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23 maggio 2017

Vittorio Veneto

Uomini, boschi e...mirtilli

La Federcaccia di Vittorio Veneto pianta mirtilli sul Visentn. A beneficio della coturnice

Emanuela Da Ros | commenti |

VITTORIO VENETO - Mario Rigoni Stern sarebbe andato con loro. Si sarebbe alzato prima dell’alba (alle quattro del mattino, più o meno) e sarebbe salito su su, fino al Pian dei Grassi, in Visentin, con 150 piantine di mirtillo nello zaino. Lo avrebbe fatto da cacciatore. Insieme ai cacciatori della “Zona Alpi”.

Una settimana fa, alcuni membri della riserva di caccia prealpina sono saliti in Visentin non con le doppiette, ma con i badili. L’intento? Mettere a dimora 100 piantine di mirtillo nero e 50 piante di mirtillo rosso: specie floreali che l’abbandono del territorio montano ha fatto scomparire, ma che sono indispensabili a nutrire - nei rigidi mesi invernali - specie di volatili autoctone come il gallo forcello o la coturnice.

“Il Visentin - spiega Franco Alpago, presidente della sezione vittoriese della Federcaccia - è abbandonato a se stesso. A parte una piccola area dove si pratica l’allevamento bovino allo stato brado, la montagna è invasa da quell’erba che ha compromesso la presenza di flora e frutta autoctona, indispensabile all’equilibrio del territorio. Noi, come cacciatori, abbiamo voluto dare il nostro fattivo contributo, sfalciando l’erba in modo da permettere agli animali di transitare liberamente sul terreno, ma anche di nascondersi qualora ci sia un pericolo. Abbiamo messo a dimora 150 piantine di mirtilli per ridare vita al territorio e permettere alle specie di fauna autoctona di svernare nel loro sito”.

 

L’impresa non è stata facile: per attuarla, i cacciatori hanno dovuto chiedere i permessi ai proprietari delle aree coinvolte e trovare mirtilli certificati. “Il nostro intento - spiega Franco Alpago - sta alla base del nostro essere cacciatori: se andiamo a prelevare “in un luogo protetto”, abbiamo la consapevolezza di mantenere intatto un ecosistema. I cacciatori sono le vedette del territorio: lo hanno a cuore più di chiunque altro. Basti pensare ai censimenti che due volte l’anno facciamo per monitorare la presenza delle specie faunistiche. Inoltre organizziamo periodicamente incontri di formazione e conoscenza del paesaggio”.

 

I cacciatori sono diminuiti negli ultimi anni? “Sì - ammette Alpago -. Gli iscritti sono sempre meno, ma il motivo c’è: per diventare cacciatori oggi è necessario sostenere moltissimi esami, che costano sia in termini economici che di studio. In genere, solo il 60 per cento di chi affronta questi esami è promosso. Un dato indicativo, no? La verità è che la caccia è passione, rispetto, studio e conoscenza del territorio. Quanti sono disposti a investire in tutto questo?”

 



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Emanuela Da Ros

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