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22 ottobre 2017

Nord-Est

Travolta e uccisa sulle strisce, ma l'assicurazione non vuole versare un euro

Il conducente dell'auto che ha investito l'anziana, a Jesolo, sostiene di aver avuto un malore: gli hanno dato un giorno di prognosi.

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JESOLO - E' stata travolta e uccisa mentre attraversava la strada a piedi sulle strisce pedonali, “in modo regolare e godendo del diritto di precedenza” per citare la perizia cinematica sulla dinamica del sinistro disposta dalla Procura di Venezia, ma la compagnia di assicurazione dell'auto che l'ha investita, Cattolica, ha già fatto sapere che non risarcirà i familiari della vittima perché il conducente responsabile del tragico incidente sostiene di aver accusato un non meglio precisato (e non provato) malore alla guida: al Pronto Soccorso gli hanno riconosciuto la “bellezza” di un giorno di prognosi.

 

Il caso è collegato al tragico sinistro costato la vita, il 24 giugno 2016, in centro a Jesolo, a una 81enne del posto, Teresa Mognato. L'anziana sta attraversando a piedi via Levantina, all'intersezione con piazza del Carabiniere Verago Pompilio, sulle apposite strisce pedonali: sono le 19.30 ma, in piena estate, la visibilità è ottima, e il fondo stradale perfettamente asciutto, essendo una bella giornata.

 

All'improvviso, però, sopraggiunge una Ford Focus condotta da G. S., 67 anni, di Cavallino, e la travolge in pieno, continuando poi per altri 17 metri la sua corsa, invadendo la corsia opposta e centrando anche una Punto che proviene dal senso contrario. Per la signora Mognato l'impatto è terribile e, nonostante tutti i tentativi dei sanitari di salvarla, morirà poche ore dopo all'ospedale dell'Angelo di Mestre in seguito ai gravi traumi riportati.

 

Al Pronto Soccorso di Jesolo vengono invece curati le due occupanti della Punto, che riportano ferite lievi, e il 67enne che ha causato l'incidente, il quale giustifica l'accaduto asserendo di aver accusato un malore e di essere svenuto perdendo il controllo della macchina: versione che però è supportata solo dalla 41enne che si trovava in auto con lui.

 

Purtroppo, l'anziana non potrà più fornire la sua testimonianza e le due donne che si trovavano a bordo della Punto non risulta, quanto meno dai verbali, siano state mai sentite dagli agenti della Polizia locale di Jesolo, intervenuti per i rilievi e le indagini. Resta però il fatto che dai controlli medici all'investitore non viene riscontrato nulla di particolare, tanto da essere subito dimesso con una prognosi di un solo giorno.

 

La Procura di Venezia, da prassi, apre un fascicolo per omicidio colposo a carico di G. S., il Pubblico Ministero, dott.ssa Lucia D'Alessandro, incarica un consulente tecnico, l'ingegner Pierluigi Zamuner, di ricostruire la dinamica del sinistro e la perizia non fa che confermare come la totalità delle responsabilità siano in capo al conducente della Focus, ma il procedimento ad ora si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

 

I familiari della vittima per un anno non ottengono alcuna risposta da nessuno finché, tre mesi fa, esasperati, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, decidono di affidarsi a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che si mette subito all'opera, acquisendo tutta la documentazione e, sulla scorta delle inequivocabili risultanze della perizia cinematica, presentando una richiesta danni a Cattolica per conto dei propri assistiti.

 

La compagnia, però, dapprima prende tempo, rifiutando di formulare qualsiasi proposta risarcitoria “essendo ancora pendente il procedimento penale”, e poi fa sapere che comunque vada non liquiderà un euro, aggrappandosi per non pagare al cosiddetto “caso fortuito”, ossia il supposto malore riferito dal proprio assicurato. “Il solito atteggiamento inqualificabile da parte delle compagnie che si appigliano a tutto pur di non pagare il dovuto, sulla pelle dei danneggiati – commenta amaro Riccardo Vizzi, Area Manager di Studio 3A – Per caso fortuito si intende qualsiasi fattore che renda inevitabile il verificarsi di un evento altrimenti improbabile, non si può far passare tutto come tale.

 

E, soprattutto, esso va dimostrato, l'onere della prova spetta a chi lo adduce, e nel caso specifico non c'è nulla, nessun documento medico che attesti il malore. La compagnia sostiene il caso fortuito? Ce lo provi. Viceversa, sarà chiaro che si tratta dell'ennesimo tentativo di allungare i tempi del risarcimento, con il risultato che, nonostante la ragione piena della propria cara e il tragico epilogo, i congiunti della signora Marisa per renderle giustizia e ottenere ciò di cui hanno diritto saranno costretti a intentare anche un'azione civile e a rivivere per dei mesi, se non degli anni, il loro dolore nelle aule di tribunale”.

 

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