14 agosto 2020

Vittorio Veneto

“Il 2015? Un anno antifascista”

L’Anpi vittoriese dilata la “giornata della memoria” a un anno intero

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

“Il 2015? Un anno antifascista”

VITTORIO VENETO - “Il nostro paese non ha metabolizzato la sua storia. Non ha ancora saputo guardare in faccia la realtà”. Le parole (solo alcune, desunte da un’argomentazione più articolata) sono quelle di Sergio Noto, ordinario di Storia economica all’università di Verona e blogger del Fatto quotidiano. Sergio Noto è stato a Vittorio Veneto il 24 gennaio in vista della Giornata della memoria, che si celebebra oggi, 27 gennaio. Per parlare (appunto) di memoria, ma anche di morale (tradita dall’economia), di giustizia, di politica, di duro vivere quotidiano. Il suo intervento è stato promosso dalla sezione vittoriese dell’Anpi che in occasione del 70° anniversario della Liberazione si presenta. Così com’è.

 

Maria Chiara Marangon (vicepresidente Anpi vittoriese), ce lo dà un biglietto da visita?

Certo. Cominciamo col dire che l’Anpi non è né un club di anziani nostalgici, né un covo di mangia-bambini. E nemmeno una bocciofila. E’ un’associazione a livello nazionale nata nel 1944 che, dal 2006, è aperta a tutti. L’Anpi è il luogo dove gli antifascisti si possono impegnare per difendere e contribuire ad attuare pienamente la Costituzione, insostituibile dettato di diritti e democrazia.

Da quanto tempo esiste una sezione Anpi a Vittorio Veneto? Quanti iscritti avete? Quali riscontri?

La nostra sezione è quella con più iscritti della provincia di Treviso: ne ha 180! E’ sorta nel 1946 e si muove in sintonia con le direttive dello Statuto e del Congresso Nazionale. Spesso, nella nostra città, viene percepita come qualcosa di stantio, di inutile perché a volte, valorizzare la memoria, sembra un’azione lontana dalla vita di oggi, così faticosa e problematica. Noi ne siamo consapevoli e osserviamo con rammarico il distacco con cui sempre più cittadini vivono le istituzioni, la politica, i partiti, mentre siamo convinti che proprio nei momenti di maggior sfiducia, sia necessario essere presenti con più passione e consapevolezza, perchè il rischio di derive antidemocratiche è sempre presente.

Perché sopravvive ancora un’associazione partigiana?

Esiste (non sopravvive) perché è custode della vicenda storica attraverso la quale l’Italia è riuscita con la Resistenza a sconfiggere il totalitarismo che per vent’anni ha afflitto gli italiani. La sua identità è legata ai valori espressi dalla Carta Costituzionale, alla completa autonomia nei confronti di qualsiasi altro soggetto, politico od istituzionale: non è un partito, non è un sindacato, non ha “governi amici”: pretende il rispetto dei diritti e dei doveri espressi dal testo sul quale si è prestato giuramento.

Obiettivi?

Salvaguardare la memoria rendendola “attiva” perchè non si riduca a semplice rito ma presupponga conoscenza formazione e capacità di trasferire idee e concetti nel presente per ipotizzare il futuro; stimolare lo spirito critico; collaborare al rilancio della coscienza democratica, civile, di appartenenza, per realizzare il progresso morale, sociale, economico di cui il nostro paese ha estrema necessità; vigilare e opporre resistenza ai fermenti di stampo fascista che stanno diffondendosi in Italia e in Europa. A livello nazionale, inoltre, l’ANPI prende posizione su tutti gli eventi di politica interna ed estera che coinvolgono il paese. In questo periodo, in particolare, la sua attenzione e il suo impegno sono rivolti alla riforma del Senato e alla legge elettorale che, come sono state fino a ora immaginate, destano molte perplessità. Essere associati dell’ANPI presuppone che non ci si limiti ad avere la tessera: quanto detto fino ad ora, non si ottiene senza impegno e passione. L’associazione ha un direttivo, aperto a tutti, che si riunisce in media ogni due -tre settimane per organizzare le attività. Le cose da fare sarebbero tante! Se si considera che la sintesi della nostra attività è la cura della memoria per vivere consapevolmente il presente, allora la conoscenza della lotta partigiana, con le sue implicazioni, i suoi risvolti positivi e negativi, è il cuore della nostra scelta.

 

Cosa resta della storia partigiana sulle montagne che abbracciano Vittorio Veneto?

Sulle montagne che ci circondano vivono tante vicende. Quasi tutti i loro protagonisti ci hanno però lasciati e il nostro rammarico è di non aver saputo valorizzarli come avrebbero meritato, di non averli fatti conoscere ai giovani. A volte ci sentiamo impotenti perchè la gente è diffidente, legata al “sentito dire”, poco incline a documentarsi e a voler conoscere come stanno veramente le cose. Spesso le nostre proposte non vengono accolte che da pochi simpatizzanti: abbiamo offerto varie occasioni di approfondimenti e dibattiti ma i pregiudizi sono duri a morire! Avremmo bisogno di qualcuno che si occupasse della comunicazione via web, di grafici ed “esperti” in tecniche pubblicitarie, di giovani interessati a compiere ricerche storiche presso i vari archivi nazionali, di aspiranti registi per organizzare il materiale video e fotografico.

Quest’anno ricorre il 70° della Liberazione. Iniziative?

Il nostro obiettivo è che piazza del Popolo, il 25 aprile, sia piena di persone che hanno deciso di esserci perchè consapevoli, non più rassegnate, ma coraggiose e fiere. Il 25 aprile dovrebbe essere una rinascita per le menti annichilite dalla crisi. E’ una scommessa che lanciamo ai vittoriesi, una sfida all’indifferenza e alla passività. In attesa della primavera, l’Anpi vittoriese propone per il 24 gennaio, Giornata della Memoria, un incontro presso la Biblioteca civica con Sergio Noto, professore di Storia economica all’università di Verona. Il titolo della relazione del docente (prevista per le ore 16) sarà “Gli olocausti, la menzogna, lo sviluppo economico”. Un trinomio che non può lasciare indifferenti.

 



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