07 dicembre 2019

Vittorio Veneto

La Chiesa apre alla Lega di Salvini, da Vittorio Veneto: "Neanche gli altri hanno il patentino di perfetti cristiani"

L'editoriale di don Alessio Magoga su L'Azione mostra più di qualche spiraglio per il dialogo

Roberto Silvestrin | commenti |

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La Chiesa apre alla Lega di Salvini, da Vittorio Veneto:

VITTORIO VENETO - Nessuno – nel panorama politico attuale – ha il patentino del “perfetto cristiano”. Il problema non riguarda quindi solo i leghisti: a dirlo è il direttore de L’Azione, don Alessio Magoga.

 

“Si può essere, allo stesso tempo, leghisti e cattolici?”: è la domanda che gli è arrivata da più parti, dopo le polemiche – prima delle elezioni europee – su croci e rosari esposti in campagna elettorale, che avevano scatenato gli attacchi contro Matteo Salvini.

 

“Chi ha posto l’interrogativo si attendeva una risposta negativa. Forse vale la pena allargare lo sguardo. Che dire di altre correnti politiche che hanno concezioni dissonanti con quello che è il magistero della Chiesa in fatto di bioetica su temi riguardanti, ad esempio, l’inizio e la fine della vita? Possono dirsi cattolici anche loro?”, ha scritto don Alessio nel suo ultimo editoriale. Questo non significa che non ci siano, tra pensiero leghista e Vangelo, “delle incoerenze”.

 

Incompatibile era – secondo il direttore – la fede cristiana con la Lega di Bossi. La metamorfosi leghista però ha cambiato le carte in tavola. “È un dato di fatto che una parte dell’elettorato della Lega – di una o dell’altra sensibilità – si definisca cattolico e viva più o meno attivamente dentro alle nostre comunità cristiane (parrocchie, scuole, associazioni…): un cattolicesimo, quello leghista, che non fa mistero di avere delle riserve su alcune insistenze caratteristiche del magistero di papa Francesco”, scrive don Alessio.

 

La domanda allora ritorna: sono compatibili Lega e cattolicesimo? “La risposta va data con circospezione, in relazione ad ognuna delle diverse componenti del mondo leghista, perché non si può fare di ogni erba un fascio”, sostiene il direttore. I motivi di frizione non mancano, certo.

 

L’accoglienza, la questione dei campi rom, le Ong, la legittima difesa, i già citati simboli religiosi ostentati in campagna elettorale, ma anche – scrive don Alessio - “l’appello – percepito come opportunista – alla “famiglia tradizionale”, gli incomprensibili ammiccamenti all’estrema destra, la critica all’Europa e il millantato sovranismo”.

 

Il criterio per dirsi cattolici rimane, comunque, “il confronto con il Vangelo e con il magistero della Chiesa”. Questo non esclude però che ci sia una via breve, e in questo senso don Alessio cita il Vangelo di Giovanni: “Da questo conosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. “Con questo comandamento tutti i cristiani – anche quelli della Lega – devono fare i conti seriamente, se vogliono essere davvero discepoli di Cristo”, conclude il direttore.

 



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