16 settembre 2019

Montebelluna

Quattro ragazzi del Montebellunese in Sierra Leone da padre Boa, il prete che ha sconfitto Ebola

Il religioso originario di Badoere ha un orfanatrofio dove ospita anche bambini mutilati

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

MONTEBELLUNA Francesca, Samuele, Angelica e Caterina quattro giovani del Montebellunese sono partito da poco per la Sierra Leone dove stanno dando una mano a un altro trevigiano don Maurizio Boa, celebre missionario originario da Badoere che ha lottato contro Ebola, salvando tanto vite e che ora gestisce un orfanatrofio. Un paese martoriato che nel 2015 è stato colpito da una violenta epidemia di Ebola ma che è stato anche vittima di scontri violenti tra la popolazione: eventi che hanno riempito luoghi come l’orfanatrofio di don Boa dove spesso i bambini arrivano anche in precarie condizioni fisiche.

Una situazione non facile per il religioso trevigiano che durante l’epidemia di Ebola ha messo a repentaglio anche la sua vita pur di assistere i malati. Ma don Boa non è tipo da scoraggiarsi e di recente ha attivato anche il Grest per i suoi bambii, come spiega: “Nel nome del Murialdo il Grest è iniziato oggi anche a Kissy Town... amicizia, allegria, fantasia e gioia. Grazie a Francesca, Samuele, Angelica e Caterina arrivati da lontano per essere in comunione con noi”.

Ma come è nato questo progetto di aiuto al missionario da parte dei giovani del Monebellunese? «Questa è un esperienza che abbiamo promosso come vicariato di Montebelluna per i giovani dai 20 anni ai 30 anni – spiega don Matias Franceschetto, precisando che -. Le esperienza proposte sono due la prima, appunto, in Sierra Leone dal 20 luglio al 8 agosto prestando servizio nella comunità di don Maurizio Boa che è un missionario originario da Badoere. Lui ha un orfanotrofio per i bambini orfani e mutilati, dopo le guerriglie che ci sono state in Sierra Leone; e poi c’è un’altra esperienza alla quale hanno aderito 30 giovani e questa la faremo il prossimo mese in Terra Santa dal 19 al 28 agosto. Quindi vanno considerate unite queste esperienze una più missionaria e di servizio e l’altra di riscoperta della fede per i nostri giovani che hanno risposto con una bella partecipazione con una buona adesione».

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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