18 luglio 2019

Vittorio Veneto

TRAFFICAVA ARMI CON L'IRAN. ARRESTATO 43ENNE VITTORIESE

Con lui in manette 5 italiani e 2 agenti segreti iraniani

Milvana Citter | commenti |

Vittorio Veneto – Un vittoriese a capo di un’organizzazione che trafficava armi con l’Iran. L’uomo, da tempo residente a Varese, è stato arrestato insieme ad altre 8 persone. Tra questi due agenti segreti di Teheran.

Alessandro Bon, 43anni, originario di  Vittorio Veneto è ritenuto dagli inquirenti essere il capo di un gruppo che esportava illecitamente in Iran armi e sistemi militari d’armamento. L’uomo, che da tempo vive a Varese, aveva fondato una sua società la Antares srl che serviva proprio a nascondere il traffico di armi scoperto dalla Guardia di Finanza di Milano con l’operazione denominata “Sniper” su un traffico di armi e materiale «dual use» (materiale civile convertibile in militare). Su mandato del Gip di Milano sono così stati eseguiti sette arresti. Oltre a Bon sono finiti in manette la sua compagna, Danila Maffei di 40 anni, il socio Arnaldo La Scala di 45 anni, un avvocato di Torino, Raffaele Rossi Patriarca, che secondo l'inchiesta si era recato in Iran a contattare ufficiali dell'esercito per la compravendita degli armamenti. Un altro arrestato è Guglielmo Savi, 56 anni, titolare della società vicentina di telecomunicazioni «Sirio Srl» e della «Dinamics» in Roma. Tra gli arrestati anche due presunti appartenenti ai servizi di sicurezza iraniani: Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, che era accreditato come giornalista presso la sala stampa estera a Roma dove è stato arrestato dalla Guardia di Finanza; e Ali Damirchiloo, di 55 anni arrestato a Torino. Sono latitanti un altro iraniano, Hamir Reza, e Bakhtiyari Homayoun, di 47 anni.

L’indagine che ha coinvolto il vittoriese, ha preso il via dai chiarimenti di carattere amministrativo e daziario chiesti dalla Romania su una commessa di 200 puntatori ottici (apparecchi ottici di precisione destinati al puntamento per fucili da guerra) in transito a Bucarest e destinati a Teheran. Secondo gli investigatori, attraverso la società Antares Srl, Bon aveva venduto e stava trattando per altri apparecchi, mille in tutto. Un'altra fornitura di puntatori laser - 100 pezzi - fu sequestrata anche in Inghilterra, nell'aeroporto di Heathrow, e portato all’arresto di un cittadino inglese. E proprio dalla deposizione resa dall’uomo sarebbero scaturite le indagini italiane e la scoperta della rete import-export. L’intervento della Guardia di finanza ha consentito anche di bloccare i preparativi relativi all’esportazione in Iran di un ingente quantitativo di proiettili traccianti, di esplosivi provenienti dall'Est Europa e una miscela di materiale chimico, altamente infiammabile e ad alto contenuto di energia termochimica usata nel settore militare come munizionamento, innesco esplosivo o per bombe incendiarie. C'erano anche paracaduti, un elicottero, caschi da aviatore, giubbotti autorespiratori da immersione (120) destinati a armamenti militari.

Si tratta di un’importantissima opzione nell’ambito del traffico internazionale di armi. Anche se non è contestata l'aggravante del terrorismo, è fondato il sospetto degli investigatori, e dei servizi segreti che hanno collaborato all indagine della procura di Milano, che il materiale «dual use» e militare sequestrato potesse essere destinato, una volta in Iran, ad alimentare i canali del terrorismo internazionale.

 



Milvana Citter

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