23 settembre 2019

Politica

Sì al governo

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Dopo il via libera della Camera, il governo Conte 2 incassa la fiducia anche in Senato con 169 voti, due in meno rispetto al Conte 1 e 8 in più rispetto ai 161 voti di maggioranza assoluta. Quanti bastano, dunque, per far partire il nuovo esecutivo giallorosso. "E' un nuovo inizio per l'Italia" dice soddisfatto il premier Giuseppe Conte, sottolineando che ora si aprirà "una stagione riformatrice di rilancio e speranza".

La "costituzione e il rispetto delle istituzioni" saranno "la nostra bussola" e "gli interessi degli italiani il nostro obiettivo" assicura Conte. Ieri in aula è andata in scena l'ennesima guerriglia tra i senatori dell'opposizione e quelli della maggioranza, con tanto di cori, cartelli alzati e t-shirt esibite. Come quella indossata dalla leghista Lucia Borgonzoni che togliendosi la giacca nera sfodera una maglietta bianca con la scritta 'Parliamo di Bibbiano'. Troppo per la presidente del Senato Elisabetta Casellati, che dopo averla invitata a rimettersi la giacca decide di sospendere la seduta.

E sempre dai banchi dei leghisti, per tutta la giornata è stato un susseguirsi di cori, urla e stilettate, proseguite anche durante l'intervento di Conte in aula: "Elezioni", "Bibbiano", "vergognati", "dignità". Frasi che tuttavia non sfiorano il premier: "Voi non conoscete il valore del termine dignità", dice Conte e "con calma nei prossimi mesi spiegherete cosa ci sia di dignitoso bei voltafaccia di Salvini".

Un Salvini che torna all'attacco, più in forma che mai: "Conto di tornare a fare il ministro il prima possibile - spiega - e mi auguro che il nuovo ministro non si pieghi ai ricattucci della sinistra, cancellando i decreti sicurezza, perché farebbe il male del Paese". Quindi punta il dito contro Conte. Lo accusa di "potronismo", parlando di un premier "inchiodato alla poltrona". "L'hanno capito tutti - dice Salvini - che questo governo è basato sulla spartizione delle poltrone e sulla paura di tornare al voto".

Ma gli attacchi non si fermano qui. Mena fendenti sul look del premier: "Lo stile è sostanza, non apparenza, non dipende solo dalla cravatta, dalla pochette e dal capello ben pettinato...". Lo etichetta come "l'uomo che sussurrava alla Merkel". Lo punzecchia con una serie di appellati pungenti: "Signor Conte... Presidente Conte-Monti...".

Il premier però non si scalfisce. Assicura che si metterà "al lavoro con coraggio e determinazione", torna a elencare i contenuti programmatici e ribadisce che ''la manovra si farà in Italia''. Nonostante i nervi tesi delle ultime ore, l'astensione del dem Richetti, del grillino Paragone, oltre che le assenze di Saverio De Bonis (Misto) e Alfonso Ciampolillo (M5S), critico verso la maggioranza, alla fine il Conte 2 incassa la fiducia senza neanche troppa fatica. Ora la partita si sposta sui sottosegretari, le cui nomine, assicura Conte, si faranno "il prima possibile".

 

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