09 dicembre 2019

Esteri

Taci, Google ti Ascolta

Alberto Prior | commenti |

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Taci, Google ti Ascolta

Un interessante rapporto che invito a leggere, realizzato da un’emittente televisiva belga chiamata VRT NWS, ha rivelato di recente l’esistenza di operatori umani pagati da Google per ascoltare e trascrivere i file audio che vengono creati dagli assistenti vocali installati nelle nostre case. La cosa non stupisce, se pensiamo che all’inizio dell’anno un rapporto di Bloomberg aveva annunciato simili dettagli su Alexa di Amazon, spiegando come le clip registrate venivamo inviate all’insaputa degli utenti a dei team per le trascrizioni.

 

Motivo? A detta della società, studiare e rendere più efficiente l’intelligenza artificiale alla base dei dispositivi. Ovviamente non vogliamo mettere in dubbio i buoni propositi dei giganti digitali, ma sicuramente un po’ ci fa innervosire sapere che di tutto ciò non sappiamo nulla, e che, peggio ancora, non ne troviamo traccia nel contratto che dovremmo leggere attentamente prima di pigiare il mitico tasto “accetta”.

 

Ora, possiamo dire che di solito gli assistenti AI come Alexa e Google Assistant iniziano a registrare l'audio solo quando ascoltano la loro parola magica (ad esempio, "Ok Google" o “Ehi Alexa”), ma se questi dispositivi (sempre assumendo le migliori intenzioni) registrassero anche in altri momenti, diciamo per errore?

 

L’analisi condotta dal network belga si è focalizzata principalmente sull’Assistant di Google, riuscendo a recuperare, con la collaborazione di alcuni operatori “amici”, la trascrizione di circa un migliaio di registrazioni, di cui il 15% catturate “accidentalmente”. In generale le società tecnologiche affermano che l'invio di clip audio da trascrivere sia un processo essenziale per migliorare le tecnologie di riconoscimento vocale, e che solo una piccola percentuale delle registrazioni venga condivisa. Un portavoce di Google ha dichiarato a Wired che solo lo 0,2% di tutte le registrazioni è stato trascritto da esseri umani, e che queste clip audio non sono mai state condivise associandole con informazioni identificative dell'utente.

 

Potrebbe essere anche vero, di sicuro lo è il fatto che segreti e confidenze le esprimiamo solo quando siamo sicuri della nostra intimità, e che non si può impedire alle persone di rivelare durante le proprie discussioni informazioni sensibili. Queste poi posso essere le più varie, e andare da un semplice numero di carta di credito fino ad una vera e propria confessione di reato. Un operatore ha dichiarato, per esempio, che in una delle clip che ha trascritto si sentiva la voce di una donna in difficoltà, che chiedeva aiuto mentre stava probabilmente subendo violenza da parte di uomo. L’informativa sulla privacy di Google non menziona l'utilizzo da parte dell'azienda di team per la trascrizione di clip vocali, né tantomeno mette in guardia sulla possibilità che possano essere effettuate delle registrazioni accidentali. Queste “dimenticanze” potrebbero essere fonte di grossi problemi legali per l'azienda, come ritiene Michael Veale, ricercatore di tecnologia per la privacy presso l'Alan Turing Institute di Londra; in una sua intervista a Wired, afferma infatti che tali comportamenti non possono essere ritenuti in alcun modo conformi agli standard stabiliti dai regolamenti GDPR dell'UE.

 

"Devi essere molto specifico su cosa stai implementando e come", ha detto Veale, che infine concede il beneficio del dubbio affermando: "Penso che Google non l'abbia fatto di proposito perché sarebbe sembrato controproducente per le vendite”. Che il muro che delimita la nostra privacy sia paragonabile a quello di una casa tra le rovine di Pompei credo sia chiaro ormai a tutti, ma questo non ci deve far dimenticare che abbiamo comunque il diritto di essere informati su tutto ciò che può influire sulla nostra sfera più intima. Quando ero piccolo, mio nonno mi raccontava che durante l’ultimo conflitto mondiale sulle case c’erano manifesti che riportavano lo slogan “Taci, il nemico ti ascolta”: che una simile misura possa tornare utile in questi anni di guerra cibernetica?

 



Alberto Prior

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