07 dicembre 2019

Lavoro

Vino: Pinot grigio, al centro lo 'stile italiano'.

AdnKronos | commenti |

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Venezia, 21 ott. (Labitalia) - Si è svolto nei giorni scorsi, a Venezia, il primo convegno internazionale sul Pinot grigio, un vitigno ormai diffuso in tutto il mondo ma diventato, grazie a una gloriosa storia produttiva e commerciale, il vino bianco italiano per eccellenza sui mercati mondiali. Promosso dal Consorzio Doc delle Venezie - denominazione che rappresenta l’85% della produzione italiana e il 42% di quella mondiale - la conferenza ha messo a fuoco le possibili tendenze del Pinot grigio italiano e il grande potenziale rappresentato da una denominazione che ha posto al centro della propria filosofia lo 'stile italiano'.

Uno stile fondato su una denominazione che ne garantisce origine e qualità, ritrovandosi in una identità territoriale attorno alla quale costruire il percorso di valorizzazione del Pinot grigio 'stile italiano'. Forte di una filiera compatta sul territorio (con oltre 10.000 viticoltori e, ad oggi, 362 imbottigliatori) e in grado di mettere in campo un sistema di valori unico al mondo, il Pinot grigio Doc delle Venezie ha tutte le carte in regola per riposizionarsi nei mercati di riferimento quali Uk e Usa e affermare una nuova identità di prodotto-territorio.

In apertura, il saluto iniziale da parte delle autorità rappresentative delle tre amministrazioni di questa denominazione. A seguire, gli interventi dei relatori hanno tracciato gli ampi margini di crescita sui due principali mercati di riferimento, Uk e Usa, che oggi rappresentano oltre il 70% dell’export, dove gli operatori dichiarano di essere interessati alla proposta di un Pinot grigio di alta qualità e di forte territorialità.

Diventa quindi necessario allontanare il rischio che questa risorsa italiana sia considerata una commodity, lavorando sul valore ma anche puntando alla conquista di nuove fasce di consumatori, in primis i giovani, con proposte accattivanti in termini di packaging e di linguaggio, come è stato sottolineato. Albino Armani, presidente del Consorzio, ha dichiarato: “Siamo partiti col parlare di 'stile italiano' e oggi rappresentiamo qualcosa di più: un sistema che comunichi un territorio dalla forte identità. La qualità di un vino si fonda sui valori che rappresenta: la personalità espressa dal suo profilo organolettico, la sua versatilità negli abbinamenti con il cibo, il territorio e la sua storia, il saper fare, la capacità di crescere sui mercati, i brand che lo rappresentano, la sua sostenibilità economica e ambientale”.

Riguardo all’evento, Alessandro Torcoli, direttore di 'Civiltà del bere', coordinatore del convegno, ha affermato: “Questo congresso è stato una pietra miliare nella storia del Pinot grigio, un incontro di respiro internazionale, doveroso per aggiungere valore al territorio delle Venezie e al suo vino simbolo: abbiamo pubblicamente affermato il suo ruolo da protagonista nel mondo del vino italiano e non solo”.

Emma Dawson, Master of Wine e senior buyer Berkmann Wine Cellars, ha proposto una panoramica sul mercato inglese: il rischio Brexit sta contraendo i consumi di vino, ma la categoria dei vini italiani nell’on-trade (ristoranti e wine-bar) spunta comunque una crescita del 5%. “E’ necessario - ha detto - lavorare per non essere i più economici nella lista dei vini, perché basta ottenere anche un piccolo premium price per essere distintivi. Il Pinot grigio delle Venezie ha la possibilità di posizionarsi tra i Pinot grigio premium, con grandi potenzialità di crescita nel mercato purché sia in grado di raccontare una forte identità territoriale e una riconoscibilità organolettica".

Christy Canterbury, Master of Wine e giornalista di New York, dati alla mano, ha dimostrato come il segmento premium sul mercato statunitense sia in ascesa e come la tipologia Pinot grigio mantenga la terza posizione tra le varietà consumate con una crescita, dal 2000 ad oggi, dal 14% al 34% e ha rimarcato: “Nonostante la forte pressione dei Pinot gris americani, il Pinot grigio italiano resta sempre un vino molto apprezzato dal consumatore medio. E’ però necessario lavorare sulla qualità, sull’identità territoriale e sul packaging per promuovere una nuova immagine della Doc delle Venezie presso sommelier e opionion leader".

Al riguardo, Armani ha osservato: “Dalle relazioni su Usa e Uk arrivano indicazioni chiare su come vanno affrontati questi mercati. Ci sono spazi importanti di crescita dove il Consorzio insieme alle imprese deve marciare all'unisono, puntando al racconto della storia, del territorio e dei valori che lo contraddistinguono, evitando il 'rischio commodity'. Alcuni di noi lo sapevano, oggi diventa noto a tutti e in questa direzione dobbiamo marciare uniti, Consorzio e marchi aziendali”.

Ettore Nicoletto, ad Gruppo Santa Margherita, dopo aver ricordato il ruolo pioneristico dell’azienda e in particolare di Gaetano Marzotto, ha rimarcato: “L’idea della nuova denominazione e i pilastri sui quali essa si basa sono fondamentali per giungere alla necessaria perequazione del valore lungo tutta la filiera. E’ stato creato uno straordinario modello di relazioni, che noi in Santa Margherita chiamiamo il 'modello della fiducia'”.

Sandro Sartor, Md Constellation Brands Europe, Middle East, Africa and Ruffino, ha affermato: “Bisogna impegnarsi a fondo per costruire i valori della Doc delle Venezie facendo leva sull’identità territoriale, sulla compattezza della filiera e proponendo una forte differenziazione nel segmento Pinot grigio. Per portare il consumatore a scegliere la Doc delle Venezie e poi il Pinot grigio, dobbiamo, ad esempio, iniziare a mettere nelle nostre etichette il simbolo della Doc delle Venezie grande e visibile più del nome della varietà”.

Alberto Marchisio, dg Cantine Vitevis, ha concentrato il suo intervento sul quadro storico, le caratteristiche della varietà, di viticoltura e tecnica enologica che la legano all’areale produttivo della Doc delle Venezie proprio per le unicità microclimatico-ambientali evidenziando: “A dispetto dell’immagine di semplicità della varietà, il Pinot grigio è un vitigno molto difficile da coltivare, al di fuori del suo optimum climatico, e che richiede una cultura e una tradizione viticola che dovremmo valorizzare in termini di comunicazione come elemento di valore della Doc”.

Flavio Innocenzi, dc Veronafiere, dopo aver sottolineato che con la Doc delle Venezie parte il processo di distinzione del Pinot grigio nella sua caratterizzazione italiana, ha concluso: “Ricordiamoci che l’impegno sulle attività promozionali e di informazione deve marciare di pari passo con l’attività di tutela della denominazione stessa”.

 



AdnKronos

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