio in polvere: bastano 3 cucchiai di argilla bianca, 1 cucchiaio di bicarbonato alimentare e 10 gocce di olio essenziale alla menta o al limone.

 

Da dove viene questa tua anima “green”?

Probabilmente dallo scoutismo e da uno dei motti di Baden-Powell: “Lascia questo mondo un po’ meglio di come l’hai trovato”.

Il tuo approccio non è per niente integralista. Vivi e lascia vivere?

Il mio approccio è non violento. Parto sempre da questo presupposto: la mia filosofia di vita si può sposare o rifiutare, ma non impongo nulla a nessuno. Non sono qui per giudicare le persone.

 

Ci parli delle scelte che riguardano la tua vita privata?

Uno dei miei obiettivi è quello di diventare vegetariana, poi cerco di adottare la strategia “zero waste” (zero rifiuti, ndr). Inoltre peso l’immondizia prima di gettarla. È un’abitudine che è nata a Bruxelles, grazie ad una sfida lanciata dal comune ai cittadini: chiedevano di ridurre la produzione di rifiuti.

 

Il mondo legato al biologico tende però ad essere molto costoso, e molte famiglie non possono permettersi una spesa completamente bio…

È vero. Possiamo renderlo economicamente sostenibile solo se cambiamo il nostro modo di consumare. Al posto di compare la pasta sfoglia già pronta, per esempio, possiamo produrla usando la farina e le uova, che comunque hanno un costo contenuto anche nella filiera biologica.

 

Deve cambiare anche il nostro modo di produrre?

Per forza. La nostra filosofia non è compatibile con il modo di produzione capitalistico, la sovrapproduzione e il circolo vizioso innescato da questo sistema.

 

Foto: Simone Bramante

 


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