12 agosto 2020

Treviso

«MANIERO PENTITO? SOLO UN FREDDO CALCOLATORE»

Il questore Carmine Damiano tra gli uomini che l’arrestarono nel ‘94. Poco dopo gli fu messa a disposizione una villa alle porte di Treviso

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«MANIERO PENTITO? SOLO UN FREDDO CALCOLATORE»

TREVISO – Sfoglia i fascicoli con i rilievi fotografici degli assalti: treni saltati in aria, portavalori sventrati, sangue. L’attuale questore di Treviso, Carmine Damiano, era nel gruppo che riuscì ad arrestare Felice Maniero nel ’94, all’epoca era a capo della Squadra Mobile di Padova.

I giudici della Corte d’Assise di Venezia anche un paio d’anni fa l’hanno sentito per due giorni di fila: ha vissuto per anni in simbiosi con la Mala Del Brenta, seguendone le tracce, andando sui luoghi delle «assalti alle diligenze». «Proprio di questo si trattava – racconta -. Cose di una violenza inaudita, che si sono verificate qui e da nessun altra parte».

Damiano rappresentata l’incarnazione della memoria storica di quegli anni. Nelle foto sotto due scatti dei fascicoli che conserva in ufficio, un portavalori dilaniato («ne facevano saltare uno a settimana») ed il treno in cui morì la studentessa di Conegliano Cristina Pavesi («uno degli episodi che mi segnò maggiormente»). La ragazza morì sul colpo: era di ritorno dall’università su un treno che incrociò a Vigonza il convoglio fatto saltare in aria da Maniero e colleghi con all’interno un bottino in titoli.

Maniero da oggi è un uomo libero a tutti gli effetti: in 17 anni ha saldato il suo conto con la giustizia per diciassette omicidi, oltre che per i traffici di droga e per una sfilza di rapine. Gli hanno dato un nome e cognome nuovi. Di fatto in carcere c’è stato ben poco. E nel ’94, come racconta lo stesso questore, fu messo ai domiciliari in una villetta proprio alle porte di Treviso. Mesi addietro era riuscito ad evadere, poi fu nuovamente arrestato, e Carmine Damiano era in prima linea: «Fu uno dei giorni più belli della mia vita».

Maniero sapeva già a cosa sarebbe andato incontro. «Aveva l’aria sicura, si era già preparato al pentimento – racconta -. Aveva già previsto tutto». Veramente pentito? «Era un freddo calcolatore. Aveva il modo di calcolare tipico di una persona intelligente e fredda. Poi ha dato un contributo determinante per stroncare l’organizzazione». Può essere ancora pericoloso? «Era pericoloso, oggi non lo è più. Era a capo di un’organizzazione che ora non c’è più».

Dopo l’arresto rimase in carcere un mese, poi arrivò nella villetta di Treviso. «Ma dopo poco violò le prescrizioni cui era stato sottoposto – racconta Damiano -. Decise di proteggere da solo sé e la sua famiglia, eleggendo un altro luogo come suo domicilio. Rimase a Treviso per soli tre mesi. Poi ebbe sempre un regime di detenzione molto blando. Alla fine ha avuto lo stesso trattamento dei pentiti di mafia. Il suo pentimento è servito eccome: alla fine grazie a lui sono finiti in carcere decine e decine di criminali».

Ora non ha più nessun debito con la giustizia. È libero di vivere la sua vita, forse coi soldi messi da parte negli anni d’oro. «Solo con la droga racimolava 50 milioni di lire al giorno – afferma il questore -. Gestiva dai 30 ai 40 chili di eroina al mese, oltre a tutto il resto. Aveva il monopolio del traffico degli stupefacenti. Una parte del patrimonio potrebbe averla salvata».

Matteo Ceron

Nella foto in alto Felice Maniero, poi due immagini dei fascicoli coi rilievi fotografici (un portavalori e l'assalto al treno a Vigonza) e Carmine Damiano

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