18 luglio 2019

Vittorio Veneto

Zaia sta con Scottà, ma non racconta tutta la storia

Il presidente della Regione si pronuncia sulla decisione della Corte d'appello di Venezia

commenti | (10) |

VITTORIO VENETO - L'ex sindaco di Vittorio Veneto, Giancarlo Scottà, e la sua giunta, sono stati sanzionati dalla Corte d'appello di Venezia per aver sforato il patto di stabilità nel 2008. Zaia collega lo sforamento del patto di stabilità con la costruzione di una scuola elementare e dichiara:

"E' una vergogna perché se io fossi stato al posto di quel sindaco, mi sarei comportato alla stessa maniera pur di rendere disponibile una scuola ai ragazzi e alle loro famiglie".

"Io sono uno dei sostenitori dello sforamento del patto di stabilità - continua Zaia -. Non è che si è sforato il patto di stabilità per andare in missione in Brasile o in qualche altra parte del mondo, ma per fare una scuola, e quel sindaco, dunque, ha fatto bene. Anzi, doveva fare di più".

Il presidente della Regione glissa, o "forse - come dicono le opposizioni - non è stato ben informato dagli amministratori vittoriesi, che se lo stesso sindaco non avesse acquistato la Mafil, avrebbe fatto risparimiare ai propri cittadini 1 milione e mezzo di euro, non avrebbe sforato il patto di stabilità e allo stesso tempo non avrebbe messo in crisi le future giunte che devono restituire centinaia di migliaia di euro e sono a rischio commissariamento."

Per Zaia, tuttavia, "la corte dei Conti fa il suo mestiere applicando le leggi". Dichiarazione in netto contrasto con quella del Sindaco Da Re che ha parlato di sentenza a orologeria. Per il governatore del Veneto "il problema è un Governo e un Parlamento che varano leggi che sono una vera e propria schifezza, come il Patto di Stabilità, un'invenzione tutta italiana che l'Ue non ci ha mai chiesto".

"Zaia - si borbotta nel contraddittorio delle opposizioni di - Sinistra - non ha però chiarito i motivi per i quali quando la Lega era al governo non ha modificato la legge sul patto di stabilità."

 

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Meglio il commissario che questo " casino" di liste.
Lui comanda, lui decide, lui risponde, punto e basta.

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Lui comanda, lui decide, lui risponde.

Giusto!

E noi popolo bue a battere i tacchi e alzare il braccio destro a fare il saluto romano

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Sembra che per i signori Padani la legge sia solo un ostacolo alla gestione del LORO territorio.

La loro inesistente cultura come il loro inesistente rispetto delle leggi e della volontà popolare ha portato Vittorio Veneto ad uno STATO DI DEGRADO INACETTABILE.

Chiedo a tutte le forze politiche di convergere almeno su un tema che ritengo prioritario per Vittorio Veneto: MANDIAMO VIA QUESTI INCAPACI !

Elisa Bettarelli.

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Scusate: "INACCETTABILE".

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condivido con Elisa Bettarelli.

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Balle vergognose quelle di Da Re e Caldart che ho letto ieri sulla stampa locale.
1-Il patto di stabilità non è stato sforato per costruire la scuola di San Giacomo ma per acquistare la Mafil.
2- La sentenza della corte dei Conti è di 3 anni fa, pertanto i termini per il ricorso sono ampiamente scaduti; la recente sentenza obbliga l'amministrazione ad applicare le sanzioni che fino ad ora Da Re si è rifiutato di applicare per non far restituire a Scottà e agli assessori della sua giunta più di 50.000 euro alle casse comunali.
Altro che difesa dei bambini. questa è la difesa dei portafogli degli amici leghisti.

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Info per i moralisti con i paraocchi.
Giuliano Foschini e Fabio Tonacci per "La Repubblica"

Nell'inchiesta sulla nuova tangentopoli milanese non c'è soltanto la rete di Gianstefano Frigerio e i suoi amici di Forza Italia. Parallela corre quella di Primo Greganti, a partire da quel Claudio Levorato, potentissimo numero uno di Manutencoop.

Ed è proprio grazie al compagno G che la banda di Frigerio arriva ai «sindaci comunisti», contatta o almeno così racconta di fare i vertici del Pd, riesce a intervenire persino sul commissario unico dell'Expo Giuseppe Sala per far nominare un «amico» nella commissione aggiudicatrice.

Il 17 maggio del 2013 la "cupola" è in fibrillazione. «Sta uscendo una cosa da 67 milioni... - dice Sergio Cattozzo (il braccio destro del ex senatore Pdl Luigi Grillo) a Frigerio - è la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori per l'architettura dei servizi».

Per mettere le mani sull'affare, e intascare così una tangente dell'0,80 per cento del valore complessivo, serve qualcuno nella sede dove prendono le decisioni. Il Professore ha già un piano: «Bisogna parlare con Primo (Greganti, ndr) perché il comune è di sinistra...

Sala (ndr Giuseppe, il commissario unico) è un uomo di sinistra, non di Pisapia, Sala è più legato alla gente che Primo conosce, cioè Boeri e quelli lì, al Pd». Greganti si muove e, annota la Procura nella richiesta di arresto, riesce a inserire un suo uomo di fiducia nella commissione. È la sua quinta colonna segreta, lo mette al corrente delle offerte, ne condiziona l'esito. Ma come ha fatto?

primo greganti
PRIMO GREGANTI
La risposta sta in un'intercettazione telefonica, datata 29 ottobre. Cattozzo si lascia sfuggire che Greganti, per mettere un suo uomo dentro, è andato da Sala: «Primo, per il commissario, è andato lì eh...».

Un'espressione «di univoca interpretazione », scrivono i magistrati, perché «era stato appena sottolineato il ruolo di Sala all'interno di Expo Spa e le sue vicinanze con gli ambienti politici notoriamente accomunati a Primo Greganti».

GLI UOMINI DEL COMPAGNO G
La galassia dei contatti di Greganti, vera o millantata che sia, funziona. Produce effetti. «Devo scendere a Roma, a parlare con gli amici miei», comunica più volte ai suoi sodali, senza specificare nomi e ruoli. Un'accortezza, forse imparata negli anni di Tangentopoli, che però gli altri non hanno.

Al telefono Frigerio spiega come Greganti «fosse convinto che si potesse ancora correre su Nucci (ndr, ex ad di Sogin non riconfermato) perché Pierluigi Bersani ha detto "sono d'accordissimo"». L'ex segretario del Pd ha smentito definendole «pura illazione».

Il compagno G prova poi ad avvicinare il nuovo ad di Sogin (Riccardo Casale) che pare essere «persona molto vicina a Enrico Letta e a Claudio Burlando», governatore della Liguria, quota Pd, e «questo va bene - dice Cattozzo - perché Primo ha un ottimo rapporto con il nostro qua di Genova».

Il 26 settembre 2013 Cattozzo chiama Giovanni Battista Raggi, attuale tesoriere del Pd in Liguria: «Se senti Burlando, digli che Greganti lo vuole vedere abbastanza urgentemente». Lo ascoltano, il compagno G. Trova uditori disponibili anche nei vertici del Partito democratico. Nella sua rete di contatti ci sono Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo, e Giancarlo Quagliotti, area torinese del partito.

Mentre Frigerio - che dice di conoscere Maltauro grazie all'ex ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri - sostiene di dover scendere a Roma per parlare con Lorenzo Guerini, il vicesegretario del Pd.

L'uomo forte delle coop è invece Claudio Levorato, 65 anni, presidente della Manutencoop di Bologna, un colosso da 15mila dipendenti. Nel giro di pochi mesi ha scampato due volte il carcere: a Milano e a Brindisi dove ora è stato chiesto il rinvio giudizio per un appalto da otto milioni promesso alla sua società da consiglieri regionali del Pd in cambio di assunzioni. Il numero 1 di Manutencoop è in ottimi rapporti con Greganti e viene messo in contatto con Frigerio e Maltauro per entrare nell'affare della Cittadella della Salute.

«Volevo vederla per questo, tra poco comincia la fase delicata degli esami, dei progetti e così via» gli dice Frigerio. «Ed è importante che io da parte mia e lei da parte sua facciamo ogni sforzo di collegamento per portare a casa un risultato pieno». Levorato sembra aver capito: «Si lavora per questo, non si lavora per stare a guardare gli altri» gli risponde.

Ma è chiara la «volontà di Frigerio - dice la Procura - di mantenere
saldo anche lo stretto legame con gli ambienti delle Cooperative e con Levorato in particolare al fine di sfruttare tutte le alleanze e gli appoggi di ogni parte politica».

Provano infatti a costruire un futuro per Antonio Rognoni, dg di Infrastrutture Lombarde: tanto che il 13 novembre Maltauro e Cattozzo sono a Roma e incontrano Alfonso Celotto, capo di gabinetto del ministro della Coesione Territoriale Carlo Trigilia, per sponsorizzarlo.

Levorato e Frigerio parlano anche della realizzazione del nuovo ospedale di Maglie, un project financing da 165 milioni di euro del quale il "professore" dice di aver «parlato con Fitto » (ndr, Raffaele). Roba che potrebbe interessare all'amico Maltauro.


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Non cominciamo con sta storia del " fascismo" caro ad una bieca sinistra che ancora oggi quando non sanno cosa dire o interloquire gridano " colpa dei fascisti" anzi adesso si sono evoluti "colpa di Berlusconi" e avanti così , a sinistra solo santi, basterebbe che certi piccoli cervelli applicassero " la statistica" per capire che i cialtroni non possono essere solo nel centro destra, quindi ripeto si al commissario, lui comanda, lui decide, LUI RISPONDE.
E no tutto sto casino e' colpa tua, no e' anche tua, no ero all' opposizione, ma alla fine chi paga, Atatürk.

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Suvvia, la mia voleva essere solo una battuta. Mi è venuta così, spontanea, il suo commento mi ha ricordato troppo certe invocazioni di moda in "quel periodo".

Comunque concordo con lei quando parla della fastidiosa retorica che ancora si sente su fascismo e antifascismo. Aveva ragione il grande De Felice.

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