12 novembre 2019

Vittorio Veneto

Vittorio Veneto, un referendum contro le opere del Centenario

Lo propone l'ex vice sindaco Giovanni Braido: "Quei soldi potevano andare in borse di studio"

Roberto Silvestrin | commenti |

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VITTORIO VENETO - Fanno discutere le opere dei 13 artisti internazionali, selezionati dal curatore Dimitri Ozerkov del Museo Ermitage di San Pietroburgo, donate alla città per il Centenario della Grande Guerra. C’è chi ha pensato addirittura ad un referendum consultivo, per chiedere che cosa ne pensano i vittoriesi.

 

A lanciare l’idea è l’ex vice sindaco Giovanni Braido: “Con questo referendum voglio chiedere innanzitutto se queste opere siano pertinenti al Centenario. E come secondo punto voglio sapere se quei soldi non potessero essere usati per altri scopi, come delle borse di studio”. Il costo del progetto artistico, che – va precisato – è stato sostenuto sponsor privati, è stato di 130mila euro.

 

“Si potevano fare molte altre cose”, continua Braido, al quale il progetto non è proprio andato giù. Ma l’assessore Antonella Uliana, professoressa e critico d’arte, difende le opere: “Il nome stesso dell’Ermitage è una garanzia. E’ un’operazione che ha portato Vittorio Veneto in linea con gli eventi artistici delle grandi città. Abbiamo portato qui giovane arte, già importante a livello internazionale. Le opere sono interessanti, mi rendo conto che il lessico dell’arte contemporanea non sia così facilmente comprensibile. Ma bisognerebbe capire che è un’operazione importante”.

 

E del referendum cosa pensa l’esponente della giunta? “Mi auguro sia una provocazione – continua Uliana -. Potevamo prevedere che le opere non sarebbero piaciute a qualcuno, è una normale dialettica. Il confronto però deve essere serio, non buttato sulla provocazione”. I “precedenti” tirati in ballo dall’assessore riguardano due maestri dell’arte italiana. “Anche i capolavori di Caravaggio venivano rifiutati dai committenti”, spiega Uliana.

 

Linguaggi che impiegheranno del tempo per essere compresi, insomma. Era capitato – conclude l’esperta – anche ad un grande veneto come Tiziano Vecellio.

 



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Roberto Silvestrin

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