21 novembre 2019

Valdobbiadene Pieve di Soligo

I fratelli Stella rompono il silenzio: "Noi innocenti ed estranei ai fatti. Quella storia inventata da un gruppetto di persone"

Oltre 5mila messaggi con insulti e minacce ricevuti dai fratelli

Claudia Borsoi | commenti |

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I fratelli Stella rompono il silenzio:

FARRA DI SOLIGO – A distanza di 18 giorni dai fatti e a una settimana dal funerale di Alessandro Sartor, i fratelli Alberto e Francesco Stella hanno deciso di rompere il silenzio. Nella sede dell’azienda di famiglia, la Stelbi, hanno voluto incontrare oggi pomeriggio, martedì, i giornalisti affiancati dal loro legale, l’avvocato Danilo Riponti, dai genitori, dalla sorella e dalle fidanzate. E all’unisono hanno voluto sottolineare la loro vicinanza alla famiglia Sartor e, allo stesso tempo, ribadire che faranno di tutto affinché la verità su quella sera venga a galla.

 

VOGLIAMO LA VERITÀ. «Vogliamo ristabilire la verità senza alcun revanscismo – ha precisato in premessa l’avvocato Riponti – ed evidenziare il riflesso inquietante che questo fatto ha avuto sui social con le parole di odio, hate speech, che hanno colpito i fratelli Alberto e Francesco, la famiglia Stella e le aziende in modo indiscriminato. Un tam-tam che non si è fermato nemmeno dopo che l’evento autoptico ha escluso determinate condotte da parte dei Stella». «Noi non vogliamo vendetta – sottolinea Francesco -, ma sapere perché delle persone ci hanno ingiustamente accusato».

 

L’ODIO IN RETE CONTRO I FRATELLI STELLA. Dalla rete, i due fratelli all’indomani dei fatti del 31 maggio, hanno subito un vero e proprio processo e sono stati bersagliati. Oltre 5mila i messaggi con insulti e minacce di morte postati su Facebook. «Senza la mia famiglia non avrei superato tutto questo odio – dice Alberto -, altri al nostro posto bersagliati da quei messaggi avrebbero anche potuto pensare a dei gesti estremi». «Siamo arrivati a comprendere chi compie forti gesti dopo attacchi simili» gli fa eco Francesco. Ora i due fratelli si faranno portavoce con la politica affinché a livello nazionale vengano adottate delle misure per contrastare l’incitamento all’odio sui social. «Io non ho una pagina Facebook – aggiunge Alberto -, ma ho imparato che il mondo della rete è fuori controllo. Siamo stati massacrati dai social ed è stata calpestata la nostra dignità umana e quella della nostra famiglia».

 

QUELLA NOTTE. «Siamo piombati in una vicenda per noi inimmaginabile. Dopo 18 giorni di silenzio per unirci al dolore di una persona morta, ribadiamo oggi la nostra assoluta innocenza e l’estraneità ai fatti» afferma Alberto. E tornando ai fatti della notte tra il 30 e 31 maggio, quando vennero accusati da alcuni presenti di aver colpito Alessandro Sartor, Alberto dice: «Una storia inventata da un gruppetto di persone che aveva descritto in modo preciso che Francesco avrebbe colpito con un pugno alla nuca una persona. Queste persone hanno cercato di sviare le indagini. Le mani mie e quelle di mio fratello non hanno mai colpito nessuno. E invece siamo stati dipinti come dei mostri. Francesco era stato aggredito da delle persone e per evitare che fosse ulteriormente colpito gli ho detto di lasciare la piazza. E quando Sartor è caduto a terra – ripercorre Alberto -, Francesco non era presente (inizialmente era stato accusato di aver colpito Sartor con un pugno ndr). E non c’è stata alcuna fuga: io sono rimasto lì 30 minuti. Quando è arrivata l’ambulanza ero presente. E in quei 30 minuti nessuno ha mai accusato me o Francesco. Dopo 30 minuti le prime voci contro Francesco. Hanno iniziato a strattonarmi e mi sono chiuso nella mia auto che era parcheggiata vicino alla piazza, quindi un gruppetto di persone ha pure colpito la mia auto».

 

IL CARCERE. Per quattro giorni i fratelli Stella sono rimasti in carcere. «Un’esperienza che per noi è difficile da superare – ammette Alberto -. Per quattro giorni, da venerdì a lunedì, non abbiamo avuto possibilità di parlare con nessuno». «In carcere ti senti svuotato, privato della libertà: quattro giorni che non auguro a nessuno – aggiunge Francesco -. Il nostro unico errore è stato trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliato». Commosso papà Raffaele Stella nel ripercorrere quei giorni e la vicenda. «Un pensiero va alla famiglia Sartor: mai nessun genitore dovrebbe sopravvivere ai propri figli».

 

FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA. La famiglia Stella e il legale rimarcano la loro piena fiducia nella giustizia e nella Procura che «saprà valutare anche i cattivi informatori», cioè coloro che hanno detto di aver visto Francesco Stella colpire con un pugno Alessandro Sartor. Di alcuni accusatori già ci sono i nomi, di altri un identikit. Non solo: «Ci sarà da parte dei Stella un impegno giuridico- sociale affinché l’odio online possa essere contrastato» annuncia l’avvocato Riponti.

 



Claudia Borsoi

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