23 settembre 2020

Nord-Est

“Il cane nella pancia se n’è andato”: la piccola Sandra ha sconfitto l'epilessia grazie ad un'operazione

La bambina, 6 anni, è stata operata nell’Azienda Ospedaliera di Padova

| Roberto Silvestrin |

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concetta luisi

Concetta Luisi

 

“Il cane nella pancia se n’è andato”, finalmente. E così la piccola Sandra (il nome è di fantasia), 6 anni, si è liberata di quelle crisi che le toglievano le forze, il sonno e la possibilità di una vita normale. L’epilessia, da cui era affetta fin dai primi mesi di vita, ora è solo un brutto ricordo: grazie ad un intervento – detto di chirurgia resettiva – a cui la piccola è stata sottoposta nell’Azienda Ospedaliera di Padova.

 

Sandra è uno degli otto pazienti che sono stati operati, da metà del 2019 ad oggi, in quel distretto, che ha tutte le potenzialità per essere un centro di riferimento per tutto il nordest.

 

Ma chi può sottoporsi ad un’operazione di chirurgia dell’epilessia? Chiunque sia affetto da epilessia focale anche se, visto che si tratta di un intervento molto delicato, viene effettuato prevalentemente su pazienti farmacoresistenti, persone che non rispondono, o solo in parte, alla terapia farmacologica.

 

“Ma questo non esclude che si possa operare anche un paziente non farmacoresistente, conta moltissimo la motivazione della persona – spiega Concetta Luisi, referente del Centro per l’epilessia dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova –. Siamo intervenuti su pazienti di età diversa, ma il candidato ideale è il bambino: la sua storia di malattia è più breve, così come l’assunzione di farmaci. Intervenire precocemente è la soluzione migliore per garantire più probabilità di successo e una qualità di vita migliore”.

 

L’operazione è solo la parte finale di un percorso diagnostico accurato, fatto di esami approfonditi. Fondamentale è la valutazione del tipo di danno cerebrale, unico modo per stabilire se il paziente può essere operato.

 

Bisogna infatti asportare la regione del cervello da dove partono le crisi, la cosiddetta“zona epilettogena”: se è ben individuabile ed è abbastanza “lontana” da regioni responsabili di funzioni primarie come il linguaggio e il movimento, l’intervento si può effettuare, perché i benefici superano gli inevitabili rischi.

 

La vita di Sandra – come ha spiegato la mamma in un’intervista – è cambiata radicalmente: è molto più attiva, parla di più, non ha più avuto crisi. Nei prossimi mesi sono previsti altri esami, ma la prospettiva è quella di una completa guarigione. Fortunatamente “il cane nella pancia” - così la piccola chiamava il malessere che precedeva le sue crisi - non le dà più problemi.

 


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Roberto Silvestrin

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