12 dicembre 2019

Italia

Cattolici e politica

Il "manifesto" Zamagni

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

Cattolici e politica

ROMA - Il 31 ottobre 2019 è stato pubblicato un Manifesto, presentato dal professor Stefano Zamagni, uno studioso apprezzato a livello mondiale, esponente di primissimo piano del mondo cattolico, a cui tre Associazioni di cattolici, Politica Insieme, Rete Bianca e Costruire Insieme avevano affidato il delicato compito di renderlo pubblico.

Zamagni, con la sua autorevolezza ha lasciato intendere che esso può segnare l’ avvio di un dibattito sui rapporti tra politica e cattolici, un tempo molto fecondi, durante la vita della prima Repubblica Italiana, ma inariditisi negli ultimi decenni, anche se rimane difficile individuare il momento della cesura tra il prima e il dopo.

Sicuramente una tappa significativa in tale discesa, può essere fatta coincidere con il biennio 1992-94, quando, ragionevolmente, fu messo in atto un tentativo di mancato colpo di Stato, con gli omicidi di Falcone e Borsellino.

Quei tragici momenti portarono alla presidenza della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, un personaggio che, nella sua lunga storia politica nella Democrazia Cristiana, era rimasto fuori dai giochi politici, gestiti dal trio, in ordine alfabetico, Andreotti-De Mita-Forlani, quando si spartirono l'eredità di Aldo Moro.

 

Dopo la tragica scomparsa del leader, il cambio di passo nella politica italiana venne gestito dal Papa straniero, Giovanni Paolo II e dal Presidente Sandro Pertini, un "politico - non politico", ma amato dal popolo.

Durante lo smarrimento dei cattolici in politica e la conseguente loro diaspora, ci furono tentativi, ma andati a vuoto, per ricoprire lo spazio politico gestito durante la cosiddetta prima Repubblica.

In questa situazione in cui i "rari nantes in gurgite vasto", la cui vulgata in “rara avis in gurgite vasto” ben si addice all'area culturale cattolica dell'ultimo periodo, il cosiddetto manifesto Zamagni rappresenta una notevole novità, anche se la contestuale ultima esternazione del Cardinale Ruini, in qualche modo può essere interpretata come il controcanto dei moderati italiani di destra.

Tornando al Manifesto Zamagni, nel Preambolo si esplicita subito che l'iniziativa rappresenta un proposito, in attesa della stesura di un vero e proprio programma politico.

Quindi nella pars destruens si mette in luce che la cosiddetta opzione riformista non è più sufficiente a rappresentare la nuova realtà, caratterizzata dalla "nuova globalizzazione, dalla quarta rivoluzione industriale, dall’aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, dai straordinari flussi migratori, dalle questioni ambientali e climatiche, dalla caduta di valori etici, nelle sfere sia del privato sia del pubblico". Per rigenerare la vita pubblica bisognerà tener conto dell'agenda 2030 delle Nazioni Unite, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, secondo i quali devono coesistere queste quattro categorie: "impresa, produzione, lavoro, consumi".

Su tali basi ci sarebbero le condizioni "per dare vita ad una nuova forza popolare, aperta a credenti e non credenti, attorno ad un progetto politico di rinascita del Paese e dell'Europa".

I fondamentali per la nuova realtà vanno colti nei principi della Costituzione, nel pensiero sociale della Chiesa e nei diritti dell'uomo.

Per sviluppare la nuova prospettiva bisogna modificare il sistema elettorale e puntare al passaggio dal sistema bipolare maggioritario al sistema elettorale sostanzialmente proporzionale “con le dovute soglie".

Sono oltre una decina le proposte per raggiungere l'obiettivo finale, attraverso le energie vitali della società civile, espresse dai corpi intermedi.

“Ciò significa anche ripensare il ruolo e l'organizzazione dello Stato, in particolare per quanto riguarda la piena attuazione del titolo V della Costituzione sul sistema delle Autonomie locali e un riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, della Provincia o Città Metropolitana e della Regione".

La famiglia deve essere riconosciuta per la propria funzione anche perché spesso rappresenta "l'ambito in cui si vive anche la conclusione della propria vita e ad essa ci si affida perché possa essere la più naturale e dignitosa possibile".

Per quanto riguarda l'economia civile di mercato, bisogna creare le condizioni per politiche "che tutelino, in modo congiunto, la persona, la società, la natura, come proclama con vigore la Laudato sii ".

Sulla scuola e l'università bisogna avviare la rigenerazione attraverso un patto educativo, che apra orizzonti nuovi alla società. In tale circuito "deve essere assicurata la libertà di educazione anche attraverso le scuole paritarie, che garantiscano il quadro nazionale fissato in materia dallo Stato”.

 

Sulla corruzione il Manifesto sottolinea che "non è mai stata contrastata adeguatamente. Ha favorito ed è stata favorita da un diffuso malcostume di base", per cui bisogna combattere con decisione le organizzazioni malavitose.

Sono gravi inoltre i problemi legati all'evasione ed elusione fiscale, che hanno superato i livelli di guardia, fermo restando che il carico fiscale deve coniugarsi attraverso “la progressione in grado di garantire l'equità, come del resto richiedono le principali categorie economiche e sociali”.

Verso la conclusione viene approfondito l'interesse "per una politica estera pro-Europa, con l'impegno a modifiche di non poco i punti qualificanti i Trattati... Pensiamo all'Europa come avrebbe dovuto essere: libera, aperta, lungimirante, coraggiosa e coesa".

Quindi viene sottolineato che "la nuova forza politica dovrà agire per costruire autentiche istituzioni di pace e rivedere gli Statuti delle grandi istituzioni internazionali alla luce del principio del governo dei molti e sulla base del concetto che "lo sviluppo è il nuovo nome della pace".

L'ultima proposta mette in luce: "questo progetto neo-umanista d'ispirazione cristiana deve accogliere la dimensione della trascendenza, orizzontale e verticale. Si tratta, nella stagione attuale di accelerata digitalizzazione, di rispondere alla grande sfida di natura antropologica ed etica rappresentata dalla pretesa del superamento della dimensione umana… Il progresso scientifico e tecnologico non può sostituire l'orizzonte della trascendenza ed essere concepito in alternativa alle esigenze di una crescita culturale ed intellettuale di impronta umanistica, oltre che alla complessità di sentimenti e di sensibilità destinate a dare un senso alla vita di tutte le donne e di tutti gli uomini".

pietro.panzarino@oggitreviso.it

 



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