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11 dicembre 2018

Cronaca

Uccide figlio di tre mesi scaraventandolo a terra

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Una 26enne è stata arrestata dalla polizia a Catania con l'accusa di avere ucciso il proprio figlio di tre mesi, lanciandolo a terra. Il neonato è morto in ospedale, lo scorso 15 novembre, il giorno dopo il ricovero per le ferite riportate alla testa. La notizia si è appresa oggi, dopo che personale del commissariato Borgo Ognina ha eseguito nei confronti della donna un'ordinanza cautelare in carcere emessa dal Gip, su richiesta della Procura, per omicidio aggravato dall'avere agito contro il discendente.

 

L'omicidio è stato commesso in casa della nonna paterna della 26enne, che non è sposata, e che al figlio aveva dato il proprio cognome. E' stata lei stessa, rivela il suo legale, l'avvocato Luigo Zinno, a chiamare aiuto. Sono arrivati subito sua nonna, che ha 85 anni, e a suo padre e a loro ha detto che il piccolo le era scivolato dalla mani ed era finito a terra. Successivamente, però, attraverso l'audizione, da parte della Procura e della polizia, di tutti i soggetti intervenuti nell'immediatezza dei fatti, e della stessa 26enne, sentita alla presenza del difensore di fiducia, si accertava che la caduta del bambino non era stata accidentale bensì che era stata la madre dello stesso a scaraventarlo a terra con forza.

 

Il neonato è stato portato nel pronto soccorso del Cannizzaro, dove è stato intubato, e poi trasferito nella rianimazione della Neonatologia del Garibaldi-Nesima, dove è deceduto il giorno dopo il ricovero. Le indagini del commissariato di polizia Borgo-Ognina sono state coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall'aggiunto Ignazio Fonzo, che coordina il dipartimento reati contro le persone, e dal sostituto Fabio Saponara.

 

"Avevo la mente oscurata e non so spiegare cosa è successo ma sicuramente non volevo uccidere mio figlio - ha detto nell'interrogatorio davanti al pm -, non ho mai pensato di ucciderlo perché io lo amavo". Ai magistrati, come ricostruisce il suo legale, l'avvocato Luigi Zinno, la donna ha detto di "essersi sentita male" e che la sua intenzione era di "gettarlo sul letto e non per terra". "Quel giorno stava male - aggiunge il penalista - e aveva chiamato suo padre, che era al lavoro, per dirgli se poteva tornare a casa. La signora aveva avuto un'infanzia dolorosa per la morte della madre, che ha perso quando aveva 11 anni. Quando è rimasta incinta è andata a vivere con la nonna". Secondo l'avvocato, la 26enne ha sofferto di "una grave forma di depressione post partum, che ha aggravato la sua condizione di persona fragile psicologicamente". Per questo il padre gli aveva fissato degli incontri con specialisti, ma lei non sarebbe andata.

 

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