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17 giugno 2019

Treviso

Sciopero per 50mila metalmeccanici trevigiani

Venerdì 14 giugno le tute blu incroceranno le braccia per 8 ore

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TREVISO - I metalmeccanici trevigiani incrociano le braccia per 8 ore. Venerdì 14 giugno i sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil il hanno indetto uno sciopero di otto ore con manifestazioni di protesta a Milano per chiedere al governo e imprese di ascoltare le richieste dei lavoratori. Si stima che sul territorio trevigiano la mobilitazione coinvolgerà circa 50mila tute blu.

“Occorrono scelte e un cambiamento”. Nel documento unitario che indice la mobilitazione, le sigle metalmeccaniche sottolineano come “le trasformazioni che stanno investendo il mondo delle imprese metalmeccaniche, e più in generale il sistema della manifattura, impongano scelte che devono essere in grado di rispondere alla necessità di crescita dei settori strategici attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati, il sostegno all’occupazione, ai salari e alla domanda interna e investimenti strategici di lungo periodo in formazione e nuove tecnologie”.

Per Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil l’orientamento e alcune scelte del governo rischiano, in una situazione di recessione come quella che si sta profilando, di accentuare una condizione economica e sociale già critica. I metalmeccanici ricordano alcuni dati: produzione industriale in ribasso del 5,5%, si tratta della diminuzione tendenziale più forte dal 2012.

Nello specifico, quella manifatturiera registra un risultato negativo pari a -2,4%, la metallurgia -2,3%, l’elettrodomestico -5,1%, i macchinari e le attrezzature -2,2% e l’elettronica -2,2%. Il settore auto ha registrato un calo del 19,4% su base annua. E anche nella Marca l’incertezza nella politica e la mancanza di investimenti in ricerca, tecnologia e infrastrutture contribuiscono a tirare il freno a quello che sembrava essere un nuovo rilancio post crisi.

Per le sigle sindacali “è necessaria una redistribuzione della ricchezza anche attraverso politiche salariali e fiscali mirate ad alleggerire la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e una esigibilità della contrattazione in fabbrica. L’esecutivo - chiedono i sindacati - deve adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure, a sostenendo l’attrattività degli investimenti industriali. È necessario investire per creare occupazione per i giovani, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui siamo leadership e incentivi per l'ecosostenibilità del nostro sistema industriale. Un investimento - continuano Fiom, Fim e Uil trevigiane - che non può prescindere dall’affrontare seriamente la questione della sicurezza sul lavoro”.

E anche sul fronte della previdenza le sigle metalmeccaniche ribadiscono la propria insoddisfazione chiedendo un sistema previdenziale “più equo, più flessibile e più solidale in cui l’età pensionabile tenga conto del lavoro che realmente si è svolto, con particolare attenzione alle mansioni usuranti”.

 

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