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17 giugno 2019

Esteri

Libia, l'allarme di Conte

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Diventa ogni giorno più pesante il bilancio di morti in Libia. "Il rischio di crisi umanitaria è concreto", ha affermato il premier Giuseppe Conte nella sua informativa al Senato sulla Libia. "Le vittime sono ormai 225, di cui 70 minorenni", dice all'Adnkronos Foad Aodi, fondatore dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e consigliere dell'Omceo di Roma, in contatto continuo con i medici libici.

"Tra le vittime ci sono anche 40 donne morte in seguito a violenza sessuale - prosegue Aodi - e 15 professionisti della sanità". "I feriti sono 1.200, di cui 500 gravi - sottolinea il medico - e gli sfollati 26mila. La situazione negli ospedali continua a peggiorare, manca praticamente tutto. L'acqua è molto sporca e il rischio epidemie è elevatissimo". "Haftar si sta preparando per il colpo finale. Rinnovo l'appello di Amsi e delle Comunità del Mondo arabo in Italia (Co-mai) - conclude Aodi - rilanciando l'ashtag #SalviamolaLibia".

"Forte preoccupazione" per la situazione in Libia è stata espressa da Conte il quale ha sottolineato: "Per quanto riguarda le possibili conseguenze sui flussi migratori verso l'Italia o altro territorio dell'Ue, al momento - al di là delle cifre circolate nei giorni scorsi, anche a fini propagandistici - dalle informazioni in nostro possesso non emerge allo stato un quadro di imminente pericolo".

"Non ci sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare scorciatoie militari ed in ultima analisi il rischio di una nuova guerra civile in Libia", ha aggiunto il premier affermando che "ad oggi gli scontri hanno spinto circa 18.000 persone ad abbandonare le proprie abitazioni e gli sfollati interni sarebbero ancora in rapido aumento". "La situazione di caos e violenza accresce fortemente anche il rischio di una recrudescenza del fenomeno terroristico, del resto ancora ben presente in Libia", ha affermato ancora Conte nell'informativa al Senato. Dal canto suo il ministro dell'Interno Matteo Salvini a 'Porta a Porta' ha affermato che dalla Libia "ci sono dei sicuri terroristi pronti a partire direzione Italia. Chi dice 'porti aperti' fa il male dell'Italia e dell'Europa".

Questa sera alle 21 ora italiana (le 15 ora di New York) è stata organizzata una riunione a porte chiuse del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia, dopo che ieri è stata respinta una bozza emendata della risoluzione che la Gran Bretagna ha iniziato a far circolare lunedì scorso. La presidenza di turno tedesca del Consiglio di Sicurezza ha fatto sapere di aver convocato la riunione per valutare "il percorso da seguire". Secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche al Palazzo di Vetro, la bozza - che chiede il cessate il fuoco immediato e l'accesso umanitario incondizionato alle zone dei combattimenti intorno a Tripoli - è stata respinta dalla Guinea Equatoriale, a nome dei tre Paesi africani (oltre alla Guinea, Costa d'Avorio e Sudafrica) che siedono in Consiglio. Ma anche la Russia ha bocciato il testo, nella parte in cui l'Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar veniva indicato come la forza responsabile dell'attacco contro la capitale. Tiepidi anche gli Stati Uniti.

Dal canto suo il governo di concordia nazionale libico ha annunciato la sospensione di tutti gli accordi bilaterali nel campo della sicurezza tra il ministero degli Interni libico e la controparte francese. E' quanto si legge in una nota firmata dal ministro degli Interni di Tripoli, Fathi Bashagha. La decisione di sospendere gli accordi tra Francia e Libia, prosegue il testo, è una conseguenza dalla posizione del governo francese a sostegno del generale Haftar. La Francia respinge come "completamente infondate" le accuse formulate dal governo di concordia nazionale libico secondo cui Parigi sostiene Haftar. "Le dichiarazioni di Tripoli di sostegno e copertura diplomatica ad Haftar sono completamente infondate", ha dichiarato una fonte del ministero degli esteri francese.

Nel frattempo la procura militare di Tripoli ha spiccato un mandato di cattura per il generale Haftar e suoi sei collaboratori. E' quanto si legge in un comunicato del ministero della Difesa del governo di accordo nazionale di Tripoli. L'accusa nei suoi confronti e di sei suoi ufficiali è quella di aver compiuto raid aerei contro istituzioni civili e quartieri residenziali di Tripoli. Si tratta di una risposta al mandato di arresto spiccato l'11 aprile dall'autoproclamato esercito nazionale libico del generale contro il premier del governo di accordo nazionale Fayez al-Serraj e altri responsabili di Tripoli.

 

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