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24 novembre 2017

Tennis

Rafael Nadal: il guerriero vince lo US Open di Tennis

Tennis

Dicevano che era finito e che il suo corpo ormai era arrivato al limite, ed invece eccolo là ad alzare in aria il sedicesimo slam della sua carriera.

 

André Agassi di dolori e sofferenze se ne intende. Nella sua autobiografia (Open) già dalla prima pagina accoglie il lettore con una mappa fisica dove ogni punto del suo corpo corrisponde ad un preciso e unico dolore; come se in ogni giuntura e articolazione fosse conservato il ricordo di una partita. È stato lui anni fa ad aver pronosticato per Rafael Nadal un futuro tutt’altro che roseo. Il suo corpo avrebbe inevitabilmente ceduto interrompendo la scalata al successo del giovane tennista maiorchino. Se Nadal se ne era fatto un cruccio, di certo non l’aveva dato a vedere. Eppure i sintomi erano già di fronte a tutti: i problemi al polso destro, l’appendicite e una brutta infiammazione al piede sinistro. La conferma sembrava essere arrivata in quella lunga pausa triennale da uno slam durata dal 2014 al Giugno di quest’anno.

 

Ma la pausa è finita vanificando le proiezioni personali di Agassi.

 

Quello che è successo negli ultimi mesi ha confermato una verità evidente per quanto riguarda Rafael Nadal: sottovalutarlo è un errore, darlo per finito è un errore ancora più grande.

 

Ricorda quegli animali selvaggi che nonostante le ferite e gli acciacchi non smettono di lottare e combattere. Questo è vero per una carriera che lo ha più volte visto fermarsi e ripartire da zero con la voglia di vincere che tornava a farsi sentire sempre più forte. Ripartire zero ha significato riprendere gli allenamenti e riacquistare fiducia nelle proprie capacità per poter competere con i migliori. E come ogni narrazione eroica che si rispetti ha bisogno di due grandiosi avversari per poter definire l’uno e l’altro attraverso la sfida, ecco che anche in quest’ultimo torneo dello US Open, il pubblico ha avuto i suoi eroi.

 

Eppure all’inizio persino i bookmaker davano per favorito l’avversario topico di Rafael Nadal, quel Roger Federer che però subito dopo i primi due turni era sceso nelle quote sportive di William Hill in favore del guerriero Nadal. Questo perché Federer ha dovuto sudare per cinque set prima di superare i suoi due avversari, mentre il tennista di Maiorca dimostrava una maggiore sicurezza di gioco. Rafael Nadal è apparso sul campo impassibile e straordinariamente calmo, mentre il pubblico sugli spalti seguiva le vittorie che lo avrebbero portato in finale.

 

Il fallimento in questo slam non era contemplato come se la vittoria fosse determinata prima di tutto da fattori psicologici. I rituali in effetti sembrano essere parte del successo di Nadal, un lungo elenco di gesti che costituiscono uno dei tratti distintivi del campione e a cui lui non ha nessuna intenzione di rinunciare. Riti scaramantici a parte, Kevin Anderson, il suo avversario nella finale dello US Open, ha giocato bene, ma non è riuscito ad abbattere la solidità di Nadal che ha messo in campo tecnica e sangue freddo fino a che Anderson non ha sbagliato un dritto sul tre pari. È a questo punto che la partita è cambiata in favore di Nadal. Un cambio di marcia decisivo che lo ha portato alla vittoria.

 

La cosa curiosa è che in tutto questo grandioso spettacolo, ciò che ancora una volta sembrava essere al centro degli interessi del pubblico e dei cronisti è l’ormai mitica rivalità con l’avversario di sempre: Roger Federer. Poco importava che dall’altra parte del campo ci fosse Kevin Anderson, perché nell’immaginario di ognuno di noi la sfida è e sarà tra i due campioni.

 

Di certo la storia del tennis l’hanno fatta e continuano a scriverla proseguendo in un percorso di successi che sembravano irraggiungibili dopo l’epoca d’oro del tennis. C’erano Pete Sampras con i suoi 14 slam vinti, McEnroe con 170 settimane al primo posto nella classifica ATP, e invece è diventata questa l’epoca in cui gli atleti del tennis fanno cose incredibili.

 

Merito di giocatori come Rafael Nadal che a 31 anni riesce ancora a stupire e vincere.

 

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