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22 marzo 2019

Treviso

SE BENETTON VUOL DIRE SCULTURA

Personale di Toni Benetton a Treviso

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TREVISO - Ieri a Palazzo dei Trecento è stata inaugurata una mostra in onore del centenario della nascita dello scultore trevigiano Toni Benetton. La mostra, intitolata Toni Benetton. Per una scultura vivibile, è stata organizzata da un Comitato Regionale diretto da Marzio Favero, affiancato da un comitato scientifico di livello, chiamato a presentare le conclusioni di un anno di lavoro.

La mostra non è una rassegna antologica delle opere più rappresentative, ma una scelta accurata di 13 lavori che testimoniano le fasi finali della ricerca artistica dell’autore, quella che inizia nella metà degli anni ’60. In un periodo in cui la cultura non va di moda, guardare anche solo di sfuggita al mondo dello scultore trevigiano è un’occasione per capire che cosa sia l’arte. Per usare le parole dette ieri da Anna Maria Spiazzi, Sovrintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici delle province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, la cultura “è una esigenza continua, come la fame e la sete, che deve essere alimentata, però, dalla volontà per fare in modo che non cessi di manifestarsi”. Treviso rende omaggio proprio a questa capacità di Toni Benetton di saper perseguire costantemente la sua ricerca artistica.

Nel 1960, Toni Benetton ha raggiunto il successo. A 50 anni, ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali importanti come scultore. È pratico di gessi, terre cotte e bronzi, per lo più figurativi. Ha vinto il primo premio alla II triennale del Bureau des Arts di Parigi. E la Galleria d’arte Cairola di Milano e la Fondazione Bevilacqua La Masa gli hanno appena dedicato una mostra personale. Ma, seguendo quella che uno dei curatori della mostra, Nico Stringa, chiama una “continua progressione”, decide di dedicarsi ad una nuova forma di scultura. Evita così la crisi creativa che colpisce, spesso, gli artisti molto longevi.

Nel 1960 Toni Benetton, abbandona le sculture figurative, e, sotto consiglio dell’arch. Carlo Scarpa, espone grandi opere in ferro nel Giardino Salomon di Solighetto a Pieve di Soligo, sui colli trevigiani. Le chiama macrostrutture, e inizia così una nuova fase della sua vita artistica. “Fu la prima esperienza pubblica, quella cioè di allestire sculture di grandi dimensioni in uno spazio libero, dentro il paesaggio delle colline di Soligo, e far sì che la gente vi camminasse in mezzo osservando, commentando, criticando.” Così Toni Benetton commenterà l’allestimento. La mostra di Palazzo dei Trecento, aperta fino al 24 aprile 2011, tiene conto sprattutto di quest’ultima fase, lunga quasi quarant’anni, in cui Toni Benetton si interroga sul rapporto tra la scultura e lo spazio urbano. Ada, moglie di Toni, spiega, “la scultura”, quando non è solo raffigurazione, “deve interagire con le persone”. Le macrostrutture sono opere di scultura di grandi dimensioni, pensate per essere inserite all’interno di un paesaggio. Potrebbe essere un quartiere di periferia, come aveva pensato Toni Benetton, quando ha proposto al Comune di Venezia la “Porta di terraferma” da collocare presso la rotatoria di San Giuliano. Oppure potrebbe essere un giardino, come ad esempio le “Forme Ogivali” della sua casa a Mogliano Veneto, alte 19 metri, che oscillano durante i temporali estivi.

Alessio Imbò

 

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